<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839</id><updated>2012-01-29T21:35:52.678+01:00</updated><category term='AGGIORNAMENTI ONLINE DA NY SULLA 49MA SESSIONE CEDAW'/><category term='CEDAW'/><category term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category term='RELAZIONI'/><category term='RAVENNA 15 GENNAIO 2010'/><category term='femminicidio istituzionale'/><category term='BOLOGNA 14 GENNAIO 2010'/><category term='Raccomandazioni del Comitato per l&apos;applicazione della CEDAW al Governo italiano (2005)'/><category term='49MA SESSIONE'/><category term='ITALIA'/><category term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category term='r'/><category term='INIZIATIVE'/><category term='SEMINARIO DI FORMAZIONE FORENSE'/><category term='RAPPORTO OMBRA'/><category term='GIURISTI DEMOCRATICI'/><category term='COMUNICATI'/><category term='SHADOW REPORT'/><category term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category term='SPECIAL RAPPORTEUR ONU CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE'/><category term='News dal mondo'/><title type='text'>Giuristi Democratici per la CEDAW</title><subtitle type='html'>Il blog dei Giuristi Democratici per l'informazione su ogni forma di discriminazione basata sul genere e per l'implementazione in Italia della CEDAW, la Convenzione ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://gdcedaw.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>64</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-624625436611586610</id><published>2012-01-27T16:48:00.000+01:00</published><updated>2012-01-27T16:48:15.883+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SPECIAL RAPPORTEUR ONU CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GIURISTI DEMOCRATICI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='r'/><title type='text'>L'ONU all'Italia: niente tagli anticrisi sulla pelle delle donne</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;di Luisa Betti&lt;br /&gt;27.01.2012&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Luisa Betti, Antiviolenza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27 gennaio 2012 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza di genere in missione a Roma per esaminare l'inquietante "caso Italia". La questione della violenza domestica e le raccomandazioni al governo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le donne italiane fanno sentire la loro voce: a Roma, Milano, Bologna, Napoli, Catania. Non ce la fanno più a vedersi rappresentate come pin-up col culo per aria, a lavorare di più e guadagnare meno, a sottostare alle prepotenze maschili in casa e fuori casa, a essere considerate delle bambole di carne senza cervello; e hanno dichiarato guerra a chi le discrimina, le violenta, le uccide. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ieri è stata una giornata intensa per queste donne: perché mentre in diverse città si preparavano fiaccolate in ricordo di Stefania Noce, uccisa dall’ex fidanzato a coltellate il 26 dicembre scorso, e di tutte le donne uccise in questi mesi, Rachida Manjoo, esperta indipendente incaricata dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite per il monitoraggio della violenza contro le donne nel mondo, concludeva la sua visita ufficiale nel nostro paese dando ai giornalisti/e presenti ieri alla Sioi (Società italiana per l'organizzazione internazionale di Roma), un'anteprima del rapporto che presenterà a giugno alla 20a sessione del Consiglio dei Diritti Umani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un rapporto che arriva dopo il grande e intenso lavoro della Piattaforma “Lavori in corsa – 30 anni CEDAW”, (Actionaid, Arci, Pangea, Differenza donna, Be Free, Casa internazionale delle donne, Fratelli dell'uomo, Giuristi democratici e Le9) che a luglio ha presentato alle Nazioni Unite a New York il suo “Rapporto ombra” sulla situazione delle donne italiane. Una settimana fa la Piattaforma ha presentato il Rapporto ombra anche a Montecitorio, grazie all’on. Rosa Calipari, portando a Roma Violeta Neubauer, rappresentante Cedaw (Comitato Onu che vigila sull’applicazione della Convenzione internazionale per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne), che ha bacchettato a dovere le istituzioni italiane per la loro inadempienza e il forte ritardo nel rispetto della Convenzione Internazionale ratificata dall’Italia 27 anni fa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un lavoro, quello della Piattaforma, fatto da donne italiane che si sono indebitate per far conoscere la nostra situazione e che per la visita di Rashida Manjoo si sono mobilitate, insieme a tutte le associazioni, per far vedere alla relatrice dell’Onu la nostra realtà. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La cosa importante infatti non sono tanto i dati, che più o meno conoscevamo, riguardo la violenza, quanto la portata dell’evento: è la prima volta che una inviata speciale dell’Onu sulla violenza di genere si è dedicata alla situazione italiana, esaminandone gli aspetti più inquietanti e dialogando con le istituzioni, per portare poi il caso al Congresso sui diritti umani di giugno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rashida Manjoo si è soffermata su diversi punti, primo tra tutti la violenza domestica che si rivela come “la forma di violenza più pervasiva che continua a colpire le donne italiane”, cioè la più diffusa e la più capillare, presente tra il 70 e l’87% dei casi (i dati non sono mai precisi perché i dati ufficiali, quando ci sono, non coincidono quasi mai con quelli delle associazioni che lavorano sul territorio), in cui le donne “non denunciano e non segnalano” sia perché sono all’interno di un “contesto culturale patriarcale incentrato sulla famiglia” con forte dipendenza economica della donna, sia perché la percezione riguardo alle istituzioni non è quella di uno Stato che protegge le donne, ma al contrario le espone in “un quadro giuridico frammentario con inadeguatezza delle indagini, delle sanzioni e del risarcimento alle vittime, fattori che contribuiscono al muro di silenzio e di invisibilità che circonda questo tema”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Sulla violenza domestica – continua Manjoo – è doverosa una sensibilizzazione forte perché questa violenza non viene ancora percepita come un reato e un danno, e viene troppe volte considerata normale all’interno della famiglia. Una cosa che avviene sia nei nuclei italiani che tra le minoranze presenti nel paese e in entrambi i casi le donne non si sentono tutelate né all’interno delle mura domestiche né dallo Stato, in un contesto culturale in cui spesso non si rendono conto di quello che succede perché non ne hanno piena consapevolezza”. Una violenza che anche agli occhi della relatrice dell’Onu non è slegata dal resto perché, afferma, “se nella società e nei media la donna viene rappresentata in maniera riduttiva e viene considerata esclusivamente come oggetto sessuale e come madre, si crea un terreno fertile per discriminazione e violenza di genere”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma cosa fa il nostro governo rispetto a un quadro così chiaro? Rashida Manjoo, durante la conferenza stampa, è rimasta sorpresa di alcuni fatti: il primo, di non aver incontrato donne provenienti dal Nord Africa nei Cie: “Che fine hanno fatto tutte le donne che sono sbarcate in Italia? Alcune le ho incontrate ai centri antiviolenza, altre in carcere, e il resto?”; secondo, di aver appreso che da noi c’è una nuova legge, passata alla Camera ma ancora in sospeso, per cui i bambini possono stare in carcere con le mamme non più fino ai tre ma fino ai sei anni: “Non mi sembra una buona idea, i bambini devono vivere in una casa e andare a scuola, perché non si applicano pene alternative come la detenzione domiciliare?”. Perplessità legittime in un paese civile. Ma l’Italia è civile? Perché in un paese in cui viene ormai uccisa una donna ogni due giorni per motivi di genere (cioè in quanto donna) e per la maggior parte per mano di un partner o di un ex, non c’è un piano efficace di sostegno ai centri antiviolenza, dato che la maggior parte di questi femmicidi si consuma in famiglia ed è preceduta da ripetuti episodi di violenza domestica?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Nei centri antiviolenza che ho visitato – chiarisce la relatrice speciale dell’Onu - c’è tutto quello che occorre a una donna che subisce violenza: sostegno psicologico, assistenza legale specializzata, accudimento delle donne e dei bambini che sono presenti. Ma il problema è che queste associazioni non sono finanziate in maniera costante soprattutto dagli enti locali e molto lavoro viene fatto a livello volontario. Una situazione che io stessa ho sottolineato al governo italiano perché se la forte competenza di questi centri non viene sostenuta economicamente, tutto il patrimonio di questo lavoro che si è accumulato negli anni rischia di andare perso”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La piattaforma, insieme all’Associazione nazionale Dire (Donne in rete contro la violenza) ha promosso oggi, a ridosso dela conferenza, un messaggio in cui si chiede alle istituzioni, oltre alla ratifica della Convenzione Europea per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne di Istanbul (vergognoso che l’Italia non l’abbia ancora almeno firmata) e all’applicazione reale della Convenzione internazionale per l'eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne, anche il varo di “una legge che definisca la violenza di genere in tutte le sue forme prendendo atto delle raccomandazioni Cedaw al governo italiano” e “un impegno particolare nell’applicazione della Convenzione internazionale, che coinvolga gli enti locali che dovranno mantenere un costante sostegno economico ai centri antiviolenza italiani”. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il messaggio al governo italiano sulla “questione femminile” è stato quindi, in questi giorni, chiaro e netto da più parti, e nel caso ci fosse qualche dubbio la stessa relatrice speciale ha precisato che “l’attuale situazione politica ed economica dell'Italia non può essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione e risorse dedicate alla lotta contro tutte le manifestazioni della violenza su donne e bambine in questo Paese. Le sfide sono ancora tante, e tra queste la piena ed effettiva partecipazione delle donne al lavoro e alla sfera politica”. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-624625436611586610?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=17503:lonu-allitalia-qniente-tagli-anti-crisi-sulla-pelle-delle-donneq&amp;catid=205&amp;Itemid=0' title='L&apos;ONU all&apos;Italia: niente tagli anticrisi sulla pelle delle donne'/><link rel='enclosure' type='' href='http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6356/' length='0'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/624625436611586610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/624625436611586610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/lonu-allitalia-niente-tagli-anticrisi.html' title='L&apos;ONU all&apos;Italia: niente tagli anticrisi sulla pelle delle donne'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4214939666720203284</id><published>2012-01-26T17:01:00.001+01:00</published><updated>2012-01-26T17:01:58.873+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SPECIAL RAPPORTEUR ONU CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE'/><title type='text'>Oggi conferenza stampa conclusiva della visita ufficiale in Italia della Relatrice Speciale ONU contro la violenza sulle donne Rashida Manjoo</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(ANSA)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La violenza sulle donne "resta un problema in Italia": l'accusa giunge oggi dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, al termine di una missione conoscitiva, la prima di questo tipo in Italia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'inviata dell'Onu ha puntato il dito sulla violenza e la situazione carceraria, e ha esortato a non utilizzare la crisi economica del Paese come alibi per il calo di risorse a attenzione su questo grande problema.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Con dati statistici che vanno dal 70% all'87% - ha detto - la violenza domestica risulta essere la forma di violenza piu' pervasiva che continua a colpire le donne in tutto il Paese". &lt;u&gt;Le vittime di omicidio da parte di partner o ex partner, ha detto, sono passate da 101 nel 2006 a 127 nel 2010, e gran parte delle violenze non viene denunciato, a causa del "contesto patriarcale e incentrato sulla famiglia" in cui la donna vive ancora in Italia&lt;/u&gt;. &lt;strong&gt;La violenza domestica, inoltre, non viene sempre percepita come reato&lt;/strong&gt;. &lt;u&gt;Per di piu', "un quadro giuridico frammentario e l'inadeguatezza delle indagini, delle sanzioni e del risarcimento alle vittime sono fattori che contribuiscono al muro di silenzio e di invisibilita' che circonda questo tema"&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto ai penitenziari, la relatrice dell'Onu ha riferito di essere stata informata sulle difficolta' di accesso allo studio e al lavoro, "riconducibili alla mancanza di risorse e alle pratiche discriminatorie da parte del personale delle strutture carcerarie" e della "disparita' di trattamento da parte di alcuni giudici di sorveglianza nel riesame delle sentenze per la scarcerazione anticipata delle detenute che soddisfano i requisiti per le misure alternative al carcere". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre, "i problemi che affrontano le detenute con figli minori all'interno e fuori dal carcere dovrebbero essere presi in esame e, ove possibile, occorre valutare eventuali pene alternative". Manjoo si e' detta contraria alla possibilita' di far restare con le mamme in carcere i figli fino a 6 anni (ora e' fino a tre): "so che se ne sta discutendo in Italia ma non e' una buona idea, invito a riflettere bene su questo punto".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Manjoo ha applaudito alle azioni intraprese di recente come la legge sullo stalking, i piani d'azione nazionali sulla violenza contro le donne e il Piano nazionale per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro. Tuttavia, ha aggiunto, "le sfide sono ancora tante" e tra queste "la piena ed effettiva partecipazione delle donne al lavoro e alla sfera politica". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Il quadro politico e giuridico frammentario e la limitatezza delle risorse finanziarie per contrastare la violenza sulle donne, infatti - ha detto - ostacolano un'efficace ottemperanza dell'Italia ai suoi obblighi internazionali".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;"L'attuale situazione politica ed economica dell'Italia non puo' essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione e risorse dedicate alla lotta contro tutte le manifestazioni della violenza su donne e bambine in questo Paese"&lt;/strong&gt; ha concluso, invitando "tutte le parti coinvolte ad assumersi la responsabilita' di promuovere i diritti umani per tutti e a far si' che la violenza contro le donne rimanga tra le priorita' dell'agenda nazionale". (ANSA).&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4214939666720203284?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4214939666720203284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4214939666720203284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/oggi-conferenza-stampa-conclusiva-della.html' title='Oggi conferenza stampa conclusiva della visita ufficiale in Italia della Relatrice Speciale ONU contro la violenza sulle donne Rashida Manjoo'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6823436559535280988</id><published>2012-01-19T23:15:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T23:15:40.996+01:00</updated><title type='text'>Donne in retromarcia: il rapporto ombra Cedaw</title><content type='html'>&lt;iframe height="344" src="http://www.youtube.com/embed/2wLwJB-H9hI?fs=1" frameborder="0" width="459" allowfullscreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6823436559535280988?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.youtube.com/watch?v=2wLwJB-H9hI' title='Donne in retromarcia: il rapporto ombra Cedaw'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6823436559535280988'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6823436559535280988'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/donne-in-retromarcia-il-rapporto-ombra.html' title='Donne in retromarcia: il rapporto ombra Cedaw'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/2wLwJB-H9hI/default.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-8543381303734535642</id><published>2012-01-19T23:07:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T23:07:17.458+01:00</updated><title type='text'>GABBIA DI SGUARDI Intervento di Barbara Spinelli</title><content type='html'>&lt;iframe height="344" src="http://www.youtube.com/embed/6gvIWvEW99g?fs=1" frameborder="0" width="459" allowfullscreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-8543381303734535642?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8543381303734535642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8543381303734535642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/gabbia-di-sguardi-intervento-di-barbara.html' title='GABBIA DI SGUARDI Intervento di Barbara Spinelli'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/6gvIWvEW99g/default.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-3504450331433876418</id><published>2012-01-19T12:18:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T12:18:04.218+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='femminicidio istituzionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Violenza sulle donne, femminicidio in aumento in Italia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;“Rapporto Ombra”. La violenza maschile prima causa di morte per le donne in Ue e nel mondo. Più 6,7% nel 2010 rispetto al 2009: 127 donne uccise in un anno, per 114 l’assassino è un familiare. Calipari (Pd): "Allentare la morsa discriminatoria. Piano nazionale antiviolenza, legge su dimissioni in bianco e cambiare la legge elettorale"&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Redattore&amp;nbsp; Sociale&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.partitodemocratico.it/doc/229266/violenza-sulle-donne-casi-di-femminicidio-in-aumento-in-italia.htm"&gt;http://www.partitodemocratico.it/doc/229266/violenza-sulle-donne-casi-di-femminicidio-in-aumento-in-italia.htm&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ROMA – La violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte per le donne in tutta Europa e nel mondo. Nel nostro continente ogni giorno 7 donne vengono uccise dai propri partner o ex partner. In Italia solo nel 2010 i casi di femminicidio sono stati 127: il 6,7% in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 114 sono state uccise da membri della famiglia. In particolare, 68 sono state uccise dal partner e 29 dall’ex partner. Dunque, in più della metà dei casi il femmicidio è stato commesso nell’ambito di una relazione sentimentale, in corso o appena terminata, per mano del coniuge, convivente, fidanzato o ex. La maggior parte delle vittime è italiana (78%), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79%). Solo una minima parte di questi delitti è avvenuta per mano di sconosciuti. Nella restante parte dei casi è avvenuto per mano di un altro parente della vittima o comunque di persona conosciuta. E’ uno degli aspetti più delicati su cui si concentra il “Rapporto Ombra” della società civile sulla condizione delle donne in Italia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“I media spesso presentano i casi di femmicidio come frutto di delitti passionali, di un’azione improvvisa ed imprevedibile di uomini vittime di raptus e follia omicida – si legge nel rapporto - In realtà questi sono l’epilogo di un crescendo di violenza a senso unico e generalmente sono causati da un’incapacità di accettare le separazioni, da gelosie, da un sentimento di orgoglio ferito, dalla volontà di vendetta e punizione nei confronti di una donna che ha trasgredito a un modello comportamentale tradizionale”. Un ruolo che in Italia è ancora relegato a quello di madre e moglie, oppure di oggetto del desiderio sessuale. Secondo il rapporto, nel momento in cui la donna italiana cerca di uscire da questi schemi, nasce il rifiuto del partner maschile alla sua emancipazione “che si trasforma in forme di controllo economico, di violenza psicologica, di violenza fisica, e che può arrivare fino all’uccisione della donna”, secondo gli autori del rapporto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A influire negativamente in termini legislativi son anche i tempi troppo lenti per ottenere il divorzio in un paese come il nostro. Devono trascorrere tre anni dalla prima udienza di richiesta di separazione per poter richiedere il divorzio. In questo lasso di tempo si intensificano gli atti di violenza. Spesso l’ex marito non si rassegna all’allontanamento dell’ex moglie e mette in atto “atteggiamenti persecutori e di controllo con un uso della forza nei confronti della donna e che possono portare sino all’omicidio della stessa”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Italia manca un’unica definizione legislativa delle discriminazioni di genere, che rispecchi quella già presente delle direttive europee. La bocciatura in Parlamento della legge contro l’omofobia ha lasciato un vuoto legislativo ancora aperto. “Se fosse stata approvata una legge di tutela dalle discriminazioni e dalla violenza indipendentemente dal genere di appartenenza e dalla propria scelta sessuale – si legge ancora nel rapporto - sicuramente si sarebbero potuti prevenire molti casi di aggressioni contro gay, lesbiche, transessuali e intersessuali che si sono verificati negli ultimi anni”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sullo stereotipo nei confronti della donna come forma di discriminazione, arriva il mea culpa dell’onorevole Benedetto Della Vedova (Fli) che ha partecipato al dibattito nella sala Mappamondo sul rapporto Onu Cedaw. “Credo che la classe politica abbia le sue responsabilità – ha detto – è bene che in Italia nei prossimi 10 anni si subisca un po’ di ‘politically correct’ perché abbiamo debordato oltre i limiti fisiologici”. Secondo l’onorevole Rosa Villecco Calipari (Pd), “bisogna allentare la morsa discriminatoria che è strutturale in questo paese”. E da Calipari arrivano alcune proposte immediate per migliorare la situazione delle donne in Italia, a partire dalle considerazioni contenute nel rapporto presentato. In primis ripristinare le norme contro le dimissioni in bianco. “ Mi auguro che il ministro Fornero possa al più presto possan cominciare a mettere in piedi alcune misure, tra cui sulla norma delle dimissioni in bianco – ha detto la deputata del Pd - Ripristinare ciò che è stato cancellato nel 2008 incide profondamente perché consente atti ricattatori delle donne sul lavoro in uno dei momenti più delicati della loro vita: cioè la maternità. Tanto più che oggi siamo una larga parte politica a sostenere questo governo e che le norme sulle dimissioni in bianco sono state già calendarizzate in commissione lavoro”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’altra proposta di Calipari è di creare “un piano nazionale antiviolenza”. “C’è il problema dei centri antiviolenza che avevano subito pesantissimi tagli e il cui piano di finanziamento è una tantum, vale per un anno, un anno e mezzo. Abbiamo una situazione a macchia di leopardo, ci sono regioni e regioni. La deregulation ha aumentato la differenziazione sul territorio – ha continuato - I centri antiviolenza sostengono da 20 anni le donne che subiscono violenza in questo paese, e andrebbero valorizzati con una raccolta di dati statistici perché ci consentono di vedere la realtà”. Poi, partendo dalla considerazione che la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni è il femminicidio, Calipari chiede un piano nazionale antiviolenza. “Serve una strategia coordinata – ha detto - Gli stereotipi sono legati alla violenza, se creo un’immagine di oggetto sessuale, è difficile che poi la violenza non venga perpetrata su questa persona. Condivido l’istituzione di un’autorità indipendente per i diritti umani, ed è il momento di affrontare la questione delle donne nella discussione sulla legge elettorale, questo è il momento di rivedere i meccanismi. Devono esserci sanzioni e inammissibilità per i consigli regionali che non hanno eletto una sola donna al loro interno”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Su questo tema, Barbara Saltamartini (Pdl) ha sottolineato che in commissione Affari Costituzionali è in discussione una proposta di legge sui consigli elettivi enti locali, anche se non sono previste grosse sanzioni Saltamartini ha commentato che “l’aula i grandi sogni te li ammazza, va fatta una mediazione”. Secondo la deputata del Pdl, “la maggior parte delle violenze avviene dentro casa, vuol dire che c’è un problema culturale da combattere. Bisogna coinvolgere i colleghi parlamentari uomini, più loro che noi, sennò questa battaglia non la vinciamo”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Cedaw all’Italia: “Lacuna immensa fra la normativa e la sua applicazione” . Il 2012 si apre alla Camera dei Deputati all’insegna dei diritti delle donne. Un tema sensibile per l’Italia in questo momento, tanto che arriva una “tirata d’orecchie” dal comitato Cedaw che verifica il rispetto della Convenzione Onu contro le discriminazioni nei confronti delle donne. E un piccato botta e risposta tra il membro del Comitato internazionale, Violeta Neubauer e Alessandra Servidori, consigliera nazionale di Parità. Il tutto avviene nella sala Mappamondo gremita da tantissime donne, alla presentazione del “Rapporto Ombra” della società civile e delle raccomandazioni del comitato Cedaw 2011 L’evento è stato organizzato da Fondazione Pangea Onlus per la piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni Cedaw”. Il dibattito, moderato dalla giornalista Tiziana Ferrario, è stato diviso in due momenti con gli interventi della società civile e del Comitato Cedaw e poi con la presenza di alcuni parlamentari. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Per quanto riguarda le raccomandazioni, ci sono quelle contro la violenza sulle donne – ha detto la giornalista Ferrario - si chiede che siano ripristinati i fondi ai centri antiviolenza perché dal rapporto emerge che sono stati tagliati. Il tasso di disoccupazione è alto e sono le donne a essere le più colpite, anche dal lavoro precario. Un’altra raccomandazione è di promuovere l’equa condivisione degli impegni familiari tra uomo e donna per assicurare la conciliazione vita- lavoro anche in quelle regioni con meno servizi sociali come gli asili nido e si tocca il tema delle dimissioni in bianco, perché la violenza passa anche dalla dipendenza economica delle donne, poter garantire un’uscita dal precariato alle donne significa offrire strumenti in più. Una delle raccomandazioni è l’elaborazione di una strategia di lungo termine per combattere gli stereotipi e di programmi scolastici contro le discriminazioni”. Su questi appunti del comitato rappresentato dalla Neubauer, la consigliera nazionale di Parità Salvadori ha voluto ribattere. In particolare sull’accusa che “finora l’opinione pubblica italiana non è stata informata sulla Cedaw perché non sono mai stati tradotti e divulgati i rapporti periodici dello Stato Italiano al comitato Cedaw né le raccomandazioni fatte dal comitato” .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Abbiamo tradotto tutti gli atti, è bene che queste cose siano conosciute – ha contestato Alessandra Servidori - Abbiamo lavorato molto, è un problema che non ci sia comunicazione. È stato fatto un piano nazionale Italia 2020 all’interno degli istituti scolastici su questi temi, sul testo unico 81 quello sulla prevenzione e la sicurezza delle donne sui luoghi di lavoro. Stiamo lavorando anche sulla cosiddetta Legge Brunetta. Mi dispiace che il nostro lavoro non sia stato riconosciuto”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo il suo intervento, Violeta Neubauer ha chiesto la parola: “Vorrei dire chiaramente che ancora non so dove posso trovare i documenti tradotti dall’Italia”, ha esordito. Infatti non è chiaro su quale sito governativo sarebbero stati pubblicati e consultabili. “Non è che non l’ho trovato perché non so usare la lingua italiana – ha continuato il membro del comitato Cedaw, intercalando l’italiano all’inglese - Lascio a voi la considerazione su quella che è la realtà dei fatti. Non è vero che il comitato non ha preso atto dell’immensa mole di lavoro fatta dalle autorità italiane nel migliorare ma è anche vero che molti interrogativi non sono stati affrontati in modo preciso e adeguato. Si è risposto genericamente, ripetendo pedissequamente quelle che erano le raccomandazioni del comitato Cedaw. Tutte le domande e le risposte della delegazione italiana sono sul nostro sito. Pertanto se è vero che nessun governo è contento di ricevere osservazioni critiche, il comitato non è lì per blandire i governi ma per mettersi al servizio delle donne che devono essere protette a pieno. Il comitato non è soddisfatto dell’applicazione della convenzione, rimane una lacuna immensa esistente fra la normativa e la non applicazione di queste leggi in Italia. Le donne non sono un problema. Le donne sono la soluzione”. All’iniziativa hanno partecipato anche Simona Lanzoni di Fondazione Pangea Onlus, Barbara Spinelli di Giuristi democratici, Rossana Sacricabarozzi di ActionAid Italia e Concetta Carrano di “Donne in rete contro la violenza”. (Redattore Sociale) &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-3504450331433876418?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.partitodemocratico.it/doc/229266/violenza-sulle-donne-casi-di-femminicidio-in-aumento-in-italia.htm' title='Violenza sulle donne, femminicidio in aumento in Italia'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/3504450331433876418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/3504450331433876418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/violenza-sulle-donne-femminicidio-in.html' title='Violenza sulle donne, femminicidio in aumento in Italia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-1731460705064061487</id><published>2012-01-19T12:12:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T12:12:14.541+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='femminicidio istituzionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Sotto esame l'ONU. L'Italia che uccide le donne</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;127 donne uccise per motivi di genere nel 2011 in Italia, con un picco tremendo in dicembre. Un rapporto su questa piaga alla base delle "raccomandazioni" dell'Onu al nostro Paese. Se ne discute oggi a Montecitorio&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Luisa Betti - 17.01.2012&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Manifesto&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 2011 si è chiuso, per gli italiani e le italiane, con il sangue delle 127 donne uccise per motivi di genere, cioè in quanto donne, con un picco che ha visto durante le vacanze tra Natale e Capodanno un lungo elenco di nomi femminili in cronaca nera: Stefania Noce, 24 anni, morta accoltellata dall’ex fidanzato sul balcone di casa sua; Daniela Bertolazzi, 60 anni, uccisa in camera da letto dal suo convivente a martellate sulla testa; Silvia Elena Minastireanu, romena di 20 anni, uccisa il 23 dicembre a casa sua, strangolata da Luca D'Alessandro, 18 anni; Rosa Allegretti, prostituta uccisa da Costabile Piccirillo, giardiniere di Agropoli, trovata seppellita con mani e piedi legati, colpita con un bastone e con in bocca con un fazzoletto e nastro isolante; Mariya Alferenok, ucraina di 53 anni e da dieci anni a Melfi, uccisa a calci e pugni dal convivente, ritrovata col volto tumefatto a casa sua. Un elenco che con l’inizio del nuovo anno ha continuato con un trend in salita con la morte di quasi una donna al giorno, uccise da mariti, conviventi, ex partner: 12 donne finora, tra cui Enza Cappuccio, 33 anni, cieca, madre di 6 figli, arrivata all’ospedale Cardarelli di Napoli accompagnata dal marito, dal cognato e da un amico, ormai senza vita ma con segni evidenti di contusioni e probabile strangolamento, nonché in una condizione fisica di evidente denutrizione; Rosetta Trovato, 38anni, uccisa dal marito, strangolata davanti alla figlioletta; e Stefania Mighali, 40 anni, uccisa a coltellate dal marito, che dopo il femicidio ha appiccato il fuoco alla casa sterminando la famiglia e gettandosi poi dal balcone. Un quadro agghiacciante che spiega con i fatti quanto l’Italia abbia bisogno di cambiare in profondità il suo modo di trattare le donne. Ma il femicidio, estrema conseguenza della violenza contro le donne, non è un problema nuovo ed è stato anche ampiamente affrontato nel “Rapporto Ombra”, redatto dalle associazioni e dalle Ong italiane – sulla situazione delle italiane nel lavoro, il welfare, la politica, gli stereotipi, fino appunto alla violenza – che dopo essere stato presentato a New York in luglio, alle Nazioni Unite (Cedaw), stamattina sarà al centro della discussione che si tiene alla Sala Mappamondo della Camera (piazza Montecitorio 1), con interventi di tutte le parti riunite nella Piattaforma “Lavori in corsa - 30 anni CEDAW” - Simona Lanzoni di Pangea, Barbara Spinelli di Giuristi democratici, Rossana Scaricabarozzi di ActionAid e Titti Carrano di D.i.re (Donne In Rete contro la violenza) - con un intevernto di Violeta Neubauer, membro del Comitato CEDAW, e le rappresentanze politiche invitate dalla On. Rosa Maria Villecco Calipari, che coordina il convegno moderato dalla giornalista Tiziana Ferrario, e con le conclusioni della ministra del Lavoro, con delega alle Pari Opportunità, Elsa Fornero. Un’occasione unica per capire come è possibile che l’Italia si sia ridotta in queste condizioni. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Nel Rapporto Ombra – dice l’avvocata Titti Carrano che ha partecipato alla stesura per la parte che riguarda la violenza sulle donne nel testo presentato alle Nazioni Unite – è scritto chiaramente che nel monitoraggio che fanno le associazioni che si occupano di questo problema, emerge l’assoluta inadeguatezza dell’Italia su diversi fronti: non esiste ancora una legge sulla violenza di genere che comprenda, oltre alla violenza sessuale, tutte le forme di violenza che una donna può subire; l’insufficienza delle strutture dei centri antiviolenza che non hanno garanzie di finanziamento costante da parte degli enti locali e che quindi non riescono a garantire la copertura e la domanda del territorio; la mancanza allarmante di un’osservatorio nazionale su quello che è la violenza in Italia e quindi una carenza di dati ufficiali attendibili, in quanto sempre disgregati, o perché a livello territoriale o perché senza un osservatorio di genere; e infine la gravissima cecità rispetto alla violenza assistita dai minori nell’ambito domestico, dove si consuma una violenza reiterata nel tempo e quindi doppiamente traumatica”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nelle Raccomandazioni del Comitato Cedaw al Governo italiano, fatte a seguito della presentazione del “Rapporto Ombra” redatto, ricordiamolo, dalle associazioni e non dal nostro governo - che non si è sentito in “dovere” di fare un’analisi e un quadro della situazione disastrosa della donna in Italia pur avendo ratificato la Convenzione nel 1985 – si intuisce chiaramente la possibilità che ci sia una resposabilità delle istituzioni italiane non solo per quanto riguarda la discriminazione di genere nella politica, nel lavoro, nel perdurare degli stereotipi maschilisti, ma anche per quel che riguarda la crescita del femicido, in quanto si legge che il Comitato si dichiara “preoccupato per l’elevato numero di donne uccise da partner ed ex partner che può indicare un fallimento delle autorità dello Stato nel proteggere adeguatamente le donne vittime dei loro partner o ex partner”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un’affermazione che richiama alla mente le tante separazioni che si concludono con violenze fisiche o psicologiche, con stalking e minacce, o appunto con la soppressione fisica della donna, con un atto di violenza estrema, che alcuni giornali continuano a chiamare: “delitto passionale” o “raptus di un folle”. Una tragedia ormai inarrestabile di cui sono responsabili quindi anche quelle autorità che omettono di applicare norme di allontanamento di ex partner pericolosi, o che non distinguono la conflittualità di coppia dalla violenza vera e propria, e che “si dimenticano” di dare protezione appunto alla potenziale vittima, compresi i minori nel caso siano presenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad analizzare in profondità questo bel panorama da horror all’italiana, sarà in questi giorni, Rashida Manjoo, esperta indipendente incaricata dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il monitoraggio della violenza contro le donne nel mondo, che, in visita nel nostro paese, ha spiegato come “questa missione mi offre un'occasione unica per discutere e relazionare sull'impatto delle politiche e dei programmi adottati in Italia per combattere il problema”. Manjo, docente al Dipartimento di Legislazione Pubblica dell’Università di Cape Town, è stata nominata Relatore speciale sulla violenza contro le donne, nel giugno 2009 dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per un periodo iniziale di tre anni, e come relatore speciale è indipendente da qualsiasi governo o organizzazione. In quanto relatore speciale sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo analizzerà le cause e le conseguenze del fenomeno, investigando su tutte le forme di violenza: da quella domestica, alla violenza perpetrata o tollerata dallo Stato, la violenza in ambito transnazionale, la violenza contro i rifugiati, richiedenti asilo e le donne migranti, e alla fine della sua visita, il 26 gennaio, illustrerà durante una conferenza stampa, presso la Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (SIOI), i primi risultati del rapporto che sarà illustrato, con le raccomandazioni, nella ventesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani nel giugno 2012. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-1731460705064061487?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6271/' title='Sotto esame l&apos;ONU. L&apos;Italia che uccide le donne'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1731460705064061487'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1731460705064061487'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/sotto-esame-lonu-litalia-che-uccide-le.html' title='Sotto esame l&apos;ONU. L&apos;Italia che uccide le donne'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4358025282734248346</id><published>2012-01-19T12:07:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T12:08:30.292+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>L’Onu avverte l’Italia, nel Bel Paese le donne sono lontane dalla parità | Diritto di critica</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;a href="http://www.dirittodicritica.com/2012/01/19/onu-italia-pari-opportunita-33336/#.Txf5UnpnbZ0.blogger"&gt;L’Onu avverte l’Italia, nel Bel Paese le donne sono lontane dalla parità Diritto di critica&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Presentate in Parlamento le valutazioni sulla condizione femminile italiana. Il Comitato che vigila sulla Convenzione internazionale Cedaw ammonisce il nostro Paese, è ora di cambiare passo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.dirittodicritica.com/2012/01/19/onu-italia-pari-opportunita-33336/donna-lavoro/" rel="attachment wp-att-33373"&gt;&lt;/a&gt;Le donne in Italia vivono ancora troppe discriminazioni e situazioni di violenza. È l’allarme lanciato dal Comitato Cedaw, l’organismo dell’Onu per il riconoscimento e la difesa dei diritti delle donne che ha presentato alla Camera dei deputati le valutazioni sul rapporto “ombra”, relazione che fotografa il benessere delle donne e si affianca all’ufficiale rapporto redatto dal governo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grazie all’apporto di numerose Ong specializzate del settore (per esempio Fondazione Pangea, Actionaid, Associazione Differenza Donna,&amp;nbsp;Giuristi Democratici&amp;nbsp;e altre), infatti, i rilevatori del Comitato, dopo sei mesi di lavoro, hanno avuto ben chiaro il quadro della situazione femminile italiana, e invitano ora il nostro Paese a ratificare quanto prima la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne, firmato da dieci Paesi Europei lo scorso maggio a Instanbul.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’appello più accorato arriva da Violeta Neubauer, membro del Comitato Onu incaricato di vigilare sull’applicazione della convenzione internazionale Cedaw, convenzione nata all’Assemblea Onu nel lontano 1979, e da noi firmata nel 1985: «L’Italia deve fare molto di più – spiega – c’è uno scarto tra la legge e la sua esecuzione che va colmato, le donne non devono essere il problema, ma la soluzione per un Paese».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I dati parlano chiaro: rispetto alla normativa guida che le Nazioni del mondo dovrebbero seguire, in Italia persistono stereotipi e discriminazioni nel welfare, nei diritti sessuali e sulla salute riproduttiva, e gravi patologie sociali come la tratta, la prostituzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo il passaggio chiave del rapporto: «Il Comitato è preoccupato per la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale e per gli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società. Tali luoghi comuni, contenuti anche nelle dichiarazioni pubbliche rese dai politici, minano la condizione sociale della donna, come emerge dalla posizione svantaggiata in diversi settori». Ci vengono in mente la cupa situazione del mercato del lavoro, l’accesso alla vita politica e alle cariche decisionali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Basta qualche cifra per rendersi conto: la pensione delle donne è in media più bassa del 30,5% rispetto a quella degli uomini, e le libere professioniste non godono di minime tutele in materia di maternità e di cura dei figli. In Parlamento il contributo femminile è appena il 20%, una delle percentuali più basse in Europa e nel mondo. Stessa situazione nelle Università, dove le donne laureate sono in maggioranza (58%), ma la percentuale di ricercatrici cade al 40%, e quella delle professoresse ordinarie è al 12%.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Italia non si investe in rosa, quindi, ma si continua a raffigurare la donna, vedi la televisione o le pubblicità, come un corpo, un oggetto sessuale, o al massimo una brava mamma di famiglia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La donna non è solo penalizzata, ma resa anche vittima della violenza maschile. Violenza inaudita verso donne e bambine, che rappresenta la prima causa di morte in Italia per l’universo femminile che va dai 15 ai 44 anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Comitato Cedaw ha chiesto all’Italia di cambiare registro e attenersi alla convenzione mondiale, riferendo dei progressi raggiunti ogni due anni, e non più quattro come si era fatto finora. Tra le raccomandazioni anche quelle di seguire appositi codici di condotta e fornire maggiore assistenza in termini sanitari, logistici e psicologici a quelle donne che decidono di scappare dalla violenza o denunciare abusi e soprusi.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4358025282734248346?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.dirittodicritica.com/2012/01/19/onu-italia-pari-opportunita-33336/#.Txf5UnpnbZ0.blogger' title='L’Onu avverte l’Italia, nel Bel Paese le donne sono lontane dalla parità | Diritto di critica'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4358025282734248346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4358025282734248346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/lonu-avverte-litalia-nel-bel-paese-le.html' title='L’Onu avverte l’Italia, nel Bel Paese le donne sono lontane dalla parità | Diritto di critica'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-559605665073180689</id><published>2012-01-19T12:05:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T12:05:50.854+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>DONNE: CALIPARI (PD), LEGGE ELETTORALE E DIMISSIONI IN BIANCO SUBITO INTERVENTI - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;a href="http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20120117-donne-calipari-pd-legge-elettorale-e-dimissioni-in-bianco-subito-interventi#.Txf49YevR2o.blogger"&gt;DONNE: CALIPARI (PD), LEGGE ELETTORALE E DIMISSIONI IN BIANCO SUBITO INTERVENTI - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l'informazione politica ed economica&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-559605665073180689?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20120117-donne-calipari-pd-legge-elettorale-e-dimissioni-in-bianco-subito-interventi#.Txf49YevR2o.blogger' title='DONNE: CALIPARI (PD), LEGGE ELETTORALE E DIMISSIONI IN BIANCO SUBITO INTERVENTI - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l&apos;informazione politica ed economica'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/559605665073180689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/559605665073180689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/donne-calipari-pd-legge-elettorale-e.html' title='DONNE: CALIPARI (PD), LEGGE ELETTORALE E DIMISSIONI IN BIANCO SUBITO INTERVENTI - AgenParl - Agenzia Parlamentare per l&apos;informazione politica ed economica'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6529790104068445082</id><published>2012-01-19T11:55:00.002+01:00</published><updated>2012-01-19T11:57:11.932+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Violenza maschile, in aumento in Europa e nel mondo</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.improntalaquila.org/2012/01/17/articolo33181/"&gt;http://www.improntalaquila.org/2012/01/17/articolo33181/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni giorno 7 donne vengono uccise dai propri partner o ex partner, la violenza maschile sulle donne è la prima causa di morte per le donne nel nostro continente. In Italia solo nel 2010 i casi di femminicidio sono stati 127: il 6,7% in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 114 sono state uccise da membri della famiglia. In particolare, 68 sono state uccise dal partner e 29 dall’ex partner. Dunque, in più della metà dei casi il femmicidio è stato commesso nell’ambito di una relazione sentimentale, in corso o appena terminata, per mano del coniuge, convivente, fidanzato o ex. La maggior parte delle vittime è italiana (78%), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79%). Solo una minima parte di questi delitti è avvenuta per mano di sconosciuti. Nella restante parte dei casi è avvenuto per mano di un altro parente della vittima o comunque di persona conosciuta. E’ uno degli aspetti più delicati su cui si concentra il “Rapporto Ombra” della società civile sulla condizione delle donne in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“I media spesso presentano i casi di femmicidio come frutto di delitti passionali, di un’azione improvvisa ed imprevedibile di uomini vittime di raptus e follia omicida – si legge nel rapporto – In realtà questi sono l’epilogo di un crescendo di violenza a senso unico e generalmente sono causati da un’incapacità di accettare le separazioni, da gelosie, da un sentimento di orgoglio ferito, dalla volontà di vendetta e punizione nei confronti di una donna che ha trasgredito a un modello comportamentale tradizionale”. Un ruolo che in Italia è ancora relegato a quello di madre e moglie, oppure di oggetto del desiderio sessuale. Secondo il rapporto, nel momento in cui la donna italiana cerca di uscire da questi schemi, nasce il rifiuto del partner maschile alla sua emancipazione “che si trasforma in forme di controllo economico, di violenza psicologica, di violenza fisica, e che può arrivare fino all’uccisione della donna”, secondo gli autori del rapporto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A influire negativamente in termini legislativi son anche i tempi troppo lenti per ottenere il divorzio in un paese come il nostro. Devono trascorrere tre anni dalla prima udienza di richiesta di separazione per poter richiedere il divorzio. In questo lasso di tempo si intensificano gli atti di violenza. Spesso l’ex marito non si rassegna all’allontanamento dell’ex moglie e mette in atto “atteggiamenti persecutori e di controllo con un uso della forza nei confronti della donna e che possono portare sino all’omicidio della stessa”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Italia manca un’unica definizione legislativa delle discriminazioni di genere, che rispecchi quella già presente delle direttive europee. La bocciatura in Parlamento della legge contro l’omofobia ha lasciato un vuoto legislativo ancora aperto. “Se fosse stata approvata una legge di tutela dalle discriminazioni e dalla violenza indipendentemente dal genere di appartenenza e dalla propria scelta sessuale – si legge ancora nel rapporto – sicuramente si sarebbero potuti prevenire molti casi di aggressioni contro gay, lesbiche, transessuali e intersessuali che si sono verificati negli ultimi anni”. (rc)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6529790104068445082?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.improntalaquila.org/2012/01/17/articolo33181/' title='Violenza maschile, in aumento in Europa e nel mondo'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6529790104068445082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6529790104068445082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/violenza-maschile-in-aumento-in-europa.html' title='Violenza maschile, in aumento in Europa e nel mondo'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6333310035746982051</id><published>2012-01-19T11:50:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T11:57:49.085+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Donne, violenza, disparità sono ancora cultura diffusa</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/01/18/news/pangea_rapporto_cdaw-28386446/"&gt;http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/01/18/news/pangea_rapporto_cdaw-28386446/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il rapporto-ombra della Convenzione per l'eliminazione di tutte le discriminazioni di genere. "Le donne non sono il problema, sono la soluzione, ecco perché crediamo che questo momento di crisi possa trasformarsi in opportunità per tutte e si possano dare delle risposte"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ROMA - Fondazione Pangea per la "Piattaforma 30 anni Cedaw: lavori in corsa" ha presentanto ieri il rapporto ombra della CEDAW, che vuol dire Convenzione per l'eliminazione di tutte le discriminazioni contro le donne, oltre alle raccomandazioni che il Comitato CEDAW dell'Onu ha rivolto allo stato Italiano nel luglio scorso, dopo la sessione di valutazione del rapporto sullo stato di attuazione della CEDAW in italia sui diritti delle donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"La piattaforma è composta da diverse realtà della società civile che, come Fondazione Pangea, vogliono rendere migliore questa Italia"- afferma Simona Lanzoni, di Pangea - "come ha detto Violetta Neubauer membro delle Nazioni Unite per la CEDAW ieri alla conferenza, le donne non sono il problema, sono la soluzione, ecco perché crediamo che questo momento di crisi possa trasformarsi in opportunità per le donne e possiamo dare delle risposte."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Un dialogo con le istituzioni.&lt;/strong&gt; La piattaforma sta lavorando osservando ciò che stanno facendo le Istituzioni, per capire se verranno realizzate misure capaci di essere coerenti con le raccomandazioni CEDAW. Nel caso poi ciò non avvenga si utilizzeranno - utilizzeremo - dice in sostanza il rapporto-ombra&amp;nbsp; - gli strumenti internazionali che mettono a disposizione il Protocollo Opzionale della CEDAW. "Contemporaneamente - aggiunge Simona Lanzoni - stiamo lavorando per costruire un dialogo con le Istituzioni e con le diverse realtà della società civile, cercando di mantenere aperto il ponte con le Nazioni Unite e il Comitato CEDAW, ma penso anche alla presenza in questi giorni della special rapporteur sulla violenza di genere, Rashida Manjo, e dell'Unione Europea".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le criticità.&lt;/strong&gt; Il rapporto, in particolare, sottolinea le criticità rilevate sul problema degli stereotipi sulle donne, troppo spesso rappresentante come oggetti sessuali o come solo buone madri di famiglia, ma mai raffigurate per le loro competenze o in ruoli diversi. Una criticità che si riscontra anche sul lavoro, come ad esempio la pratica delle dimissioni in bianco, o il welfare che pesa principalmente sulle spalle delle donne, per non parlare della violenza che sono costrette a subire, fino alla rappresentanza politica. "Siamo il 51% della popolazione - dice la rappresentante di Pangea - e ci rappresenta solo il 20% delle parlamentari, peggio che in Afghianstan, dove è del 25%, malgrado l'art. 51 della Costiuzione italiana sia stato modificato per favorire proprio la partecipazione delle donne."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Un opuscolo divulgativo.&lt;/strong&gt; "Per facilitare la conoscenza della CEDAW, dei suoi contenuti e delle criticità che ci sono in Italia - ha aggiunto Claudia signoretti, anche lei della Fondazione Pangea - abbiamo prodotto un opuscolo divulgativo che riassume i contenuti del rapporto ombra. Il lavoro della piattaforma CEDAW proseguirà oltre la conferenza. Abbiamo presentato il nostro lavoro alla sala Mappamondo della Camera dei Deputati, ospitate dall'ononorevole Calipari, che ha invitato i rappresentanti di ogni formazione politica. E' un punto di partenza verso la divulgazione di questa convenzione - ha concluso la signoretti - uno dei principali trattati delle Nazioni Unite, che deve essere conosciuto dai parlamentari come dalle Istituzioni e dalle amministrazioni locali e nazionali per poter essere attuata, e poi c'è l'opinione pubblica, ci auguriamo che l'opuscolo serva a conoscere la CEDAW, non solo le donne ma anche gli uomini, solo così migliorerà qualcosa." &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(18 gennaio 2012) &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6333310035746982051?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/01/18/news/pangea_rapporto_cdaw-28386446/' title='Donne, violenza, disparità sono ancora cultura diffusa'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6333310035746982051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6333310035746982051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/donne-violenza-disparita-sono-ancora.html' title='Donne, violenza, disparità sono ancora cultura diffusa'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4779734372071746934</id><published>2012-01-19T11:46:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T11:59:22.913+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>La parità tra uomini e donne? In Italia è ancora un miraggio</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si chiama “Rapporto Ombra” e fotografa la condizione delle donne in Italia in base alla Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (Cedaw), adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1979 e ratificata dall’Italia nel 1985. La Convenzione è il trattato internazionale di riferimento sui diritti delle donne per garantire pari opportunità in ambito sia pubblico che privato. Ogni quattro anni gli Stati firmatari devono presentare un rapporto sui risultati richiesti dalla Cedaw. Ma anche la società civile può redigire parallelamente un proprio rapporto, il cosiddetto “Rapporto Ombra”, per fornire al Comitato Cedaw una propria analisi della condizione delle donne nel proprio paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver esaminato il Rapporto governativo e il Rapporto Ombra, il Comitato, composto da 23 esperti di tutto il mondo, formula le proprie raccomandazioni allo Stato che è tenuto a risponderne. Il “Rapporto Ombra” ha ricevuto l’adesione di più di 140 organizzazioni italiane. Il 3 agosto 2011 il Comitato Cedaw ha pubblicato le sue valutazioni sull’impegno dell’Italia nella tutela e nella promozione dei diritti delle donne e ha rivolto al Governo una serie di raccomandazioni per migliorare il suo operato, prendendo in considerazione le preoccupazioni sollevate dalla piattaforma “Lavori in Corsa: 30 anni Cedaw”, costituita da diverse realtà della società civile. Il rapporto spazia su tutti i temi della condizione femminile ricalcando gli ariticoli della Convenzione per sottolinearne il mancato rispetto nel nostro paese. Lavoro, maternità, cittadinanza, pensioni, ruolo delle donne nei media sono alcuni dei settori analizzati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La pensione delle donne resta mediamente più bassa del 30,5% rispetto a quella degli uomini: gli uomini rappresentano il 47% dei pensionati ma incassano il 56% del “monte pensioni”: in media 17.137 euro rispetto agli 11.906 euro delle donne. La situazione peggiora ulteriormente per le donne che lavorano con la partita IVA perché non hanno tutele minime in materia di maternità, e nessuna protezione per quanto riguarda la cura dei figli piccoli o di familiari non autosufficienti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In televisione e nella pubblicità le donne sono ancora oggi in prevalenza raffigurate come oggetti sessuali o brave mamme di famiglia. Il corpo delle donne, nudo o seminudo, viene utilizzato per vendere qualsiasi tipo di prodotto con immagini che calpestano ed umiliano la dignità della donna. “È ancor più preoccupante come nella comunicazione pubblicitaria sembra non esserci alcuna differenza tra una donna e una bambina: alla bambina vengono riproposti gli stessi ruoli stereotipati interpretati e subiti da una donna adulta: deve essere sexy, ammiccante, avvenente o giocare il ruolo di ‘mamma’, mentre i maschietti devono essere forti, coraggiosi, intraprendenti e non emotivi” sottolinea il rapporto. Per il ruolo delle donne nei media, si ritrovano gli stessi stereotipi: il Censis registra che il 53% delle donne che appaiono in televisione non ha voce, il 43% delle donne è associato a temi come sesso, moda, spettacolo e bellezza, e solo nel 2% dei casi ai temi di impegno sociale e professionalità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Parlamento soltanto il 20% dei deputati e dei senatori è donna, registrando una delle percentuali più basse in Europa e nel mondo e configurando una “carenza di democrazia”. Nei Consigli regionali di Calabria e Basilicata non è stata eletta nessuna donna, nella Giunta regionale siciliana, su 12 assessori solo 1 è donna. “Per rimediare a questa grave violazione l’unica soluzione possibile è il ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) perché dichiari l’illegittimità delle Giunte che non rispettano criteri di rappresentanza di genere – dice il rapporto - Tuttavia, neanche questo strumento si è rivelato adeguato a tutelare effettivamente il diritto alla rappresentanza delle donne, perché i vari Tar seguono orientamenti diversi, determinando una ulteriore disparità tra le donne appartenenti a Regioni diverse. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sempre in tema di diritti civili, per le donne straniere è un problema anche il meccanismo di acquisizione della cittadinanza per matrimonio o per residenza. Nel primo caso possono passare da 1 fino a 4 anni prima che venga ufficialmente riconosciuto tale diritto, “a condizione che la posizione coniugaledella donna non cambi, perché in caso di divorzio o separazione, la sua richiesta viene rigettata”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo il rapporto, “ i tempi particolarmente lunghi di questa procedura rendono la donna dipendente dal marito nel periodo di attesa della sua richiesta, esponendola quindi a un ricatto da parte del marito in diversi casi”. Per le donne straniere che lavorano, il percorso di acquisizione del permesso di soggiorno e della cittadinanza risulta particolarmente difficile data la loro situazione caratterizzata dalla mancanza di contratti di lavoro regolari, da un’estrema precarietà e da redditi molto bassi. Anche questa situazione pone le donne straniere sotto l’autorità dei datori di lavoro (o dei mariti), rendendole facilmente ricattabili e ostacolando il loro percorso di integrazione nella società. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sui temi del lavoro e dell’istruzione, la situazione appare discriminatoria anche per le donne italiane. All’Università si iscrivono donne in prevalenza, ottengono i voti migliori, si laureano in minor tempo, tuttavia continuano ad affrontare enormi difficoltà di accesso al mondo del lavoro universitario e i tagli della riforma Gelmini saranno un ulteriore ostacolo. Le studentesse rappresentano il 58% dei laureati, ma le ricercatrici universitarie sono il 40%, le professoresse associate il 32%, le ordinarie solo il 14% e sono 2 le uniche donne rettore in tutta Italia. Anche la “fuga dei cervelli” si tinge prevalentemente di rosa: “ è ancora diffuso lo stereotipo e l’idea ingiusta che non valga la pena investire nella formazione e attribuire fondi per la ricerca a chi poi un giorno diventerà madre e dovrà occuparsi anche del lavoro di cura togliendo tempo alla ricerca” sottolinea il rapporto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una donna su due non cerca lavoro, e nelle Regioni del Sud il tasso raggiunge picchi del 63%. Spesso o assorbite come forza lavoro dal mercato nero, a discapito dei propri diritti, o restano a casa. Le cause della difficoltà per le donne ad inserirsi e mantenere il lavoro sono molteplici. Spesso sono la maternità oppure l’accudimento di membri della famiglia disabili, malati permanenti o molto anziani. Per esempio, in Italia oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità: solo nel 2010 per questo motivo 800 mila donne sono uscite dal mercato del lavoro. Una delle cause è la difficoltà di passare in azienda da un lavoro full time a uno part time. Infine c’è il problema delle ‘dimissioni in bianco’, una pratica usata dai datori di lavoro per licenziare le lavoratrici in maternità. Per porvi fine, nel 2007 il Parlamento italiano aveva approvato una legge in base a una direttiva europea. Ma il provvedimento è stato abrogato con un decreto legge del Governo Berlusconi nel giugno del 2008.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4779734372071746934?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://affaritaliani.libero.it/sociale/parita-donne-miraggio-in-italia170112.html' title='La parità tra uomini e donne? In Italia è ancora un miraggio'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4779734372071746934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4779734372071746934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/la-parita-tra-uomini-e-donne-in-italia.html' title='La parità tra uomini e donne? In Italia è ancora un miraggio'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-8355086533615171547</id><published>2012-01-19T11:43:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T11:59:57.509+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Il Comitato Onu sferza l'Italia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Evidenza&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;17/01/2012 -&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;IL CASO "Per le donne dovete fare di più"&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il Comitato Onu sferza l'Italia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonte: lastampa.it &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Articolo di Laura Preite&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Cedaw presenta un rapporto che inchioda Roma: stereotipi, violenze e troppe discriminazioni&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Consigliera di parità replica: "Ma sul lavoro siamo migliorati"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«L'Italia deve fare molto di più, c'è uno scarto tra legge e sua applicazione che va colmato, le donne non sono il problema ma la soluzione», questo l'appello accorato, oltre che nei termini, anche nei modi, di Violeta Neubauer, membro del Comitato Onu per l'eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne, che vigila sull'applicazione dell'omonima convenzione internazionale, la Cedaw, nella sala Mappamondo della Camera dei deputati, in occasione della presentazione del rapporto ombra sui diritti delle donne in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le osservazioni del Comitato Cedaw&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Cedaw è il principale strumento internazionale di riconoscimento e difesa dei diritti delle donne. Per la prima volta una decina di associazioni ha presentato, a New York, lo scorso luglio, in contemporanea con la presentazione del rapporto quadriennale del Governo italiano sull'implementazione della Convenzione, un rapporto-ombra che mette a fuoco le criticità della situazione nazionale rispetto alle norme contenute nella carta, iniziando un dibattito. Le Osservazioni conclusive del Comitato, successive al lavoro degli stati membrei e delle Ong hanno sintetizzato diverse criticità soprattutto nella rappresentazione stereotipata (punto 22-25) e per quanto riguarda la violenza (26-27). I due fattori sono messi in relazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si legge nel rapporto: “Il Comitato rimane profondamente preoccupato per la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale e per gli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell'uomo e della donna nella famiglia e nella società. Tali stereotipi, contenuti anche nelle dichiarazioni pubbliche rese dai politici minano la condizione sociale della donna, come emerge dalla posizione svantaggiata in diversi settori, incluso il mercato del lavoro, l'accesso alla vita politica e alle cariche decisionali”. Il Comitato raccomanda l'adozione di codici di condotta e di essere aggiornato fra due anni (e non dopo i canonici quattro), sui risultati raggiunti. Preoccupa anche il tema della violenza di genere, quella verso bambine e donne adulte, uccise dai propri compagni, mariti, o ex, (è la prima causa di morte per le donne dai 15 ai 44 anni). Sono necessari, per il Comitato, garantire case rifugio dove le donne in fuga possano sentirsi al sicuro ed essere assistite, e la formazione di personale giudiziario, medico e sociale qualificato che le possa assistere in tutte le fasi del processo. Così come è necessario per l'Italia ratificare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne firmato a Istanbul lo scorso maggio da 10 stati europei.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il rapporto ombra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il lavoro delle Ong ha facilitato l'attività di monitoraggio del Comitato. I punti critici, individuati dalla Piattaforma Cedaw (a cui hanno aderito Actionaid, Arcs arci, Fondazione Pangea, associazione Differenza donna, Be free, Casa internazionale delle donne, fratelli dell'uomo, Giuristi democratici e le9) sono diversi: lavoro e welfare, tratta e prostituzione, stereotipi e rappresentanza politica, violenza, diritti sessuali e salute riproduttiva. «Saremo il watchdog, il cane da guardia – spiega Rossana Scaricabarozzi di Actionaid tra le rappresentanti della Piattaforma, presenti all'incontro moderato dalla giornalista Rai Tiziana Ferrario – vigileremo affinché le misure contenute nella Cedaw e le raccomandazioni vengano attuate, se non arrivano risposte ci attiveremo per sollecitarle, vogliamo iniziare un dialogo con le istituzioni nazionali e internazional». Al tavolo politico, dove sono seduti gli onorevoli Calipari (vicepresidente del Pd alla Camera), Saltamartini (Pdl) Di Giuseppe (Idv) e Della Vedova (Fli), si snocciolano proposte concrete per migliorare la condizione delle italiane, come reintrodurre il divieto delle dimissioni in bianco, (dove c'è già il progetto di legge n.3009 dell'onorevole Gatti) e riformare la legge elettorale prevedendo un'equa rappresentanza dei due generi per esempio con il meccanismo della doppia preferenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il parere della Consigliera nazionale di parità &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A difendere il lavoro del Governo, c'è la Consigliera di parità Alessandra Servidori, mentre il ministro del Lavoro e delle Pari Opportunità Elsa Fornero è impegnata a incontrare Rashida Manjoo, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la violenza contro le donne, in visita in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A lei spetta il compito di rispondere alle accuse di superficialità e inadempienza del comitato Cedaw e dell'assenza di un'adeguata pubblicità della Convenzione:«Ventun rappresentanti del governo italiano hanno redatto il rapporto, è stato molto partecipato, non era mai capitato prima. Ricordo ciò che è stato fatto, in particolare dal ministero del Lavoro da cui dipendo: il testo unico sulla sicurezza (n.81 del 9/04/2008), che riconosce alcune patologie professionali al femminile, l'Osservatorio sulla contrattazione decentrata e la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, e con la Finanziaria si sono introdotte all'articolo 53 del contratto di produttività, agevolazioni fiscali alle aziende che favoriscono la flessibilità e ai lavoratori e alle lavoratrici. A questo si aggiunge il piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking, il numero unico nazionale 1522. Mi spiace solo che il nostro lavoro non abbia avuto il riconoscimento dovuto». Neubauer conclude: «Il Comitato riconosce il grande lavoro del Governo ma abbiamo ricevuto molte risposte generiche. Il ruolo del Comitato è difendere i diritti delle donne e non siamo soddisfatti con l'applicazione della Cedaw».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-8355086533615171547?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www3.lastampa.it/donna/sezioni/articolo/lstp/438701/' title='Il Comitato Onu sferza l&apos;Italia'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8355086533615171547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8355086533615171547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/il-comitato-onu-sferza-litalia.html' title='Il Comitato Onu sferza l&apos;Italia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-7766067905502904157</id><published>2012-01-19T11:39:00.002+01:00</published><updated>2012-01-19T12:01:47.285+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Pari Opportunità: l'ONU rimprovera l'Italia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonte: Dire Donna&lt;br /&gt;Articolo di Marco Viviani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le pari opportunità sono ancora un miraggio lontano in Italia, stando al Rapporto del Cedaw, il Comitato Onu per l’eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne. Violeta Neubauer ha presentato a Roma un documento che tira le orecchie al nostro Paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il documento che esorta l’Italia a fare di più in materia di pari opportunità è la conclusione finale dopo le osservazioni fatte al lavoro quadriennale di ogni singola nazione per lo sviluppo del trattato internazionale. Il cosiddetto “rapporto ombra” a cui hanno aderito 140 organizzazioni per riflettere su lavoro, maternità, cittadinanza, pensioni, ruolo delle donne e via dicendo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diciamo subito che non è andata benissimo. Se il rapporto già l’anno scorso mostrava segni preoccupanti per quanto riguardava la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale, e per gli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società, le conclusioni sono perentorie: l’Italia dovrebbe fare di più.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«È ancora diffuso lo stereotipo e l’idea ingiusta che non valga la pena investire nella formazione e attribuire fondi per la ricerca a chi poi un giorno diventerà madre e dovrà occuparsi anche del lavoro di cura.»&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La proposta del Comitato è quella di proseguire più velocemente nelle direttive del trattato, spingendo per leggi temporanee speciali per le aree in cui le donne sono sottorappresentate. In altri termini, quote rosa, vantaggi economici, allocazione di risorse dello Stato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Due le misure subito attuabili uscite dall’incontro alla Camera dei Deputati: quote nella nuova legge elettorale, e nuova legge sulle dimissioni in bianco. Ci sono poi una serie di misure molto più complesse per aumentare la partecipazione delle donne nella società, in particolare nel lavoro e quindi nell’economia, fondamentali in questo tempo di crisi, ma intanto qualcosa si potrebbe già fare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non possiamo pensare di essere credibili soltanto perché riduciamo il debito: quello interessa alle banche. Ma l’Italia è anche il paese dove le donne hanno una pensione più leggera del 30%, in Parlamento si conta una donna su cinque, dove soltanto il 2% delle donne che appaiono in televisione non sono associate al sesso, all’avvenenza, dove le studentesse rappresentano il 58% dei laureati, ma le ricercatrici sono il 40%, le professoresse associate il 32% e ci sono in tutta la penisola solo due donne rettore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-7766067905502904157?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.diredonna.it/pari-opportunita-lonu-rimprovera-litalia-67618.html' title='Pari Opportunità: l&apos;ONU rimprovera l&apos;Italia'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7766067905502904157'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7766067905502904157'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/pari-opportunita-lonu-rimprovera.html' title='Pari Opportunità: l&apos;ONU rimprovera l&apos;Italia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-2013442301744414050</id><published>2012-01-19T11:36:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T12:02:28.921+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Presentazione in Parlamento del Rapporto Ombra CEDAW</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;DONNE- RAPPORTO CEDAW- NEUBAUER(CEDAW):"NECESSARIA MAGGIORE DIVULGAZIONE E INCISIVITA' STEREOTIPO DI GENERE.". SERVIDORI(CONS.NAZ.PARITA'):"APPUNTAMENTO 8 MARZO CON RAPPORTO"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(2012-01-17)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ stato presentato oggi, su iniziativa presso la Camera dei Deputati, il cosiddetto Rapporto Ombra 2011 (vedi http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=32335) un importante mezzo di informazione "dal basso" risultato di un’ampia consultazione con le principali attiviste, accademiche e professioniste in materia di discriminazione di genere sul concreto stato di attuazione della Convenzione ONU per “l’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti della Donna (CEDAW) in Italia”. Un mezzo che spesso evidenzia ritardi e limiti della cultura dominante e dell'impegno governativo in materia nei diversi Paesi che hanno aderito.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Rapporto, che non ha avuto un'ampia divulgazione - pur essendo stato pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri, come ha fatto presente la consigliera di parità, Alessandra Servidori - richiama l’Italia all’eliminazione delle numerose forme discriminatorie ancora presenti attraverso l’applicazione di leggi che sono state, in realtà, in tutto od in parte disattese. A sostenere tale conclusione Violetta Neubauer - Membro Comitato CEDAW – che ha dichiarato “lo stereotipo di genere, in Italia, deve essere affrontato con maggiore incisività” . Neubauer non ha mancato di affermare con molta decisione che “le osservazioni conclusive del comitato sono ben lungi dall’essere attuate” nel nostro Paese, “Oltre che divulgate”. Un aspetto, quest'ultimo, sul quale l'esponente del CEDAW è ritornata nel suo intervento, stigmatizzando la difficoltà nel reperimento della documentazione in materia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;D'altra parte l'esponente del CEDAW, pur prendendo atto della mole di lavoro svolta, e poco prima sottolineata dalla Consigliera Nazionale di Parità, Servidori, ha fatto presente come siano molti gli interrogativi sull'argomento e sui quali il CEDAW ha chiesto chiarimenti, ricevendone, tuttavia, generiche risposte, come lo stesso sito del Comitato testimonia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Risultato: per l'esponente del Comitato Internazionale nel nostro Paese " rimane una lacuna immensa tra la normativa esistente e l’attuazione di queste leggi”. Lacuna sulla quale la consigliera nazionale di Parità, Servidori, si è impegnata a far fronte sul piano dell'informazione, attraverso una migliore divulgazione dei risultati ottenuti dal lavoro già svolto. In questo senso, la realizzazione di una serie di eventi dedicati al Rapporto, auspicati dalla giornalista Tiziana Ferrario, per il prossimo 8 marzo. (17/01/2012-ITL/ITNET)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-2013442301744414050?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&amp;id=32926' title='Presentazione in Parlamento del Rapporto Ombra CEDAW'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2013442301744414050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2013442301744414050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/presentazione-in-parlamento-del.html' title='Presentazione in Parlamento del Rapporto Ombra CEDAW'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6529799150916170072</id><published>2012-01-19T11:10:00.001+01:00</published><updated>2012-01-19T12:03:00.579+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>The Globalist Syndication | Rapporto-Ombra-cose-turche-alla-Camera</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;a href="http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=6347&amp;amp;typeb=1#.TxfsB6CCO3Y.blogger"&gt;The Globalist Syndication Rapporto-Ombra-cose-turche-alla-Camera&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6529799150916170072?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=6347&amp;typeb=1#.TxfsB6CCO3Y.blogger' title='The Globalist Syndication | Rapporto-Ombra-cose-turche-alla-Camera'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6529799150916170072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6529799150916170072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/globalist-syndication-rapporto-ombra.html' title='The Globalist Syndication | Rapporto-Ombra-cose-turche-alla-Camera'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-1684137531874495773</id><published>2012-01-15T09:24:00.000+01:00</published><updated>2012-01-15T09:24:50.213+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='femminicidio istituzionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SPECIAL RAPPORTEUR ONU CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GIURISTI DEMOCRATICI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Oggi ha inizio la visita ufficiale della Relatrice ONU contro la violenza sulle donne in Italia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2010 Giuristi Democratici, la rete nazionale dei centri antiviolenza DI.RE e la Piattaforma "30 anni di CEDAW: lavori in corsa" hanno invitato in Italia per una serie di &lt;a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20091230184933/post_html"&gt;conferenze&lt;/a&gt; la Relatrice Speciale ONU contro la violenza maschile sulle donne &lt;a href="http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=02973"&gt;RASHIDA MANJOO&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da domani, RASHIDA MANJOO inizierà la sua &lt;strong&gt;visita ufficiale in &lt;a href="http://ohchr.org/EN/countries/ENACARegion/Pages/ITIndex.aspx"&gt;Italia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, dove toccherà le città di Roma, Milano, Bologna, Napoli.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qui di seguito il &lt;strong&gt;comunicato stampa ufficiale&lt;/strong&gt; e, tratto dal sito ONU, il significato che assume la sua visita ufficiale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Violence against women / Italy: UN expert announces first fact-finding mission to the country&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;GENEVA / ROME – United Nations Special Rapporteur Rashida Manjoo will visit Italy from 15 to 26 January 2012 to gather information on the issue of violence against women in the country. This will be the first visit to Italy by an independent expert charged by the UN Human Rights Council to monitor violence against women, its causes and consequences. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Violence against women remains a grave and persistent problem in the world today,” said Ms. Manjoo, who is visiting the country at the invitation of the Government. “This mission provides me with a unique opportunity to discuss and report on the impact of policies and programmes adopted by Italy to fight the problem.” &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The Special Rapporteur’s mandate on violence against women, its causes and consequences includes violence in the family, violence within the community, violence perpetrated or condoned by the State, and violence in the transnational sphere, including violence against refugee, asylum seeking and migrant women. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The Special Rapporteur will travel to Rome, Milan, Bologna and Naples where she will hold discussions with government authorities and representatives of civil society. Among her areas of focus will be issues relating to violence against migrant women including Roma and Sinti women. The Special Rapporteur will also visit shelters and detention centers, and will meet with individual victims of gender-based violence. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A press conference on the initial findings of the visit will be held at the Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) in Rome on Thursday 26 January 2012 at 13:00pm. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Based on the information obtained during the visit, Ms. Manjoo will present a report with her final findings and recommendations to the 20th session of the Human Rights Council in June 2012. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Ms. Rashida Manjoo (South Africa) was appointed Special Rapporteur on Violence against women, its causes and consequences in June 2009 by the UN Human Rights Council, for an initial period of three year. As Special Rapporteur, she is independent from any government or organization and serves in her individual capacity. Ms. Manjoo is also a Professor at the Department of Public Law at the University of Cape Town. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;For additional information on the mandate of the Special Rapporteur, please visit: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www2.ohchr.org/english/issues/women/rapporteur/index.htm"&gt;http://www2.ohchr.org/english/issues/women/rapporteur/index.htm&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Check the UN Declaration on the Elimination of Violence against Women: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N94/095/05/PDF/N9409505.pdf?OpenElement"&gt;http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N94/095/05/PDF/N9409505.pdf?OpenElement&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;OHCHR Country Page – Italy &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://ohchr.org/EN/countries/ENACARegion/Pages/ITIndex.aspx"&gt;http://ohchr.org/EN/countries/ENACARegion/Pages/ITIndex.aspx&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;For press inquiries please contact Fabio Graziosi (Tel: +32 (0)2 788 8469 / email: graziosi@unric.org), Selma Vadala (Tel: +41 (0)79-444-4332 / email: svadala@ohchr.org) &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;For media inquiries related to other UN independent experts: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Xabier Celaya, UN Human Rights Media Unit (+ 41 22 917 9383 / xcelaya@ohchr.org) &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;UN Human Rights, follow us on social media: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Facebook: &lt;a href="https://www.facebook.com/unitednationshumanrights"&gt;https://www.facebook.com/unitednationshumanrights&lt;/a&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Twitter: &lt;a href="http://twitter.com/UNrightswire"&gt;http://twitter.com/UNrightswire&lt;/a&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;YouTube: &lt;a href="http://www.youtube.com/UNOHCHR"&gt;http://www.youtube.com/UNOHCHR&lt;/a&gt; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www2.ohchr.org/english/bodies/chr/special/visits.htm"&gt;FUNZIONAMENTO E SCOPO DELLA VISITA UFFICIALE DEI RELATORI SPECIALI ONU NEI SINGOLI STATI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mandate holders carry out country visits to investigate the situation of human rights at the national level. Mandate holders typically send a letter to the Government requesting to visit the country, and, if the Government agrees, an invitation to visit is extended. Some countries have issued "standing invitations", which means that they are, in principle, prepared to receive a visit from any special procedures mandate holder. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;During such missions, the experts assess the general human rights situation in a given country, as well as the specific institutional, legal, judicial, administrative and de facto situation under their respective mandates. During the country visit the experts will meet with national and local authorities, including members of the judiciary and parliamentarians; members of the national human rights institution, if applicable; non-governmental organizations, civil society organizations and victims of human rights violations; the UN and other inter-governmental agencies; and the press when giving a press-conference at the end of the mission. After their visits, special procedures' mandate-holders submit a mission report to the Human Rights Council including their findings and recommendations. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mandate holders at times also visit various International Organizations that have cross-cutting themes with the mandates. For example, official visits were made to the World Bank, FAO, World Trade Organization, World Health Organization etc. and reports on recommendations arising from the visits have been issued. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Terms of Reference for Fact-finding missions by Special Procedures &lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The&amp;nbsp;terms of reference for country visits were adopted at the fourth annual meeting of the special rapporteurs (E/CN.4/1998/45) and are intended to guide Governments in the conduct of the visit. During fact-finding missions, special procedures of the Human Rights Council, as well as of United Nations staff accompanying them, should be given the following guarantees and facilities by the Government that invited them to visit its country: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(a) Freedom of movement in the whole country, including facilitation of transport, in particular to restricted areas;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(b) Freedom of inquiry, in particular as regards: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(i) Access to all prisons, detention centres and places of interrogation;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(ii) Contacts with central and local authorities of all branches of government; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(iii) Contacts with representatives of non-governmental organizations, other private institutions and the media; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(iv) Confidential and unsupervised contact with witnesses and other private persons, including persons deprived of their liberty, considered necessary to fulfil the mandate of the special rapporteur; and &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(v) Full access to all documentary material relevant to the mandate;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(c) Assurance by the Government that persons, whether officials or private individuals, who have been in contact with the special rapporteur/representative in relation to the mandate, will not, as a result, suffer threats, harassment or punishment or be subjected to judicial proceedings; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(d) Appropriate security arrangements without, however, restricting the freedom of movement and inquiry referred to above; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(e) Extension of the same guarantees and facilities mentioned above to the appropriate United Nations staff who will assist the special rapporteur before, during and after the visit. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-1684137531874495773?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1684137531874495773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1684137531874495773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/oggi-ha-inizio-la-visita-ufficiale.html' title='Oggi ha inizio la visita ufficiale della Relatrice ONU contro la violenza sulle donne in Italia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-2992736694568298057</id><published>2012-01-15T06:50:00.000+01:00</published><updated>2012-01-15T06:50:22.619+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='INIZIATIVE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GIURISTI DEMOCRATICI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Il Rapporto Ombra sull'implementazione della CEDAW in Italia presentato in Parlamento</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;La piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni CEDAW" &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;è lieta di invitarvi alla &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;u&gt;presentazione del Rapporto Ombra e delle Raccomandazioni CEDAW 2011&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Martedì 17 gennaio 2012, dalle ore 10.00 alle ore 12.00&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Camera dei Deputati - Sala Mappamondo&lt;br /&gt;Entrata di Piazza Montecitorio 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Verrà presentata e distribuita la sintesi divulgativa del Rapporto Ombra elaborato dalla Piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni CEDAW" e delle Raccomandazioni che il Comitato CEDAW ha rivolto all'Italia in occasione della 49° sessione di valutazione tenutasi lo scorso Luglio 2011 presso le Nazioni Unite a New York&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;PROGRAMMA:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Modera&lt;br /&gt;Tiziana Ferrario, Giornalista Rai&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presentazione del rapporto ombra e delle raccomandazioni CEDAW&lt;br /&gt;Dott.ssa Simona Lanzoni - Fondazione Pangea onlus&lt;br /&gt;Avv.ta Barbara Spinelli - Giuristi democratici &lt;br /&gt;Dott.ssa Rossana Scaricabarozzi - ActionAid-Italia&lt;br /&gt;Avv.ta Concetta Carrano - D.I.R.E. - Donne In Rete contro la violenza &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervengono&lt;br /&gt;Violeta Neubauer - Membro Comitato ONU CEDAW &lt;br /&gt;On. Rosa Maria Villecco Calipari&lt;br /&gt;On. Barbara Saltamartini&lt;br /&gt;On. Savino Pezzotta&lt;br /&gt;On. Anita Di Giuseppe&lt;br /&gt;On. Benedetto Della Vedova&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclude&lt;br /&gt;Dott.ssa Alessandra Servidori Consigliera Nazionale di Parità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per partecipare all’iniziativa è necessario registrarsi, entro e non oltre il 16 Gennaio, presso la segreteria dell’on.&lt;br /&gt;Rosa Villecco Calipari - tel. 06 6760 9343 - mail: villecco_r@camera.it, o all’email: 30YEARSCEDAW@gmail.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per accedere nelle sale della Camera dei deputati gli uomini sono tenuti ad indossare giacca e cravatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per info: http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-2992736694568298057?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2992736694568298057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2992736694568298057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/il-rapporto-ombra-sullimplementazione.html' title='Il Rapporto Ombra sull&apos;implementazione della CEDAW in Italia presentato in Parlamento'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-2902134886604052281</id><published>2012-01-10T23:18:00.002+01:00</published><updated>2012-01-10T23:27:37.415+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='INIZIATIVE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Iniziativa a Bologna sugli stereotipi di genere nella comunicazione. 14 gennaio 2012</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-rD8LP0GpjWA/Twy40P3BoLI/AAAAAAAAAHY/-aaaU4DhnYs/s1600/invito_web_14+01+2012.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-rD8LP0GpjWA/Twy40P3BoLI/AAAAAAAAAHY/-aaaU4DhnYs/s400/invito_web_14+01+2012.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;sabato 14 gennaio&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Sala dello Zodiaco Via Zamboni 13 Bologna&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;ore 14,30&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Gabbia di sguardi.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Stereotipi di&amp;nbsp;genere nella comunicazione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ne parliamo con:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barbara Spinelli&lt;br /&gt;Avvocata redattrice del Rapporto Ombra CEDAW&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elisa Coco&lt;br /&gt;Comunicattive&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mariangela De Gregorio, Anna Bestetti, Giulia Turrini&lt;br /&gt;Frequenze di Genere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barbara Servidori, Stefania Prestopino&lt;br /&gt;Associazione Hamelin – collettivo Le Vocianti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ico Gasparri&lt;br /&gt;Artista Sociale, Fotografo &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ilaria Caprioglio&lt;br /&gt;Avvocata e scrittrice, ex-modella &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;coordina Valèrie Donati,&lt;br /&gt;collettivo Le Vocianti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-2902134886604052281?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.donnepensanti.net/2012/01/gabbia-di-sguardi-stereotipi-di-genere-nella-comunicazione/' title='Iniziativa a Bologna sugli stereotipi di genere nella comunicazione. 14 gennaio 2012'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2902134886604052281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2902134886604052281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2012/01/iniziativa-bologna-sugli-stereotipi-di.html' title='Iniziativa a Bologna sugli stereotipi di genere nella comunicazione. 14 gennaio 2012'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-rD8LP0GpjWA/Twy40P3BoLI/AAAAAAAAAHY/-aaaU4DhnYs/s72-c/invito_web_14+01+2012.jpg' height='72' 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in corsa: 30 anni CEDAW: Audizione presso il Comune di Bologna'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8024574685258182188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8024574685258182188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/12/lavori-in-corsa-30-anni-cedaw-audizione.html' title='Lavori in corsa: 30 anni CEDAW: Audizione presso il Comune di Bologna'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-1278114257069908880</id><published>2011-11-21T05:05:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T05:05:44.450+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RELAZIONI'/><title type='text'>Il riconoscimento giuridico dei concetti di femmicidio e femminicidio</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO DEI CONCETTI DI FEMMICIDIO E FEMMINICIDIO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Contributo dell’ Avv. Barbara Spinelli pubblicato in AA.VV., “&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/73227712/FEMICIDIO-Dati-e-Riflessioni-Intorno-Ai-Delitti-Per-Violenza-Di-Genere"&gt;Femicidio: dati e riflessioni intorno ai delitti per violenza di genere&lt;/a&gt;” Regione Emilia Romagna – Assessorato Promozione Politiche Sociali, A cura di C. Karadole e A. Pramstrahler, 2011, pp.125-142&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;SCARICA&amp;nbsp;&lt;u&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/73304535/SPINELLI-BARBARA-il-riconoscimento-giuridico-dei-concetti-di-femmicidio-e-femminicidio"&gt;QUI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/u&gt; LA &lt;strong&gt;VERSIONE INTEGRALE, COMPLETA DI NOTE, IN FORMATO PDF&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I. Femmicidio e femminicidio: dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico nazionale ed internazionale. II Il Femmicidio e femminicidio entrano nei codici penali nazionali. III. Il femminicidio è una violazione dei diritti umani delle donne. Il riconoscimento del femminicidio nel diritto internazionale umanitario: la rivoluzionaria sentenza “Campo Algodonero”. IV. L’obbligazione degli Stati di proteggere le donne dalla violenza di genere: le ripercussioni della sentenza “Campo Algodonero” sugli ordinamenti nazionali, sull’ordinamento comunitario e in Italia. Prospettive e conclusioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;I.&lt;/strong&gt; I neologismi “femicide” e “feminicidio” nascono con una valenza spiccatamente politica: dare un nome alle uccisioni e violenze nei confronti delle donne “perché donne”, e renderle visibili in quanto tali . &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I due concetti di femmicidio e femminicidio hanno assunto immediatamente rilevanza scientifica quali categorie di analisi socio-criminologica , in quanto oltre ad evidenziare la natura di genere che connota la maggior parte dei crimini contro le donne, li analizzano e li classificano in quanto tali . Ciò ha consentito, come fu in passato per le violenze sessuali, il ribaltamento di consolidati stereotipi e luoghi comuni concernenti la violenza degli uomini sulle donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Emblematico (oltre che “esperienza pilota”) è il caso delle indagini svolte in Messico dalla Commissione Speciale parlamentare sul femminicidio, nominata e presieduta da Marcela Lagarde. La Commissione ha rielaborato, per un arco temporale di dieci anni, le informazioni reperite presso varie istituzioni (procure generali, ONG, istituzioni di donne, Corte suprema, organizzazioni civili, giornali, INM, INEGI), verificando che l’85% dei femminicidi messicani avviene in casa per mano di parenti, e concerne non soltanto donne indigene ma anche studentesse, impiegate, donne di media borghesia. Per ogni Stato si è tenuto in considerazione non solo il dato risultante dall’indagine empirica e dalle analisi fornite dalle fonti ufficiali, ma anche la situazione legislativa, le misure adottate per il contrasto alla violenza di genere, la presenza sul territorio di progetti indirizzati alle donne o di centri antiviolenza. Tale comparazione ha consentito di verificare che il 60% delle vittime di femminicidio aveva già denunciato episodi di violenza o di maltrattamento. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli esiti delle indagini sul femmicidio e sul femminicidio, condotte sull’esempio del Messico in numerosi altri stati latinoamericani, hanno reso quindi possibile evidenziare la natura strutturale della discriminazione e della violenza di genere, e di conseguenza la responsabilità istituzionale per la mancata rimozione dei fattori culturali, sociali ed economici che la rendono possibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il percorso messicano e degli altri paesi latinoamericani di riconoscimento del femmicidio e del femminicidio ha evidenziato come “nominare” gli atti estremi di violenza di genere abbia determinato l’insorgere di una consapevolezza nella società civile e nelle Istituzioni sulla effettiva natura di tali crimini, che a sua volta ha reso possibile una maggiore conoscenza del fenomeno attraverso la raccolta di dati statistici e la predisposizione di accurate indagini socio-criminologiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di conseguenza, la profonda conoscenza delle dinamiche socio-culturali, politico-giuridiche ed economiche che favoriscono ovvero inibiscono il femmicidio/femminicidio ha reso possibile l’emergere di istanze di riconoscimento anche giuridico di tali categorie. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le esperienze di Messico e Guatemala, ad esempio, dimostrano che già in una prima fase di sensibilizzazione da parte del movimento femminista sul femminicidio, il carattere scientifico e la natura spesso ufficiale delle indagini hanno determinato un forte impatto dei risultati sulle politiche e sulle riforme legislative sollecitate o in atto in quei paesi in materia di violenza di genere. Le ONG e il movimento femminista attivo sui territori hanno promosso e utilizzato queste indagini per la propria attività di lobby.nei confronti dei Governi, ma anche per evidenziare, sulla base dei dati raccolti, la responsabilità dello Stato nel momento in cui non è in grado di garantire il diritto delle donne all’integrità psicofisica ed a vivere con sicurezza e dignità nella propria comunità, per l’inefficacia dimostrata nel prevenire, perseguire, e punire ogni forma di discriminazione e violenza di genere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infatti la discriminazione e la violenza di genere costituiscono, in maniera diversa, violazioni dei diritti fondamentali delle donne e delle bambine, delle quali lo Stato si rende complice o responsabile attraverso la propria azione o inazione .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La rivendicazione del femmicidio e del femminicidio come violazioni dei diritti fondamentali delle donne “in quanto donne” hanno determinato da un lato quel processo di internazionalizzazione delle istanze di giustizia per i crimini contro le donne, già avanzate a livello locale, ben descritto nel mio libro , dall’altro una pressante richiesta di codificazione interna del reato di femmicidio/femminicidio , che, nei Paesi latinoamericani, è funzionale ad una precisa esigenza di adottare una “misura speciale temporanea” capace di fungere al contempo sia da deterrente all’impressionante numero di uccisioni di donne in quanto donne sia da risarcimento simbolico al disinteresse storico del sistema giuridico per la protezione della vita e dell’integrità delle donne .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;II.&lt;/strong&gt; Il femmicidio e il femminicidio sono due concetti entrati con prepotenza nel dibattito giuridico nazionale della maggior parte dei Paesi latinoamericani, non senza resistenze di carattere ideologico da parte dei giuristi, secolarmente abituati ad un linguaggio e ad una codificazione “neutrale”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Costa Rica ad esempio – il primo Paese in cui fu presentata un’iniziativa legislativa volta a tipizzare il delitto di femmicidio, nel 1999 – la proposta fu tacciata per incostituzionale e discriminante nei confronti degli uomini. Anche se la Corte Costituzionale si pronunciò in senso contrario a tali accuse, il disegno di legge subì tali e tante modifiche sostanziali che, di fatto, la definizione di femmicidio fu di fatto “neutralizzata” rispetto alla versione originaria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se in Costa Rica la proposta di codificazione del reato di femmicidio nacque dai gruppi femministi e fu ampliamente dibattuta sui media e in ambito accademico, appoggiata da una marcia di più di cinquemila persone e dal Governo in carica, per il Messico e per il Guatemala invece, dove le attiviste erano già in stretto contatto con le istituzioni nazionali e regionali a tutela dei diritti umani , L’indicazione di inserire nella legislazione nazionale il femminicidio come reato è arrivata direttamente dal Comitato per l’attuazione della CEDAW , il quale, nelle Raccomandazioni rivolte ai due Stati, li esortava ad introdurre nei propri ordinamenti nazionali il reato di femminicidio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Attualmente, i Paesi che hanno introdotto nei propri ordinamenti interni il reato di femmicidio o di femminicidio sono Costa Rica, Guatemala, Messico, Venezuela, Cile, El Salvador. Progetti di legge per la codificazione del reato di femmicidio/femminicidio sono stati presentati a Panama, in Argentina, Nicaragua, Colombia, Honduras.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il bene giuridico tutelato è il diritto della singola donna e del genere femminile ad una vita libera dalla violenza e da ogni forma di vessazione discriminatoria basata sul sesso, e dunque il diritto alla vita ed all’integrità psicofisica, senza discriminazioni basate sul sesso. Emblematico, per capire il contesto in cui sorge l’esigenza di codificare il reato di femmicidio/femminicidio, l’appello dell’ambasciatrice di Amnesty International Hilda Morales ai legislatori per l’introduzione del reato di femminicidio nel codice penale, sulla base del fatto che “il codice penale è una Costituzione in negativo” e dunque si rende necessaria al fine di “garantire l’integrità fisica senza discriminazioni” .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Peraltro, per numerosi dei Paesi che hanno introdotto questo crimine, si trattava della prima forma di legislazione nazionale diretta a sanzionare specificamente la violenza contro le donne, rendendola in tal modo visibile anche per l’ordinamento giuridico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, la trasposizione dei concetti socio-crimino-antropologico di femmicidio/femminicidio in una fattispecie penale ha sollevato non poche sfide giuridiche connesse all’individuazione delle condotte da incriminare, alla scelta se differenziare il reato di femmicidio/femminicidio rispetto alle altre forme di violenza di genere già tipizzate ovvero considerarlo aggravante di reati connotati perlopiù in maniera neutra dal punto di vista della parte offesa e dell’aggressore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad una prima analisi, le esperienze di codificazione penale si sono rivelate piuttosto insoddisfacenti, da un lato per le difficoltà connesse alla identificazione di condotte sufficientemente determinate e precise, tali da rispettare i principi di tassatività e di legalità, dall’altro per la sostanziale assenza di volontà politica di assimilare in toto negli ordinamenti giuridici una fattispecie non neutra. Tale assenza di volontà politica è risultata decisiva in più occasioni nel vanificare progetti in astratto destinati al successo: anche in presenza di disegni di legge “perfetti”, il dibattito parlamentare e le modifiche apportate da quei soggetti che politicamente non erano pronti ad accettare una modifica del diritto penale inclusiva della differenza sessuale, hanno alla fine privato la fattispecie di ogni consistenza e peculiarità, rendendola quindi di difficile o addirittura inutile attuazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto attiene alla costruzione della fattispecie criminale, si è posto in via principale il problema della delimitazione della condotta punibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se infatti il femmicidio è “facilmente” identificabile nella condotta di chi uccide una donna/bambina/lesbica/transessuale in ragione del suo genere di appartenenza, il femminicidio al contrario include una vasta gamma di condotte discriminatorie e violente rivolte contro la donna “in quanto donna”, che rappresentano una violazione dei suoi diritti fondamentali, in quanto la eliminano fisicamente o annullano la sua possibilità di godere delle libertà concesse invece agli altri consociati (maschi).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di qui la difficoltà di “formalizzare” giuridicamente la categoria del femminicidio in ambito penale nel rispetto del principio di tassatività .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rimandando ad altre sedi per un’analisi più puntuale delle legislazioni relative ai singoli Paesi, in questa sede si può brevemente evidenziare che la maggior parte delle legislazioni nazionali ha delineato l’atto femminicida come la condotta violenta di un individuo (o più) nei confronti di una donna o una bambina, spinta da un “odio di genere”. La condotta può inserirsi in un contesto strutturale di discriminazione di genere o di politiche inadeguate per la prevenzione della violenza di genere o di disinteresse per la persecuzione di questo genere di crimini. Per tale motivo, oltre alla condotta del singolo in alcune legislazioni viene sanzionata in forma aggravata anche la responsabilità dei pubblici ufficiali per omissione di atti d’ufficio, per concorso, o favoreggiamento di tali crimini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;III.&lt;/strong&gt; Come far valere la responsabilità degli Stati per il mancato adempimento delle obbligazioni internazionali di protezione e promozione dei diritti umani delle donne, alle quali si sono vincolati attraverso la ratifica delle Convenzioni ONU e delle Convenzioni regionali (c.d. due diligence obligation)? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il femmicidio ed il femminicidio, come tutte le forme di discriminazione e violenza di genere, costituiscono la “manifestazione di un potere relazionale storicamente diseguale tra uomini e donne…uno dei principali meccanismi sociali attraverso i quali le donne sono costrette ad occupare una posizione subordinata rispetto agli uomini..” : è evidente quindi che sarà difficile far valere la responsabilità dello Stato se prima non si è agito in maniera sistematica al suo interno per scardinare i meccanismi sociali e di potere che rendono tollerabile la soggezione delle donne ai ruoli tradizionali e la violenza rivolta nei confronti di quelle donne tentano di fuggire a tali ruoli. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per chiamare lo Stato alla sua responsabilità internazionale occorre, a livello nazionale, evidenziare che l’indifferenza delle Istituzioni per il riaffermarsi di una cultura patriarcale che discrimina le donne, costituisce una inadempienza alle obbligazioni internazionali di promozione di una cultura di genere assunte con l’adesione al sistema giuridico internazionale umanitario (e, per quanto attiene all’Italia, anche per la sua adesione all’Unione Europea). Di qui l’importanza cruciale di declinare in termini di violazione dei diritti umani delle donne le censure mosse politicamente (e giuridicamente) allo Stato, a livello nazionale, per le inadempienze relative alla predisposizione di adeguati meccanismi di prevenzione della violenza sulle donne e di protezione delle donne sopravvissute alla violenza .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Laddove gli stati-nazione non appaiono più in grado di garantire adeguatamente il rispetto dei diritti delle donne, la richiesta di giustizia a livello internazionale, davanti alle Corti per i diritti umani, rappresenta un preziosissimo strumento di pressione sugli Stati stessi e dunque un importante mezzo per richiamare i governi nazionali alle responsabilità assunte sottoscrivendo le Convenzioni Onu e regionali a tutela dei diritti delle donne (per quanto ad oggi resti aperto il problema di come sanzionare adeguatamente gli Stati membri, una volta che questi siano stati dichiarati colpevoli di aver violato i diritti delle donne).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’ambito del diritto umanitario internazionale, i diritti delle donne sono affermati da numerose Convenzione ONU e carte regionali. Tra queste vale la pena di ricordare in questa sede la principale, la Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) e, a livello regionale, la Convenzione interamericana di Belem do Parà, la Convenzione europea contro la violenza sulle donne, il Protocollo di Maputo aggiuntivo alla Carta africana sui diritti dell’uomo e dei popoli .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Conferenza di Pechino ha sancito ufficialmente che i diritti delle donne sono diritti umani e che la violenza di genere costituisce una violazione dei diritti fondamentali delle donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ne consegue, per gli Stati, l’obbligazione di garantire alle donne una vita libera da ogni forma di violenza, solitamente declinata come “obbligazione delle 4 P”: to Promote, promuovere una cultura che non discrimini le donne, to Prevent, adottare ogni misura idonea a prevenire la violenza maschile sulle donne, to Protect, proteggere le donne che vogliono fuggire dalla violenza maschile, to Punish, perseguire i crimini commessi nei confronti delle donne. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In tema di femmicidio e femminicidio, uno è il caso che ha segnato la storia a livello mondiale: la sentenza “Campo algodonero”, emessa dalla Corte interamericana per i diritti umani in data 10.12.2009 , in occasione del giorno in cui si commemora la firma della Dichiarazione universale sui diritti umani. Per la prima volta nella storia della Corte interamericana, a presiedere l’organo giudicante era una donna, la magistrata Cecilia Medina Quiroga.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con questa storica sentenza, per la prima volta nella storia del diritto internazionale umanitario uno Stato viene dichiarato responsabile per i femminicidi avvenuti sul suo territorio, e dunque per la prima volta viene riconosciuta una identità giuridica propria al concetto di femminicidio quale omicidio di una donna per motivi di genere . Il neologismo viene utilizzato anche quale simbolo di restituzione al diritto del linguaggio di rappresentazione della realtà di violenza subita usato dalle stesse vittime, a titolo di risarcimento per dare loro quella voce, quel diritto alla parola, la credibilità stessa della loro azione che lo Stato, in violazione dei loro diritti umani, gli aveva sistematicamente negato . &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’ambito del procedimento, la madre di Esmeralda Herrera Monreal è stata difesa dalla Asociación Nacional de Abogados Democráticos A.C. (ANAD) e dal Comité de América Latina y el Caribe para la Defensa de los Derechos de la Mujer (CLADEM). La madre di Claudia Ivette González e di Laura Berenice Ramos Monárrez sono state invece rappresentate dalla Red Ciudadana de No Violencia y por la Dignidad Humana e dal Centro para el Desarrollo Integral de la Mujer A.C. (CEDIMAC). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono numerose le ONG e gli organismi di tutela dei diritti umani intervenuti nel procedimento davanti alla Corte in qualità di amicus curiae, provenienti da numerosi Paesi del mondo, a testimonianza dell’interesse tanto della società civile quanto del mondo accademico per l’affermazione della responsabilità degli Stati per il mancato adempimento delle obbligazioni in materia di violenza di genere. Alla Corte sono pervenuti ben tredici interventi, sottoscritti congiuntamente da più associazioni .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Corte interamericana per i diritti umani ha ritenuto responsabile lo Stato messicano responsabile per non aver adeguatamente prevenuto la morte di tre giovani donne, i cui corpi furono ritrovati in un campo di cotone nei pressi di Ciudad Juarez . &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Corte altresì ha ritenuto che i casi individuali di queste tre ragazze, presentati davanti alla Corte dalla Commissione Interamericana per i Diritti umani (CIDH), fossero rappresentativi di una situazione strutturale di violazioni sistematiche dei diritti fondamentali delle donne sulla base del genere di appartenenza. Infatti, nella sentenza si riconosce che la violenza subita dalle donne di Ciudad Juarez fin dal 1993 costituisce una violazione strutturale dei loro diritti umani della quale è responsabile lo Stato messicano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo Stato messicano è stato condannato per aver violato il diritto alla vita , alla integrità psicofisica ed alla libertà delle tre vittime, per aver posto in essere indagini inadeguate, e dunque per aver violato il diritto alla tutela giurisdizionale anche nei confronti delle loro famiglie, per aver violato il diritto delle minori ad avere protezione da parte dello stato , per aver violato il diritto all’integrità psicofisica dei famigliari delle vittime per le sofferenze loro causate e per le pressioni avanzate nei loro confronti. Inoltre, è stato condannato per averle discriminate in quanto donne , nel venir meno al rispetto dell’obbligazione dello Stato di garantire il pieno e libero esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti , che in questo caso sono stati ritenuti violati. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per tale motivo, lo Stato messicano è stato condannato, al fine di riparare al danno arrecato mediante la violazione dei diritti delle tre giovani e delle loro famiglie, non solo alle vittime ma alle donne messicane tutte, ad adempiere ad una serie di sanzioni imposte dalla Corte. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In primo luogo, la Corte ha sancito che la sentenza, dichiarando la responsabilità dello Stato, per la ripercussione pubblica del suo contenuto costituisce essa stessa una forma di riparazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre la Corte nel dispositivo della sentenza ha disposto che lo Stato messicano:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- provvedesse a garantire un adeguato svolgimento del processo penale in corso relativo ai casi portati davanti alla Corte, assicurando un adeguato contraddittorio, trasparenza e prospettiva di genere nelle investigazioni, pubblicazione delle sentenze;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- provvedesse a garantire di procedere penalmente nei confronti dei funzionari pubblici accusati di aver commesso delle irregolarità nell’ambito delle indagini sui casi delle tre giovani;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- provvedesse a garantire di procedere penalmente nei confronti dei funzionari pubblici denunciati per aver effettuato indebite pressioni nei confronti dei familiari delle vittime;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- pubblicasse la sentenza sulla stampa nazionale e locale;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- riconoscesse, mediante un atto pubblico, le proprie responsabilità internazionali per i fatti relativi al femminicidio delle tre ragazze, in onore della loro memoria;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- costruisse, entro un anno dalla notifica della sentenza, un momento commemorativo delle vittime di femminicidio a Ciudad Juarez, da inagurare con una cerimonia nell’ambito della quale avrebbe dovuto riconoscere la propria responsabilità internazionale;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- predisponesse dei protocolli e dei manuali di indagine circa le sparizioni di donne e i femminicidi, con una prospettiva di genere ed in linea con gli standards internazionali;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- creasse una pagina web informativa sulle donne scomparse dal 1993 nello Stato di Chihuahua;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- creasse una banca dati sulle sparizioni e omicidi di donne;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- predisponesse una formazione permanente dei suoi funzionari sui diritti umani in una prospettiva di genere;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- realizzasse un programma educativo per la popolazione dello Stato di Chihuahua, per agire a livello culturale al fine di superare la dimensione sistematica della discriminazione e la violenza di genere;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- fornisse assistenza medica, psicologica, psichiatrica, pubblica e gratuita, ai familiari delle vittime;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- pagasse i danni morali e materiali e le spese alle parti del procedimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tutto sotto il controllo e la supervisione della Corte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Purtroppo oggi, a quasi due anni dalla pubblicazione della sentenza, l’unica obbligazione che lo Stato messicano ha compiutamente adempiuto è quella relativa alla pubblicazione della sentenza: le altre risultano tutte parzialmente o totalmente inattuate . Di più: aumenta il numero dei femminicidi e delle ragazze scomparse, salgono le aggressioni e le intimidazioni nei confronti delle attiviste.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ evidente allora che il principale problema sta, ancora una volta, nella mancanza di volontà politica da parte dello Stato di adempiere effettivamente alle obbligazioni internazionali assunte. Ma si pone anche una nuova sfida per il diritto internazionale umanitario: come assicurarsi che gli Stati adempiano alle condanne da parte degli organismi internazionali a protezione dei diritti umani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;IV.&lt;/strong&gt; La sentenza di Campo Algodonero, lungi dal costituire un attacco della comunità internazionale allo Stato messicano, rappresenta uno snodo fondamentale del diritto internazionale umanitario nel farsi garante, attraverso i propri meccanismi, del rafforzamento dello Stato di diritto e delle sue istituzioni democratiche, così come dello sviluppo umano nelle società di tali Stati, in un’ottica di genere .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel corso della trattazione si è più volte sottolineato che lo stato messicano è stato ritenuto responsabile per non aver adeguatamente prevenuto la morte delle tre giovani juarensi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sullo Stato messicano infatti incombe, ai sensi dell’art. 7 della Convenzione di Belém do Parà, l’obbligazione di utilizzare la dovuta diligenza per prevenire, sanzionare ed eradicare la violenza sulle donne. In generale, tale obbligazione incombe pure su tutti gli Stati che hanno ratificato la CEDAW, ai sensi dell’art. 2 della Convenzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La CEDAW, già dal 1992, ha ritenuto che gli Stati possono essere responsabili degli atti privati se non adottano misure adeguate ad impedire la violazione dei diritti (da parte dei singoli), o ad assicurare le indagini e la punizione degli atti di violenza o a risarcire le vittime . Analogamente si è espressa l’Assemblea Generale ONU nel 1993 e la Piattaforma di Pechino . Anche la Special Rapporteur ONU sulla violenza sulle donne già da tempo ha dato atto dell’esistenza di una norma pattizia, nel diritto internazionale consuetudinario, che obbliga gli Stati ad utilizzare la dovuta diligenza nel prevenire e contrastare la violenza sulle donne .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dunque, non è sufficiente che lo Stato si astenga dal commettere in prima persona violazione dei diritti fondamentali delle donne (ad esempio adottando leggi che violano i diritti delle donne) ma, per andare esente da responsabilità internazionale, deve pure aver adottato ogni mezzo idoneo ad evitare che i singoli possano porre in essere lesioni dei diritti garantiti attraverso l’adesione agli strumenti internazionali e regionali di diritto umanitario.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma come si può valutare se uno Stato ha adottato tutte le misure adeguate a prevenire il femminicidio, ovvero ne è responsabile?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli indicatori molteplici. Semplificando molto il discorso, lo Stato deve avere assolto all’obbligazione di assicurare la protezione dei diritti delle donne sia de jure che de facto. Ovvero: deve aver ratificato gli strumenti internazionali a tutela dei diritti delle donne, deve avere fonti primarie (di rango costituzionale) che sanciscano il principio dell’uguaglianza di genere, deve essere dotato di un corpus normativo di contrasto alla violenza sulle donne, deve aver predisposto politiche e piani di azione in materia, deve aver formato gli operatori giudiziari e le forze dell’ordine in un’ottica di genere, deve avere a disposizione strutture di protezione adeguate, deve aver predisposto strumenti di rilevazione statistica dei dati, di sensibilizzazione culturale . Ma non è sufficiente che uno Stato disponga di un adeguato quadro normativo e politico di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, occorre anche che tale quadro sia funzionale ed efficace nel contrasto alla violenza di genere, ovvero sia in grado di prevenire i fattori di rischio, agendo a livello strutturale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Indubbiamente, la sentenza “Campo Algodonero” è estremamente preziosa nel ripercorrere minuziosamente tutte le omissioni dello Stato messicano che ne sanciscono la responsabilità per i femminicidi di Ciudad Juarez, e nel motivarla alla luce dei parametri sanciti dagli altri organismi a tutela dei diritti umani e delle osservazioni pervenute, in special modo dalla CEDAW e dai vari Special Rapporteur ONU, allo Stato messicano . Ma è ancora più preziosa nella misura in cui richiama i precedenti in cui, anche se non si parlava espressamente di femminicidio, la questione verteva in materia di responsabilità dello Stato per non aver adottato tutte le misure adeguate a prevenire l’uccisione della donna, la violenza di genere nella sua forma più estrema. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E la Corte non lo fa soltanto richiamando la propria giurisprudenza, ma anche con riferimento a quello della Corte Europea per i diritti umani e citando la motivazione dei casi decisi davanti al Comitato CEDAW, quasi a voler riaffermare l’universalità dei parametri per una giustizia minima sui diritti delle donne, l’universalità della risposta giuridica del diritto umanitario al femminicidio: gli Stati devono garantire con tutti i mezzi adeguati e in concreto, alle donne, una vita libera dalla violenza “in quanto donne”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo caso in cui la Corte interamericana sancì questa responsabilità (nei confronti dello stato brasiliano) richiamando esplicitamente la Convenzione di Belém do Parà fu quello di Maria Da Penha , una donna uccisa dopo che per ben quindici anni aveva subito (e denunciato!) violenze domestiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la Corte richiama anche la più recente decisione del Comitato CEDAW nei confronti dell’Ungheria (2005, in cui lo Stato fu dichiarato responsabile in quanto non disponeva di una legislazione specifica in materia di violenza domestica e molestie sessuali, né di strumenti analoghi agli ordini di protezione o di allontanamento del coniuge violento dalla casa familiare, né di case rifugio per la protezione immediata delle donne sopravvissute alla violenza) e quella, ancora più recente, della CEDAW nei confronti dell’Austria (2007, in cui lo Stato fu dichiarato responsabile dell’uccisione di una donna da parte di suo marito, poiché lo stesso nonostante la pericolosità e la riportata condanna non era stato trattenuto in carcere) .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella sentenza di Campo Algodonero si sviluppa un ulteriore concetto: se lo Stato non adotta tutti i mezzi adeguati per prevenire e contrastare la violenza di genere, discrimina le donne in quanto non garantisce loro il diritto ad essere uguali davanti alla legge, e dunque ugualmente protette dalle istituzioni. Perché lo Stato sia responsabile di tale discriminazione, non occorre che sia intenzionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In tal senso, la Corte interamericana richiama il precedente della Corte Europea per i diritti umani, Opuz vs. Turchia , ove i giudici di Strasburgo (a loro volta richiamando la giurisprudenza della Corte Interamericana) avevano condannato lo Stato per violazione dell’art. 3 CEDU (divieto di tortura e trattamenti umani degradanti – in quanto la signora Opuz, ha subito uno stato perenne di minacce, violenze e paura da parte del marito, a causa della passività della polizia e dei giudici nella persecuzione dello stesso) e per violazione dell’art. 14 CEDU (divieto di discriminazione – in quanto le riforme legislative adottate dalla Turchia per eliminare le disposizioni discriminatorie in materia di violenza domestica -ad es. attenuante del delitto d’onore- non sono bastate a eliminare la passività delle autorità locali davanti alla sua richiesta di aiuto “in quanto donna”).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E lo Stato italiano? Indubbiamente, siamo a conoscenza di numerosi casi che gli costerebbero una condanna (davanti alla CEDU o al Comitato CEDAW) per non aver adottato le misure adeguate a prevenire il femminicidio. Le numerose e gravi mancanze dello Stato italiano nell’adempiere alle obbligazioni sancite dalla ratifica della CEDAW si possono leggere dettagliatamente nel Rapporto Ombra presentato al Comitato CEDAW dalle ONG riunite nella Piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW” . E’ emblematico che, proprio sulla base delle informazioni fornite al Comitato dalle attiviste italiane, nelle Raccomandazioni del Comitato CEDAW al Governo italiano si ammetta chiaramente che, stando alle evidenze raccolte, potrebbe sussistere una responsabilità dello Stato per i femminicidi in aumento. Il Comitato infatti si dichiara “preoccupato per l’elevato numero di donne uccise da partner ed ex partner (femmicidi), che può indicare un fallimento delle autorità dello Stato nel proteggere adeguatamente le donne vittime dei loro partner o ex partner” .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ evidente che tale censura mossa dal Comitato CEDAW al Governo italiano apre scenari estremamente interessanti sia de jure condendo sia dal punto di vista di tutela giudiziale delle vittime di violenza domestica e di femminicidio. E’ altresì evidente che, se oggi la CEDAW parla di femmicidio anche in relazione all’Italia, è perché i diritti umani affermati a livello universale vivono nella misura in cui vengono reclamati in quanto tali e fatti valere a livello locale. Ed in questo le donne, anche quelle italiane, continuano ad avere un ruolo fondamentale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-1278114257069908880?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1278114257069908880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1278114257069908880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/11/il-riconoscimento-giuridico-dei.html' title='Il riconoscimento giuridico dei concetti di femmicidio e femminicidio'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4119157927914228378</id><published>2011-11-21T04:47:00.001+01:00</published><updated>2011-11-21T04:51:04.687+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='femminicidio istituzionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='INIZIATIVE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RELAZIONI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GIURISTI DEMOCRATICI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Stereotipi, pregiudizi, diritti e democrazia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;strong&gt;STEREOTIPI, PREGIUDIZI, DIRITTI E DEMOCRAZIA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per una critica di genere del diritto e della politica.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avv. Barbara Spinelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Contributo inserito nel documento programmatico per l’Assemblea nazionale dei Giuristi Democratici&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Padova, 26-27 novembre 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui il &lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/73224919/Per-Una-Critica-Di-Genere-Del-Diritto-e-Della-Politica"&gt;mio intervento&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt; in formato pdf e &lt;u&gt;completo di note e di Raccomandazioni CEDAW&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;Qui il &lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/ggdd_20111115101501.pdf"&gt;documento programmatico&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt; in versione integrale pdf&lt;br /&gt;Qui&amp;nbsp;la &lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20111114210059/post_html"&gt;locandina&lt;/a&gt;&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt; con il programma&amp;nbsp;dell'Assemblea nazionale pdf&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ evidente che, nonostante l’Italia abbia ratificato i principali trattati internazionali in materia di diritti umani, e nonostante ormai la tutela dei diritti fondamentali abbia raggiunto una dimensione “multilivello” (internazionale, comunitaria, nazionale) estremamente capillare, manca ancora una adeguata cultura politica, sociale e giuridica in grado di riconoscere in concreto le violazioni dei diritti umani e combatterle in quanto tali, attraverso la predisposizione di politiche adeguate e attraverso un utilizzo consapevole degli strumenti di tutela esistenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un esempio concreto di tale vuoto culturale è la mancata istituzione nel nostro Paese di un organismo indipendente di monitoraggio e tutela dei diritti umani. Da decenni infatti l’Italia è inadempiente ai Principi di Parigi, ed alle Raccomandazioni provenienti da ciascuno dei 6 Comitati ONU che sollecitano la creazione di una Commissione nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante l’Italia abbia annunciato nel corso della Revisione Universale Periodica del 2010 di essersi attivata in tal senso, il disegno di legge approvato il 3 marzo 2011 da parte del Consiglio dei Ministri non può considerarsi un avanzamento sufficiente verso l’effettivo adempimento dell’obbligazione assunta, anche determina un notevole regresso rispetto al precedente disegno di legge n. 1463 sul quale in data 01.05.2007 aveva già espresso parere tecnico il Dipartimento Istituzioni Nazionali dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per I diritti umani .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se da un lato il Governo italiano è gravemente inadempiente rispetto alle obbligazioni internazionali assunte, e si rende responsabile di gravissime violazioni dei diritti fondamentali, dall’altro siamo di fronte a un sistema politico e ad una società civile eccessivamente inconsapevoli non solo del contenuto stesso delle obbligazioni dello Stato italiano in materia di diritti fondamentali, ma anche del funzionamento del sistema di monitoraggio dell’adempimento da parte dello Stato italiano delle obbligazioni internazionali e comunitarie assunte per garantire in concreto i diritti fondamentali, attraverso l’implementazione delle Convenzioni ratificate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa ignoranza diffusa è resa possibile anche e soprattutto dal fatto che il Governo neanche si cura di tradurre e diffondere in lingua italiana i testi dei Treaty bodies, delle raccomandazioni generali, delle raccomandazioni specifiche rivolte all’Italia, ostacolando in tal modo una conoscenza diffusa dei diritti garantiti da queste Convenzioni e un controllo effettivo da parte della società civile circa l’effettivo adempimento delle raccomandazioni formulate dai vari comitati di controllo delle varie Convenzioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Parlamento nazionale e quelli regionali spesso ignorano queste disposizioni che invece dovrebbero costituire il faro delle riforme legislative, politiche e delle manovre economiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche il giurista più sensibile a questi temi, spesso, nella sua attività quotidiana, tende a richiamare nei propri atti in maniera citazionistica i diritti affermati nelle Convenzioni, ma senza riuscire di fatto ad individuare chiaramente il contenuto di quel diritto ed il perché in concreto esso è stato violato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A ciò si aggiunga che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi europei a non essersi mai avvalso degli strumenti di tutela previsti dal diritto internazionale dei Trattati per le violazioni singole o gravi e sistematiche di diritti fondamentali che avvengono all’interno del Paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al contrario, in special modo a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, appare più che mai necessario che il legale abbia conoscenza adeguata del corpus giuridico dei Treaty bodies, e quindi non solo dei principi affermati dalle Convenzioni ONU ma anche e soprattutto della giurisprudenza e delle raccomandazioni prodotte dagli organismi di monitoraggio dell’implementazione di questi trattati. Questo bagaglio infatti è utilissimo all’interprete del diritto nazionale per riempire di significato/articolare i diritti sanciti dalla Costituzione e i principi derivanti dalle fonti dell’unione europea, e per passare dunque al vaglio la legittimità dei singoli provvedimenti e della normativa nazionale (ma anche comunitaria).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ignoranza del giurista medio spesso infatti ha costituito il principale ostacolo per un rapido passaggio dal riconoscimento dell’uguaglianza formale a quello dell’uguaglianza sostanziale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dunque una alfabetizzazione di base in materia di diritto internazionale umanitario costituisce sicuramente un buon inizio per declinare e far vivere nella nostra dimensione nazionale e locale i diritti fondamentali sanciti a livello internazionale e comunitario.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I diritti infatti vivono là dove vengono riconosciuti e reclamati in quanto tali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;II.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mancato riconoscimento di alcune situazioni quali violazioni gravi e sistematiche dei diritti fondamentali di un determinato gruppo o categorie di persone, determina inevitabilmente il declassamento di tali situazioni a problemi di ordine morale, etico, o politico che, in quanto tali, possono essere risolti o non risolti attraverso il ricorso ai peggiori compromessi possibili. Ovvero, a causa di un pregiudizio dovuto all’ignoranza (questa situazione non costituisce una violazione dei diritti fondamentali) automaticamente si perdono di vista i soggetti di diritto, persone i cui diritti sono fondamentali e inalienabili, e la questione diventa una delle tante che deve essere disciplinata come oggetto del diritto (io politico/legislatore mi sento libero di legiferare sulla base di quella che è l’opinione politica della maggioranza dominante, in quanto trattasi di questione etica/morale e non di questione che attiene i diritti fondamentali).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo in Italia avviene in particolar modo quando si tratta di discriminazione di genere e basata sull’orientamento sessuale e quando si tratta di discriminazione razziale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un esempio macroscopico è sotto gli occhi di tutti, e riguarda il vergognoso destino parlamentare delle leggi c.d. anti-omofobia. Come tutti ricorderanno, in ragione del crescente numero di aggressioni nei confronti di gay e lesbiche, nel 2009 sono stati presentati in Parlamento due disegni di legge (n. 1658 e n. 1882), per estendere la tutela penale accordata dalla Legge Mancino anche alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale. Nell’ambito della discussione parlamentare è stata sollevata un questione pregiudiziale di costituzionalità dal gruppo cattolico, approvata con il 54,8% dei voti, che ha determinato la bocciatura del disegno di legge. Ovvero, i membri della Camera, con una maggioranza di soli 63 voti, hanno ritenuto incostituzionale il testo del disegno di legge sostenendo che, in assenza di una definizione giuridica di “orientamento sessuale”, l'omosessualità e il lesbismo fossero paragonabili all'incesto, alla pedofilia e ad altri comportamenti sessuali devianti . Anche a fronte della presentazione del disegno di legge modificato, il voto è stato nuovamente negativo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa catastrofe parlamentare, è stata possibile perché nel corso dell’iter legislativo la materia è stata trattata come la “concessione” di una tutela, come una questione morale, di buon senso (basta leggere i dibattiti parlamentari e i giornali per inorridire davanti al vuoto giuridico che ha caratterizzato il dibattito) e mai come una questione di eliminazione di una disparità di trattamento, di una discriminazione, già esistente. Ed infatti in Italia la discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale risulta la sola non tutelata penalmente, dunque le modifiche normative proposte si rendevano indispensabili per colmare un vuoto esistente... vuoto però del quale nessuno ha constatato l’esistenza, proprio perché manca la percezione del sessismo e dell’omofobia come forme di discriminazione degne di tutela alla pari delle altre. La l. 205/1993 (c.d. legge Mancino) infatti prevede come reati una serie di condotte commesse per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi Gli stessi comportamenti non sono penalmente perseguibili, ne tutelati in altro modo, se compiuti per motivi di discriminazione di genere o basata sull’orientamento sessuale, categorie di discriminazione non incluse nella legge Mancino. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tale vuoto di tutela appare ancora più illogico e ingiusto censurabile se si considera che la legge Mancino richiama esplicitamente la CERD , Convenzione “gemella” della CEDAW , attuandola. Proprio in ragione della medesima tutela riconosciuta dalle due Convenzioni all’art. 2 nei confronti della discriminazione di genere e di quella per motivi razziali, etnici, o nazionali, è auspicabile una equiparazione di protezione anche a livello nazionale. Questo solo ragionamento, da nessuna forza politica espresso in Parlamento né altrove, sarebbe stato di per sé sufficiente ad avvalorare con forza la necessaria modifica della L. Mancino, non solo per motivi di discriminazione sessuale, ma anche di genere. E riconoscere un disvalore penale ai discorsi di odio basati sul genere, oltre che sulla razza, sull’etnia, sulla nazionalità o sulla religione, avrebbe forse reso i nostri politici meno propensi al costante utilizzo di boutade sessiste nel discorso politico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nodo centrale infatti, emerso con prepotenza grazie al sessismo spudorato di Berlusconi, è l’assenza in Italia della volontà di affrontare seriamente le questioni di genere in ogni ambito della vita politica e pubblica. Cioè si continua a negare l’esistenza di un rapporto stringente tra l'immaginario collettivo sul ruolo della donna e la disciplina del suo corpo, dei suoi diritti, della sua libertà attraverso il diritto, ma anche la concezione della politica stessa e del ruolo delle donne nella politica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Finchè l’Italia non sarà in grado di affrontare e sciogliere questo nodo, un ritorno ad una democrazia effettiva non sarà possibile, perché non può esserci democrazia là dove le donne non vengono considerate soggetti di diritto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questi mesi ci hanno dimostrato con chiarezza quanto gli stereotipi legati al ruolo tradizionale della donna nella società (Eva, la tentatrice, - escort o prostituta di strada-, Maria, la donna di casa, la madre di famiglia, Wonderwoman, la donna che deve curare la casa, figliare, ma anche lavorare alla pari dell’uomo andando in pensione senza differenze di età) influiscano pesantemente non solo sul destino e sui diritti di donne e bambine, ma sulla società tutta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ un dato di fatto che il ruolo del movimento femminista è stato indispensabile per l'accesso ai diritti fondamentali da parte delle donne. Eppure, le riforme giuridiche approvate a partire dagli anni Settanta grazie al femminismo, si sono dimostrate insufficienti a garantire in concreto il godimento per le donne del diritto a una vita libera da qualsiasi forma di discriminazione e violenza. Infatti, alle modifiche normative non è seguito un cambio culturale. Gli stereotipi sul ruolo della donna nella società sono ancora profondamente radicati, e riscontrabili in molti dei discorsi politici, dei programmi dei governi, delle proposte di legge, degli arresti giurisprudenziali. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questi stereotipi “minano alla base la condizione sociale delle donne, e sono all’origine della posizione di svantaggio occupata dalle donne in vari settori, compreso il mercato del lavoro e la vita politica e pubblica” (Osservazione Conclusiva n.15/2005 del Comitato CEDAW all’Italia). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante ciò ci venga evidenziato dagli organismi internazionale, in Italia ancora manca la capacità di cogliere la specificità della differenza di genere quale derivazione di una disparità di potere secolare tra uomini e donne. Il patriarcato esiste, ma ci si ostina a non riconoscerlo nelle forme in cui si manifesta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sulla base di una concezione cattolica e familista fortemente radicata, la differenza di genere viene ricondotta nell'alveo delle discriminazioni di cui sono vittima i “soggetti deboli”, così che le politiche di pari opportunità si risolvono in politiche assistenzialistiche e di tutela, anche mediante il ricorso allo strumento penale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dagli anni Settanta del secolo scorso si è determinato un netto spostamento di prospettiva dal c.d. paradigma dell'oppressione al c.d. paradigma della vittimizzazione : mentre la condizione pervasiva dell'oppressione richiede riforme di tipo strutturale, ovvero azioni rivolte a eliminare ostacolo al godimento effettivo dei diritti, come richiesto dalla CEDAW, la condizione soggettiva della vittimizzazione riduce il problema a una debolezza individuale, da tutelare, o a una situazione di rischio individuale, da arginare mediante l'utilizzo dello strumento penale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'assenza di un approccio di genere, la prevalenza di un approccio morale, ha determinato una profonda incoerenza tra quella che è la ratio posta a fondamento degli interventi politici e normativi in materia di pari opportunità e quello che dovrebbe essere il significato stesso delle pari opportunità, che, in attuazione dell'art. 3 Cost., dovrebbero costituire la “longa manus” dello Stato per attuare la CEDAW, le Raccomandazioni provenienti al Comitato CEDAW, e mediante tali azioni, operare al fine di “eliminare ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo,su base di parità tra l'uomo e la donna”(art. 1 CEDAW).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al contrario, ancora oggi il diritto considera le donne in funzione del ruolo sociale rivestito (moglie, madre, oggetto sessuale), facendole oggetto di disciplina. Alla donna, in ragione della funzione procreatrice -oggetto di tutela-, non è concessa piena sovranità sul proprio corpo . Ciò la rende giuridicamente “individuo dimezzato” , in quanto non si ha il riconoscimento della soggettività piena della donna in quanto tale, ma avviene un declassamento a “non persona”, che rende i suoi diritti fondamentali “disponibili”, “relativi” in ragione del ruolo sociale assunto, e dunque ponderabili con altri beni socialmente rilevanti, quali ad esempio la morale della famiglia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nesso tra legale e sociale è evidente. La relazione è biunivoca: se il diritto italiano è ancora profondamente androcentrico ed impermeabile al concetto di genere, è anche perché la società italiana continua ad essere ancora profondamente patriarcale, e viceversa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo nesso come già evidenziato non investe soltanto la fase poietica del diritto, quella normativa, quanto pure la fase interpretativa, in grado essa stessa di riprodurre mediante il singolo giudizio le dinamiche di oppressione o di liberazione che il giudicante, là dove esistono vuoti normativi che lo consentano, può discrezionalmente assumere, facendosi o attore del mutamento sociale o ratificatore del discorso dominante.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò comporta una deroga non scritta al carattere fondamentale dei diritti delle donne, il che si traduce in un vulnus alla democrazia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;III.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Davanti a un quadro così desolante, che fare? E che cosa è stato fatto dai Giuristi Democratici?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Va osservato che la nostra associazione, in stretta adesione al suo spirito statutario, è stata sempre in prima linea nel proporre una critica serrata al paradigma della vittimizzazione nell’approccio alle politiche di pari opportunità e nel promuovere proposte alternative in grado di concretizzare effettivi avanzamenti nella rimozione degli ostacoli strutturali che impediscono in concreto per le donne l’accesso ad alcuni dei diritti fondamentali, primi tra tutti la salute riproduttiva, il diritto alla genitorialità, e il diritto ad una vita libera dalla violenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Già nel 2006 infatti i Giuristi Democratici, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, lanciarono un appello alle Istituzioni per una donna soggetto di diritti e non oggetto di diritti , nel quale ricordavano che promuovere l’autodeterminazione femminile e garantire una vita libera da ogni forma di discriminazione e violenza basata sul genere e sull’orientamento sessuale è un impegno che riguarda tutta la comunità, ma in primo luogo rappresenta un'obbligazione dello Stato, assunta non solo Costituzionalmente ex art. 3, ma anche a livello internazionale attraverso il riconoscimento della validità dei vari Trattati, Dichiarazioni e Convenzioni a tutela dei diritti fondamentali della Persona, ed in particolar modo attraverso la ratifica della CEDAW. Con quel appello si sottolineava che nella realizzazione degli interventi legislativi e governativi non si è affatto tenuto conto delle Raccomandazioni provenienti dal Comitato per l'attuazione della CEDAW e, per la prima volta, i Giuristi Democratici traducevano in italiano e diffondevano le Raccomandazioni del 2005 . Altresì, nello stesso anno, i Giuristi Democratici, nell’analisi del disegno di legge Bindi-Mastella-Pollastrini, chiamati in audizione in Commissione Giustizia, sottolinearono come il testo normativo nel proprio impianto non soddisfasse né valorizzasse quanto richiesto a livello europeo ed internazionale per l'avanzamento dei Diritti delle Donne. In particolare, i Giuristi Democratici in quella sede proposero specifici emendamenti che riqualificavano il testo armonizzandolo con le osservazioni contenute nelle Raccomandazioni del Comitato per l’applicazione della CEDAW.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da allora, in numerose altre occasioni abbiamo espresso la nostra criticità (nei confronti di politiche securitarie e repressive in materia di violenza sessuale, nei confronti di campagne pubblicitarie, ecc.) facendo richiamo ai principi sanciti dalla CEDAW e, in particolare, alle Raccomandazioni rivolte al Governo italiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I Giuristi Democratici hanno anche promosso la costituzione di parte civile delle ONG nei processi per femminicidio e per discriminazione di genere sul lavoro , ottenendo importantissimi risultati in termini di sensibilizzazione e di avanzamenti giurisprudenziali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2010 i Giuristi Democratici, in collaborazione con D.i.RE, donne in rete contro la violenza (la rete nazionale dei centri antiviolenza), hanno invitato in Italia la Special Rapporteur ONU contro la violenza sulle donne, Rashida Manjoo, che ha presenziato a tre eventi: il 13 gennaio 2010 a Roma, il 14 gennaio a Bologna, il 15 gennaio a Ravenna. Si è trattato di tre incontri pubblici nel corso dei quali la Special Rapporteur ha incontrato le ONG, le associazioni femminili e femministe e la comunità, per riflettere sulla condizione femminile in Italia a 25 anni dalla ratifica della CEDAW e nell’ambito dei quali sono state delineate linee guida per un approccio basato sui diritti umani nel contrasto alla discriminazione e violenza di genere, anche per quanto riguarda i diritti delle donne migranti e rifugiate. A Bologna i Giuristi Democratici hanno organizzato anche un seminario di formazione forense , qualificato e partecipatissimo, nel corso del quale è stato spiegato il funzionamento degli strumenti internazionali di tutela delle donne vittime di discriminazione e violenza di genere, e le procedure attraverso le quali possono essere attivati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A seguito di questi incontri, grazie alla documentazione sistematica sul femminicidio in Italia e in Europa, per i Giuristi Democratici sono stata invitata in qualità di esperta all’incontro seminariale (export group meeting) promosso dalla Special Rapporteur ONU contro la violenza sulle donne a New York il 12 ottobre 2011 sugli omicidi di donne per motivi di genere, presentando un paper su “Femmicidio e femminicidio in Europa. Gli omicidi di donne quale esito di precedente violenza domestica”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I Giuristi Democratici stanno continuando in maniera sistematica il monitoraggio sui diritti delle donne in Italia: sia avendo partecipato attivamente alla Piattaforma nazionale “30 anni di CEDAW – Lavori in corsa” ed avendo promosso e curato la redazione del Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW in Italia , presentato a New York nel luglio 2011, sia attraverso l’appoggio alla visita ufficiale della Special Rapporteur contro la violenza sulle donne in Italia, che si terrà nel gennaio 2012, e il lavoro di costante monitoraggio relativo all’attuazione da parte dell’Italia delle nuove raccomandazioni avanzate dal Comitato CEDAW a seguito della presentazione del Rapporto Ombra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I documenti prodotti e le iniziative in cantiere, gli aggiornamenti in materia e altro materiale informativo sono raccolti sia nella sezione “genere-famiglie” del sito dei Giuristi Democratici sia nel blog “Giuristi democratici per la CEDAW” . &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il lavoro che ci proponiamo di promuovere per il futuro non rappresenta altro che la continuazione di un percorso già consolidato di azioni di contrasto alla discriminazione e alla violenza di genere, che prevede momenti di sensibilizzazione contro il femminicidio, la formazione degli operatori giuridici sugli strumenti nazionale ed internazionali di contrasto alla discriminazione e violenza di genere, l’analisi delle norme e delle prassi discriminatorie tanto in ambito amministrativo, quanto in ambito giurisdizione e sociale in generale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Rapporto ombra sulla implementazione della CEDAW in Italia rappresenta un vero e proprio libro nero sulle principali violazioni dei diritti delle donne italiane quali garantiti dalla Convenzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ la prima volta, dalla ratifica della Convenzione nel 1985, che un gruppo di donne, io, le altre colleghe di Giuristi Democratici e numerosissime altre donne provenienti da diverse realtà accademiche, associative e sociali del Paese, produce all’ONU un rapporto ombra della società civile, antagonista rispetto al rapporto governativo, che evidenzi le criticità e le mancanze rispetto alla (insufficiente) implementazione della Convenzione in Italia. Per me ha costituito la realizzazione di un sogno promuovere e coordinare questo progetto, e un grande onore, insieme alle altre rappresentanti delle associazioni della Piattaforma “Lavori in corsa-30 anni di CEDAW”, poterlo presentare alle Nazioni Unite nel corso della sessione di esame.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al Rapporto Ombra hanno aderito tutte le principali ONG italiane, ma anche ACLI, collettivi femministi, singole e singoli .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nostra partecipazione, anche di lobby fisica alle Nazioni Unite, oltre che con un corposo e dettagliato documento, alla procedura di monitoraggio relativa all’implementazione della CEDAW, ha consentito che venissero indirizzate al Governo raccomandazioni estremamente forti e specifiche, relative a questioni ignorate o affrontate in maniera non adeguata sia sul piano politico che normativo dalle Istituzioni, da noi sollevate in quella sede anche attraverso l’esposizione di casi concreti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Molte delle raccomandazioni potranno essere utilizzate per promuovere riforme legislative, questioni di costituzionalità e azioni di responsabilità nei confronti dello Stato italiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra i temi evidenziati dal Comitato CEDAW ricordiamo in questa sede, in quanto trasversali alle attività associative e possibile oggetto di iniziative specifiche di informazione e di azione:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 15/2011: la diffusione della Convenzione . Il Comitato è preoccupato che le disposizioni contenute nella Convenzione e nel Protocollo Opzionale, così come le raccomandazioni generali del Comitato, non sono state tradotte in italiano e non sono sufficientemente conosciute da tutte le amministrazioni, dalla società civile e tra le donne stesse. Il Comitato è inoltre preoccupato perchè la Convenzione non ha ricevuto lo stesso grado di visibilità e di importanza riservato agli strumenti giuridici regionali, in particolare alle Direttive UE, e pertanto non è regolarmente usata quale riferimento giuridico per le misure, comprese quelle legislative, volte alla eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne e alla promozione dell’uguaglianza di genere nello Stato-membro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 22-25/2011: la lotta culturale agli stereotipi sul ruolo tradizionale della donna nella società . Il Comitato rimane profondamente preoccupato per la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale e per gli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società. Tali stereotipi, contenuti anche nelle dichiarazioni pubbliche rese dai politici, minano la condizione sociale della donna, come emerge dalla posizione svantaggiata delle donne in una serie di settori, incluso il mercato del lavoro e l’accesso alla vita politica e alle cariche decisionali, condizionano le scelte delle donne nei loro studi ed in ambito professionale e comportano che le politiche e le strategie adottate generino risultati ed impatti diseguali tra uomini e donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 26-27/2011: la violenza sulle donne . Il Comitato rimane preoccupato per l’elevata prevalenza della violenza nei confronti di donne e bambine nonché per il persistere di attitudini socio-culturali che condonano la violenza domestica, oltre ad essere preoccupato per la mancanza di dati sulla violenza contro le donne e bambine migranti, Rom e Sinte. Il Comitato è inoltre preoccupato per l’elevato numero di donne uccise dai propri partner o ex-partner (femminicidi), che possono indicare il fallimento delle Autorità dello Stato-membro nel proteggere adeguatamente le donne, vittime dei loro partner o ex-partner.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 28-31 /2011: tratta e sfruttamento della prostituzione Il Comitato è preoccupato che l’applicazione dell’articolo 18 del Decreto Legislativo n. 286/1998, che prevede un permesso speciale di residenza per le vittime di tratta e sfruttamento, può, se interpretato restrittivamente, privare di adeguata protezione le donne vittime di tratta che sono state trafficate in un altro Paese e successivamente portate in Italia a fini della tratta. Il Comitato è inoltre preoccupato del fatto che il “pacchetto sicurezza” adottato dal Governo nel 2010 ha seriamente impedito un’adeguata identificazione delle vittime potenziali di tratta da parte delle Forze dell’ordine. Il Comitato è preoccupato per il riconoscimento da parte dello Stato-membro che la proposta di criminalizzazione della prostituzione in spazi pubblici “ha una funzione di pubblica sicurezza e di decoro della vita urbana” e che apparentemente i diritti delle donne coinvolte nella prostituzione in strada - la maggior parte delle quali migranti - non sono stati presi in considerazione nella formulazione di tali misure. Il Comitato nota, inoltre, che lo Stato-membro considera la prostituzione come un fenomeno nascosto e sconosciuto che tende ad essere praticato in spazi chiusi. Il Comitato è preoccupato per l’assenza di programmi di assistenza e sostegno alle donne che desiderano lasciare la prostituzione e che non sono state vittime dello sfruttamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 32-33/2011: partecipazione alla vita politica e pubblica . Il Comitato nota una limitata crescita della rappresentanza delle donne in Senato e alla Camera dei Deputati, ma rimane profondamente preoccupato per il fatto che le donne sono ancora sottorappresentate nel Parlamento Nazionale, a livello regionale, nel settore giudiziario, nelle posizioni di vertice della pubblica amministrazione e nella carriera diplomatica, così come in ruoli decisionali del settore privato, limitando così la partecipazione delle donne nei processi decisionali in tutti i settori. Il Comitato, inoltre, esprime preoccupazione per la mancanza di informazioni sulla presenza delle donne migranti nelle posizioni decisionali in un Paese dove i migranti costituiscono un’ampia percentuale della popolazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 36-41/2011: lavoro . Il Comitato continua ad essere preoccupato per la situazione delle donne nel mercato del lavoro, caratterizzata dalla persistenza di un elevato tasso di disoccupazione femminile, nonostante l’alto livello di istruzione delle donne. Il Comitato intende portare all’attenzione dello Stato-membro la situazione di svantaggio delle donne che interrompono la propria carriera per ragioni familiari e le relative conseguenze sul pensionamento e le pensioni di anzianità, nonché la concentrazione delle donne in aree lavorative poco remunerative, la differenza salariale tra uomo e donna ed il fatto che un numero significativo di donne lascia la forza-lavoro dopo la nascita dei figli e che solo il 10% dei congedi parentali viene richiesto dai padri. Il Comitato nota l’intenzione dello Stato-membro di adottare un piano nazionale di riforma che preveda, entro il 2020, un aumento del 12% dell’occupazione femminile, oltre l’introduzione di incentivi per un lavoro stabile. A tal proposito, il Comitato sottopone all’attenzione dello Stato-membro l’obbligo di assicurare l’uniformità di risultati di una tale riforma su tutto il territorio nazionale.(…) Il Comitato è, inoltre, preoccupato per le difficoltà incontrate dalle donne immigrate e dalle donne con disabilità relativamente alla loro integrazione e partecipazione nel mercato del lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 42-45/2011: salute . Il Comitato nota con preoccupazione che tale tipo di cancro –mammario- è il più comune oltre che causa di mortalità per le donne in Italia. Anche se il Comitato riconosce i risultati raggiunti su tutto il territorio nazionale, il Comitato rimane preoccupato che oltre il 60% delle donne nel Sud del Paese non hanno accesso alla mammografia perfino nella cornice dei programmi organizzati (…)il Comitato è preoccupato del fatto che non è disponibile alcun dato sistematico e comparabile sull’incidenza dell’HIV tra le donne tossicodipendenti in carcere. Inoltre il Comitato è preoccupato del fatto che le donne immigrate vengano infettate dall’HIV/AIDS in maniera esponenziale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 48-51/2011: relazioni familiari e conseguenze economiche del divorzio . Il Comitato nota che la mediazione obbligatoria nell’ambito dei procedimenti di divorzio non si applica nei casi di violenza intra-familiare, ma rimane comunque preoccupato per la durata delle procedure di divorzio, che può accrescere il rischio di violenza nei confronti delle donne…50. Il Comitato ha notato che la Legge n.54/2006 ha introdotto l’affido condiviso (fisico) come via preferita in caso di separazione o divorzio. Tuttavia il Comitato è preoccupato per la mancanza di studi sugli effetti di questo cambiamento legale, in particolare alla luce di ricerche comparative che indichino gli effetti negativi sui minori, specialmente sui bambini più piccoli, in caso di imposizione dell’affido condiviso. Il Comitato è, inoltre, preoccupato per il fatto che, nell’ambito dei procedimenti relativi all’affido condiviso, in caso di presunti episodi di abuso sui minori, possano essere prodotte consulenze basate sulla dubbia teoria della Sindrome da Alienazione Parentale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- R. 52-53/2011:gruppi di donne svantaggiate . Il Comitato è profondamente preoccupato che esse sono soggette a forme di discriminazione multipla relativamente all’accesso all’istruzione, alla salute ed al lavoro. Il Comitato rimane, inoltre, preoccupato per la violenza e la discriminazione di genere che tali donne subiscono nelle rispettive comunità, quali il matrimonio precoce. Il Comitato, inoltre, nota la prevalenza delle mutilazioni genitali femminili tra le donne migranti. Il Comitato è, infine, preoccupato dal fatto che il Rapporto dello Stato-membro contiene insufficienti informazioni circa le misure prese per migliorare la situazione delle donne anziane e per il fatto che le donne anziane possano essere marginalizzate, in particolare quelle migranti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’importanza del Rapporto Ombra è enorme anche sul piano simbolico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abbiamo visto come i diritti fondamentali delle donne, pur essendo riconosciuti a livello costituzionale e di legislazione di attuazione di norme costituzionali, spesso in concreto non trovano protezione adeguata per il solo fatto che non vengono accettati dal sistema culturale egemonico, quello patriarcale, come norme fondamentali dell'ordinamento, ma vengono piuttosto considerate alla stregua di principi programmatici,dunque derogabili. E che sull'etica dei diritti, quindi, prevale l'etica dei valori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La potenza simbolica del Rapporto Ombra sta nell’aver declinato le istanze femministe, la critica di genere al diritto ed alla politica, in termini di violazione dei diritti umani: facendo prevalere nella rivendicazione, quindi, l’etica dei diritti su quella dei valori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Declinare le istanze del femminismo in termini di diritti fondamentali, consente di richiamare lo Stato alle proprie responsabilità, e la condanna da parte degli organi internazionali nei suoi confronti costituisce una cerimonia di degradazione per le Istituzioni coinvolte, che favorisce una discussione pubblica sui valori sociali, sui confini simbolici della società.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo spostamento delle rivendicazioni femministe su un piano “glocale” costituisce un efficace meccanismo politico di giustiziabilità dei diritti fondamentali basati sul genere, che connette la lotta delle donne italiane a quella delle donne di altri continenti: pensiamo ad esempio alla Raccomandazione all’Italia sul femminicidio ed alla condanna dello Stato messicano davanti alla Corte interamericana dei diritti umani per i femminicidi avvenuti nello Stato di Chihuahua, resa possibile grazie alla mobilitazione dei gruppi femministi messicani che hanno reclamato le gravi negligenze del Governo messicano nel prevenire indagare e reprimere tali crimini come una violazione sistematica dei diritti delle donne. E pensiamo agli effetti della sentenza “Campo Algodonero” della Corte interamericana dei diritti umani sulla sentenza “Opuz c. Turchia” della Corte Europea per i diritti umani….&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'alleanza creata dall'attivismo femminista con gli organismi regionali e internazionali a tutela dei diritti umani, dimostra che le donne possono essere esse stesse artefici del cambiamento, soggetti politici in grado di trasformare il punto di vista valido e consolidato sul precedente autoritativo .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se vogliamo, parafrasando Deleuze, la rivendicazione femminista agita sul piano internazionale, costituisce nella società (patriarcale) del controllo globale, una delle più radicali forme di resistenza capaci di “ridare una chance a un comunismo inteso come “organizzazione trasversale di individui liberi”” .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per questo, continueremo a promuovere come Giuristi Democratici la più ampia conoscenza e partecipazione possibile a questo tipo di processi, sia attraverso iniziative di sensibilizzazione che iniziative di formazione, al fine di accelerare il processo verso una democrazia di genere, inclusiva di tutte le differenze: l’unica democrazia possibile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4119157927914228378?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4119157927914228378'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4119157927914228378'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/11/stereotipi-pregiudizi-diritti-e.html' title='Stereotipi, pregiudizi, diritti e democrazia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-3871198827064339586</id><published>2011-09-20T18:56:00.002+02:00</published><updated>2011-09-20T18:58:20.925+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Rapporto ombra CEDAW: intervista a tre voci</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonte: Style.it&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intervista di Barbara Rivoli&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto inizia nel 2006, quando durante gli Stati Generali della Solidarietà e la Cooperazione allo Sviluppo Simona Lanzoni e Claudia Signoretti (entrambe Fondazione Pangea Onlus) creano il gruppo di lavoro Politiche di genere per occuparsi insieme di politiche e pratiche di cooperazione per promuovere i diritti delle donne. Barbara Spinelli (giurista), le "raggiunge" nel 2009, alla Conferenza internazionale sulla violenza sulle donne del G8; dove - ricorda - "eravamo tra le poche rappresentanti della società civile riuscite ad entrare".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutte e tre conoscono già le indicazioni del Cedaw, e sanno bene quanto ci sia ancora da fare in Italia perché quella convenzione sia applicata davvero.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da quella consapevolezza alla piattaforma Lavori in Corsa - 30 anni Cedaw e al Rapporto Ombra (finito anche sul tavolo Onu a New York lo scorso 14 luglio , durante l'incontro fra il Comitato CEDAW e i delegati del nostro governo ndr) il passo è stato breve, ma - come ci raccontano loro stesse - per ottenere che le pari opportunità siano una realtà (e non solo uno strumento di propaganda politica o un contentino) siamo ancora solo all'inizio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Quando e perché avete deciso di produrre un Rapporto Ombra?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Claudia Signoretti&lt;/u&gt; dice: «Quando, leggendo nel dicembre 2009 il VI Rapporto periodico presentato dall'Italia sulle misure adottate per attuare le disposizioni della Convenzione CEDAW, ci siamo rese conto che non rispecchiava quello che avremmo voluto leggere noi donne. Abbiamo capito che serviva un Rapporto Ombra che evidenziasse le mancanze nella promozione dei diritti delle donne nel nostro Paese, e indicasse le aree in cui era necessario un maggiore impegno da parte delle istituzioni».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Lo scollamento tra la vita reale delle donne e quella che emergeva dal rapporto ufficiale - aggiunge &lt;u&gt;Simona Lanzoni&lt;/u&gt; - (tra l'altro scritto solo in inglese e quindi poco fruibile dall'italiano medio, per di più pubblicato solo sul sito della Nazioni Unite) diceva chiaramente che la società civile doveva intervenire, che serviva uno strumento che permettesse - dal punto di vista giuridico e non solo - di capire cosa sono le discriminazioni di genere e quali sono le conseguenze pesantissime che paghiamo ogni giorno noi donne, spesso anche inconsapevolmente, altrimenti con rassegnazione».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;«Era un'idea che avevo in testa già dal 2006, - completa &lt;u&gt;Barbara Spinelli&lt;/u&gt; - ma si trattava di un lavoro immane di raccolta e analisi di dati; l'incontro con la Piattaforma e l'impegno costante, gratuito e generoso di tutte noi lo ha reso possibile, e dimostra che le donne conoscono i loro diritti e vogliono che lo Stato agisca in conformità alle sue obbligazioni internazionali. Il nostro Rapporto Ombra vuole essere uno strumento di liberazione: solo se si è informate, sia sui nostri diritti sia sulle mancanze dello Stato nel rispettarli, si può lottare per vederli riconosciuti. Molte donne, anche impegnate politicamente, quando parlano di questioni relative alle donne, di discriminazione sul lavoro o di violenza, fanno fatica a declinare i fatti in termini di violazione dei diritti fondamentali delle donne».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Qual è stato il momento più sconfortante durante la vostra ricerca?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Simona Lanzoni:&lt;/u&gt; «È stata la percezione del quadro "Italia" d'insieme: decisamente sconfortante e senza futuro, perché le donne sono il motore, sono futuro!».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Claudia Signoretti&lt;/u&gt; «Vedere i dati che riguardano l'accesso delle donne al mercato del lavoro, le loro possibilità di carriera, la conciliazione tra lavoro e maternità, i trattamenti pensionistici. Il tasso di donne inattive in Italia è del 48,9%: cioè una donna su due non cerca lavoro. Il tasso di occupazione femminile è del 46%, ma al sud scende 30,6%. Il loro stipendio è circa 22% in meno dei colleghi maschi. Lavoro e maternità sono più inconciliabili che in qualsiasi altro Paese europeo, infatti da noi oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità. Infine, le donne lavoratrici che maturano una pensione sono una percentuale molto più bassa rispetto ai lavoratori uomini, e comunque la loro pensione resta mediamente più bassa: circa il 30,5% in meno rispetto a quella degli uomini».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Barbara Spinelli&lt;/u&gt; «L'assenza di rilevazioni statistiche su molti temi fondamentali è stata una costante che ci ha ostacolato e demoralizzato nella preparazione dell'intero rapporto: per esempio i dati disaggregati regione per regione sull'obiezione di coscienza negli ospedali pubblici. Io abito a Bologna e in quel momento mi sono sentita davvero fortunata rispetto alle mie coetanee lucane. E poi il silenzio che circonda le enormi discriminazioni e violenze subite dalle donne disabili, una vergogna nazionale. Finita la stesura del Rapporto Ombra, mi è parso come se avessimo raccolto la testimonianza di milioni di donne e l'avessimo concentrata in quelle 150 pagine per riconsegnarla a loro ed alle Istituzioni a memoria di quello che era stato e di insieme potremo disegnare un futuro migliore. E' stata una sensazione quasi religiosa. Un momento bellissimo. E noi ci crediamo davvero».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E dopo la presentazione del rapporto?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Simona Lanzoni:&lt;/u&gt; «La sensazione di impotenza, perché noi società civile mettiamo grande impegno per migliorare le cose (per le donne ma non solo!) però poi decide chi è al governo. E se chi governa e fa politica non conosce i nostri problemi, non li accoglie né li ascolta, se non si fa promotore di politiche di miglioramento, allora c'è solo il vuoto".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Claudia Signoretti:&lt;/u&gt; «Quando, durante la sessione di valutazione che si è tenuta il 14 luglio 2011, molte delle domande poste dai membri del Comitato CEDAW ai rappresentati del nostro governo sono rimaste inevase».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Barbara Spinelli:&lt;/u&gt; «Ero veramente furiosa quando, il 14 luglio, il Governo ha presentato alcuni dati mistificandoli totalmente. Personalmente, assistendo numerose vittime di matrimoni forzati e conoscendo i dati relativi al fenomeno, mi sono indignata quando è stato riferito che si tratta di casi rarissimi e che sono peculiari di altre regioni del mondo. Il tentato suicidio di Nura a Bologna, pochi giorni fa, dimostra la disperazione e l'impotenza legata a questi casi di violenza».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Qual è secondo voi la strada ottenere il rispetto delle direttive del Cedaw?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Simona Lanzoni:&lt;/u&gt; «Continuare a lavorare come società civile restando unite. Le raccomandazioni Onu sono solo l'inizio di un percorso, ma serve che le istituzioni capiscano che devono acquisire una prospettiva di genere, cosa che migliorerebbe la situazione non solo per le donne, ma per tutti».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Claudia Signoretti:&lt;/u&gt; «Crediamo che la società civile possa fornire un contributo strategico importante. Per questo speriamo che questo sia l'inizio di un dialogo costruttivo con le istituzioni per migliorare le politiche di pari opportunità in Italia, e contrastare sul lungo periodo le discriminazioni nei confronti delle donne. Per fare ciò è però indispensabile l'istituzione di un organismo nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani, che preveda, al proprio interno, un monitoraggio continuo sulle politiche di promozione e protezione dei diritti delle donne».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Barbara Spinelli:&lt;/u&gt; «Dobbiamo iniziare a guardare alle politiche di pari opportunità attraverso una "lente" dei diritti umani come la CEDAW. Diffonderla tra le attiviste e tra le donne impegnate in politica a livello locale e regionale potrebbe creare una nuova consapevolezza, un nuovo approccio. Se non riusciremo ad instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni anche a livello nazionale, e se i diritti delle donne continueranno ad essere sistematicamente violati, allora sarà necessario percorrere anche la strada giuridica: anche se in Italia sono sconosciuti ed inutilizzati, esistono numerosi strumenti internazionali di diritto umanitario che possono essere attivati».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;In tutto questo - di fronte alle direttive disattese, alla discriminazione di genere, alla disinformazione - le donne che ruolo hanno?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Simona Lanzoni:&lt;/u&gt; «Le donne sono un fattore di sviluppo nella società che non viene sufficientemente considerata né dai politici italiani né dal governo; avallare politiche che costringono o restringono gli spazi delle donne nella vita politica, economica, sociale e culturale vuol dire togliere loro gli strumenti che servono per esigere l'applicazione dei propri diritti non solo sulla Carta ma nella vita quotidiana». &lt;br /&gt;&lt;u&gt;Claudia Signoretti:&lt;/u&gt; «Come in ogni paese, il contributo delle donne è fondamentale per la crescita e il cambiamento della società, per questo crediamo sia importante che venga valorizzato. Il nostro lavoro rifiuta ogni approccio vittimistico da parte delle donne, e non vuole fermarsi alla denuncia. Per dare più forza alle azioni e alle idee delle tante donne che a ogni latitudine cercano di dare delle risposte, ma che spesso hanno scarsa visibilità e scarso riconoscimento, vogliamo rendere quante più persone consapevoli e informate dei propri diritti e di come tutelarli». &lt;br /&gt;&lt;u&gt;Barbara Spinelli:&lt;/u&gt; «Un ruolo fondamentale: la rivoluzione parte da noi, dalle idee, dai progetti e dalle relazioni che ogni giorno, anche nel nostro quotidiano, portiamo avanti. L'impegno in prima persona è indispensabile: anche semplicemente non tollerando passivamente atteggiamenti e battute sessiste che pure ci danno fastidio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo però non solleva i maschi dal doversi ripensare nella loro identità, dal rivedere gli stereotipi culturali legati ai ruoli tradizionali né dal dovere di promuovere e riconoscere i diritti delle donne: come ricordato nel Rapporto, le leggi sulle quote rosa non passarono proprio a causa di un'alleanza di voto maschile, trasversale ai partiti». &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Esiste un approccio generazionalmente trasversale al problema o a generazioni diverse corrispondono atteggiamenti e aspettative diverse?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Simona Lanzoni:&lt;/u&gt; «Questo lavoro è stato un'occasione per moltissime giovani esperte di unire le proprie competenze con l'esperienza delle altre».&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Claudia Signoretti&lt;/u&gt;: «Finora ha prevalso un approccio generazionale, mentre l'elemento innovativo del nostro gruppo sta proprio nella trasversalità rispetto all'età. Infatti è stata la prima volta la società civile italiana ha presentato un Rapporto Ombra al quale hanno collaborato professioniste, accademiche, attiviste e avvocate di ogni età. E poi hanno aderito organizzazioni della società civile molto diverse tra loro: organizzazioni civiche, religiose, femminili e femministe, rete dei centri antiviolenza, sindacati, organizzazioni di rom e di migranti, di donne lesbiche, di prostitute, di giuriste/i, organizzazioni per la pace, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, …»&lt;br /&gt;&lt;u&gt;Barbara Spinelli:&lt;/u&gt; «La Piattaforma raccoglie donne di varie generazioni, che da sempre hanno concepito la propria attività come advocacy per i diritti delle donne: un approccio che a noi sembra quello che serve per guidare sia la lobby politica delle donne sia l'attività istituzionale in materia di pari opportunità. Parlare di pari opportunità infatti è deviante: lo Stato ha già l'obbligo di garantire pari accesso e godimento dei diritti fondamentali! L'obiettivo, comunque, è ben chiaro a tutte noi e le aspettative sono condivise: mentre eravamo a New York è stato meraviglioso ricevere centinaia di messaggi di donne di ogni età, amiche e sconosciute, che ci incoraggiavano ad andare avanti e ci ringraziavano per il lavoro fatto. Vuol dire che basta una scintilla, che poi il fuoco si accende».&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-3871198827064339586?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://static.style.it/lifestyle/delicious/2011/08/04/cedaw-rapporto-ombra-signoretti-lanzoni.aspx' title='Rapporto ombra CEDAW: intervista a tre voci'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/3871198827064339586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/3871198827064339586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/09/rapporto-ombra-cedaw-intervista-tre.html' title='Rapporto ombra CEDAW: intervista a tre voci'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-8291934383698040364</id><published>2011-09-07T21:00:00.002+02:00</published><updated>2011-09-07T21:01:47.229+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='INIZIATIVE'/><title type='text'>CEDAW e diritti delle donne migranti. Corso di diritto antidiscriminatorio per avvocati.</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Formazione ASGI &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Summer school: "La tutela del migrante dalle discriminazioni fondate sulla nazionalità e/o sul fattore etnico-razziale. Normativa e giurisprudenza italiana e dell'Unione europea". &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Centro congressi "Ca' Vecchia" di Sasso Marconi (Bologna)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;22-24 settembre 2011 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Evento formativo accreditato dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bologna. Nuove Iscrizioni solo con riserva in caso di riuncia di persone precedentemente iscritte. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Il programma&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Giovedì 22 settembre 2011&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ore 15.00: Registrazione dei partecipanti e presentazione della summer-school a cura dell'avv. Lorenzo Trucco, Presidente dell'ASGI&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ore 15.15&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;I. sessione. Diritto dell'Unione europea e divieto di discriminazioni&lt;/em&gt; (ore 15.15- 19.45)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cittadinanza dell'Unione e libera circolazione delle persone. Il principio di non discriminazione dei cittadini UE alla prova della giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, Prof. Stefano Amadeo, Associato di Diritto Internazionale e dell'Unione europea nell'Università di Trieste, Coordinatore del dottorato di ricerca in Diritto dell'Unione europea&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ore 16.30: Le discriminazioni alla rovescia nel diritto dell'Unione europea e nell'ordinamento interno, dott. Fabio Spitaleri, già referendario alla Corte di Giustizia europea, dottore di ricerca e professore a contratto in Diritto Comunitario del Mercato Interno e della Concorrenza nell' Università di Trieste&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ore 18.15: Le categorie di cittadini di Paesi terzi non membri dell'UE protetti dal principio di parità di trattamento di cui al diritto dell'Unione europea (familiari di cittadini UE, lungo soggiornanti, accordi di associazione euro-mediterranei). Problematiche di attualità, dott. Walter Citti, consulente del servizio anti-discriminazioni dell'ASGI&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Venerdì 23 settembre 2011 &lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;II sessione. Profili costituzionali ed internazionali del principio di uguaglianza e del divieto di discriminazioni.&lt;/em&gt; (ore 9.00 - 13.00)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ore 9.00 La giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di diritti fondamentali degli stranieri e divieto di discriminazioni, Prof. Paolo Bonetti, Associato di Diritto Costituzionale nell'Università di Milano-Bicocca&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ore 11.30 Le discriminazioni multiple nei confronti delle donne migranti in Italia alla luce della Convenzione ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW)&lt;/strong&gt;, Avv. Barbara Spinelli, del Foro di Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;III Sessione. Lineamenti fondamentali della giurisprudenza italiana in materia di divieti di discriminazioni per motivi etnico-razziali e di nazionalità&lt;/em&gt; (ore 14.30 - 19.30)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'azione giudiziaria anti-discriminazione. Profili processuali e poteri del giudice, Avv. Alberto Guariso, Foro di Milano&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Profili discriminatori di talune prestazioni di welfare nell'ordinamento italiano, dott. William Chiaromonte, Assegnista di ricerca in Diritto del Lavoro nell' Università di Firenze&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ore 17.30 Poteri di ordinanza dei Sindaci e divieto di discriminazioni, Avv. Nazzarena Zorzella, Foro di Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La giurisprudenza in materia di discriminazioni nell'iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri e nei poteri di controllo della polizia locale, Avv. Enrico Varali, Foro di Verona&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Sabato 24 settembre 2011&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;IV Sessione&lt;/em&gt; (ore 9.00 - 13.00)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ore 9.00 La discriminazione degli stranieri nell'accesso ai rapporti di pubblico impiego, Avv. Daniela Consoli, Foro di Firenze&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ore 11.00 Diritto sportivo e divieti di discriminazione, Avv. Vittorio Rigo, Foro di Vicenza&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;V sessione&lt;/em&gt; (ore 14.30 - 17.00)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ore 14.30 Rapporti assicurativi e divieti di discriminazione. Il caso dei contratti R.C. Auto ed il risarcimento danni, Avv. Alberto Guariso, Foro di Milano&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Profili discriminatori dell'"emergenza nomadi" in Italia, Avv. Salvatore Fachile, Foro di Roma&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Evento formativo accreditato dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bologna con l'attribuibilità di n. 20 crediti formativi per gli avvocati e i praticanti legali per la frequenza dell'intero seminario.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per info: &lt;a href="http://www.asgi.it/"&gt;http://www.asgi.it/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-8291934383698040364?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.asgi.it/public/parser_download/save/seminario_antidiscriminazione_sassomarconi_2011_progr_def.pdf' title='CEDAW e diritti delle donne migranti. Corso di diritto antidiscriminatorio per avvocati.'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8291934383698040364'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8291934383698040364'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/09/cedaw-e-diritti-delle-donne-migranti.html' title='CEDAW e diritti delle donne migranti. Corso di diritto antidiscriminatorio per avvocati.'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-8293259711138196031</id><published>2011-09-07T20:51:00.002+02:00</published><updated>2011-09-20T18:29:38.674+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='INIZIATIVE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>E' un Paese per donne? A Bari la presentazione del Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW in Italia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://0.gvt0.com/vi/pAPDDAQFo1Q/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pAPDDAQFo1Q&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266"  src="http://www.youtube.com/v/pAPDDAQFo1Q&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E’ un Paese per donne?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Lungo viaggio nelle politiche di genere nel nostro Paese e in Puglia in occasione della presentazione del rapporto ombra sull’attuazione della CEDAW (Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni contro le donne) in Italia&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Domenica 11/9/2011 ore 10,30&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Padiglione Regione Puglia (n.152)&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fiera del Levante&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;BARI&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saluti: On. Dott. Nichi Vendola – Presidente della Regione Puglia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Relazioni: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;30 anni di CEDAW e la promozione dei diritti delle donne in Italia&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;Dott. Claudia Signoretti - Pangea Onlus, Roma, redattrice del rapporto ombra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;La CEDAW e il diritto delle donne alla partecipazione politica&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;Avv. Barbara Spinelli – Foro di Bologna, Giuristi Democratici, redattrice del rapporto ombra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;La rappresentanza di genere in Italia e in Puglia&lt;/em&gt;”.&lt;br /&gt;Avv. Valeria Pellegrino – Foro di Lecce&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Coordina:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avv. Francesca la Forgia – Foro di Trani, Ass. Un desiderio in comune, Giuristi Democratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervengono:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dott. Serenella Molendini, Consigliera di Parità per la Puglia&lt;br /&gt;Dott. Magda Terrevoli, Presidente Commissione Regionale per le Pari Opportunità&lt;br /&gt;Avv. Anna Losurdo, Presidente CPO Ordine Avvocati di Bari&lt;br /&gt;Prof. Luisa Giorgio, Università di Bari, Comitato Pari Opportunità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conclude:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dott. Elena Gentile – Assessore Regionale al Welfare e alle Pari Opportunità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/regionepuglia/6135479705/"&gt;http://www.flickr.com/photos/regionepuglia/6135479705/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-8293259711138196031?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8293259711138196031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8293259711138196031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/09/e-un-paese-per-donne-bari-la.html' title='E&apos; un Paese per donne? A Bari la presentazione del Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW in Italia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-8975203315063115305</id><published>2011-08-03T15:21:00.000+02:00</published><updated>2011-08-03T15:21:00.094+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Diritti delle donne in Italia. L'ONU: basta rappresentare le donne come oggetti sessuali. Lo Stato deve fare di più per proteggere le donne ed impedire i femminicidi.</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong closure_uid_zf25sc="162"&gt;Finalmente il Comitato CEDAW ha pubblicato le Raccomandazioni rivolte al Governo italiano.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong closure_uid_zf25sc="162"&gt;Le potete leggere qui in inglese:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong closure_uid_zf25sc="162"&gt;&lt;a href="http://www2.ohchr.org/english/bodies/cedaw/cedaws49.htm"&gt;http://www2.ohchr.org/english/bodies/cedaw/cedaws49.htm&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong closure_uid_zf25sc="163"&gt;Fonti ufficiali ci hanno però anticipato che già dalla settimana prossima sarà disponibile online una versione ufficiale in italiano (attendiamo fiduciose).&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong closure_uid_zf25sc="162"&gt;Siamo molto soddisfatte perchè le raccomandazioni rispecchiano moltissime delle criticità evidenziate nel nostro Rapporto Ombra e portate personalmente all'attenzione dei membri del Comitato a New York.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong closure_uid_zf25sc="162"&gt;In attesa di analizzare con maggiore attenzione le singole raccomandazioni, ecco il nostro comunicato ufficiale come Piattaforma Lavori in corsa: 30 anni CEDAW.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="139" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em closure_uid_zf25sc="161"&gt;La piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”: “Il Governo ascolti le raccomandazioni del Comitato ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna” &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="155" style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma, 3 agosto 2011 – In Italia le donne sono rappresentate come oggetti sessuali. Questa una delle principali critiche sollevate all’Italia dal Comitato delle Nazioni Unite che ha il compito di monitorare l’attuazione della Convenzione ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) negli Stati che l’hanno ratificata. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="157" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ci auguriamo che il Governo ascolti le raccomandazioni del Comitato ONU”, affermano le attiviste della piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che hanno presentato alle Nazioni Unite un ‘Rapporto ombra’ sullo stato di attuazione della Convenzione in Italia. “La nostra Piattaforma si impegna fin d’ora a monitorare l’operato del Governo nel dare seguito alle raccomandazioni che gli sono state rivolte”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo le Nazioni Unite, in Italia persistono profondi stereotipi che hanno un impatto schiacciante sul ruolo della donna e sulle responsabilità che essa ha nella società e in famiglia. Complici le dichiarazioni pubbliche dei politici, che non fanno altro che incrementare tale profondo dislivello tra i sessi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tali stereotipi pongono le donne in una situazione di svantaggio, incidendo negativamente sulle scelte degli studi e della professione che esse vogliono intraprendere e diminuendo le possibilità di accesso ai “piani alti” del mercato del lavoro, della vita politica e del ‘decision-making’. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="175" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altro capitolo è quello delle violenza contro le donne. Nonostante la nota positiva per l’adozione della legge 11/2009 che introduce il crimine di stalking, il Comitato esprime la propria preoccupazione per l’alto numero di violenze perpetrate su donne e bambine, per la mancanza di dati sulle violenze contro immigrate, Rom e Sinti e per la persistenza di attitudini socio-culturali che “condonano” la violenza domestica. In particolare, stupisce e preoccupa l’alto numero di donne uccise da partner o ex-partner, indice del fallimento dell’autorità nel suo fondamentale compito di protezione delle donne.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="176" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ecco perché il Comitato ONU chiede al Governo di presentare entro due anni un rapporto sulle misure intraprese contro stereotipi e violenza di genere e raccomanda al nostro paese di adottare tutte le misure legali, amministrative, politiche ed educative necessarie a ridurre tali stereotipi. In particolare, le Nazioni Unite chiedono che lo Stato intervenga sulle immagini sessiste divulgate dall’industria della pubblicità e dai media, nelle quali donne e uomini sono spesso raffigurati in modo stereotipato. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="177" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul piano del mercato del lavoro, il Comitato rileva la costante disparità di salario e di trattamento tra uomini e donne e le scarse misure introdotte dallo Stato per conciliare vita e lavoro. In particolare, colpisce l’alto numero di madri che abbandonano il posto di lavoro dopo la nascita del figlio e la bassissima fruizione da parte dei padri italiani del congedo parentale (solo il 10%). Per questi motivi, tra le raccomandazioni fatte al Governo, si chiede che vengano introdotte urgentemente misure che incrementino il numero di donne impiegate e che portino all’abolizione sostanziale della pratica dei “dimissioni in bianco”. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="178" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine, il Comitato raccomanda di valorizzare e coinvolgere la società civile - e in particolare le associazioni di donne - nel cammino verso un’effettiva uguaglianza di genere nel nostro paese, attraverso consultazioni periodiche e trasparenti e la promozione di un dialogo costruttivo. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="140"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;"Lavori in corsa: 30 anni CEDAW" è una piattaforma di organizzazioni e singole persone impegnate nella promozione dei diritti delle donne in Italia e nel mondo. &lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="189" style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Come rete attiva per la promozione dell’uguaglianza di genere e la tutela dei diritti delle donne in Italia e a livello internazionale, la piattaforma vuole informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esistenza, l’attualità e l’importanza della CEDAW come strumento di avanzamento della condizione delle donne in Italia e nel mondo e contribuire alla diffusione di un approccio basato sui diritti e di una più forte prospettiva di genere proponendo un’immagine positiva, non discriminante e rispettosa delle donne e del loro agire come attrici dello sviluppo a livello locale, nazionale e globale.&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="179" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="180" style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Sono parte della piattaforma: ActionAid, Arcs-Arci, BeFree, Differenza Donna, Fondazione Pangea, Fratelli dell’Uomo, Giuristi Democratici, IMED.&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_zf25sc="190"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-8975203315063115305?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8975203315063115305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8975203315063115305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/08/diritti-delle-donne-in-italia-lonu.html' title='Diritti delle donne in Italia. L&apos;ONU: basta rappresentare le donne come oggetti sessuali. Lo Stato deve fare di più per proteggere le donne ed impedire i femminicidi.'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-5351935273142719394</id><published>2011-07-25T20:29:00.000+02:00</published><updated>2011-07-25T20:29:03.071+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AGGIORNAMENTI ONLINE DA NY SULLA 49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Comunicato stampa ufficiale: cosa è successo all'ONU il 14 luglio 2011</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em closure_uid_ua8jex="162"&gt;Il comunicato stampa ufficiale dell'ONU, riportato di seguito, riassume i contenuti del dialogo costruttivo tra il Governo italiano&amp;nbsp;ed il Comitato per l'attuazione della CEDAW, relativo all'implementazione della CEDAW in Italia nel periodo 2005-2009, avvenuto a New York in data 14 luglio 2011.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il dialogo costruttivo si basa sulla documentazione pervenuta al Comitato ed in particolare: sul Rapporto Periodico e sulle Risposte pervenute dal Governo; sui Rapporti Ombra pervenuti dalla società civile e sulla Lista delle Questioni Critiche pervenuta nel corso della sessione preliminare; sulle informative pervenute dagli altri organi ONU.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em closure_uid_ua8jex="286"&gt;Nel corso del dialogo costruttivo, i membri del Comitato pongono ai delegati del Governo domande e/o commenti&amp;nbsp;sull'attuazione della Convenzione, ed il Governo risponde.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Si noti che nelle sessioni ONU è d'obbligo parlare una delle sei lingue ufficiali.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em closure_uid_ua8jex="287"&gt;Il nostro Governo invece è stato l'unico, tra quelli esaminati, ad esprimersi in una lingua non ufficiale, ovvero in italiano (!).&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em closure_uid_ua8jex="327"&gt;Nonostante la presenza di personale proveniente da diversi Ministeri e Istituzioni, i&amp;nbsp;delegati non sono stati in grado di rispondere esaustivamente nei tempi richiesti a tutte le domande poste dal Comitato.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="145" style="text-align: justify;"&gt;Committee on Elimination of&amp;nbsp; Discrimination against Women&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;982nd &amp;amp; 983rd Meetings (AM &amp;amp; PM)&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="152" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="153" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong closure_uid_ua8jex="157"&gt;ITALY’S DELEGATION HIGHLIGHTS PROGRESSIVE PROGRAMMES IN COUNTERING CRITICISM OF NEGATIVE ATTITUDES TOWARDS WOMEN BY ANTI-DISCRIMINATION COMMITTEE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="154" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Strongly criticized today for harbouring negative stereotypes of women and discriminatory attitudes toward immigrants and minorities, Italian officials countered by describing their country’s recent enactment of robust and progressive programmes on both fronts, as the Committee on the Elimination of Discrimination against Women took up Italy’s sixth periodic report.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="155" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Women in Italy were more integrated into society than ever before, said Diego Brasioli, head of the State delegation, as he presented the report. “They have a great range of life choices,” he added, citing concrete programmes — including child-care services, economic support for those working from home and tax breaks — now in place to support women in the labour market. An important new bill aimed to ensure that women had equal access to elected and public positions, he told the 23-member expert panel. Numerous programmes were also in place to support vulnerable women at all levels of Italian society.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="176" style="text-align: justify;"&gt;Among specific progress achieved since its last periodic review, Italy had adopted its first National Action Plan on Women, Peace and Security, by which it monitored relevant sectors, he said. The country had also adopted the National Plan on Violence against Women and Stalking, in addition to establishing a Government unit and working group on stalking and sexual violence. Despite the current global financial crisis, Italy had also managed to preserve its extensive annual budget for the protection of human-trafficking victims, he said, adding that the elaboration of a new national plan on trafficking was slated for completion by November 2011. But despite those success stories, complete equality had yet to be achieved, he said. Women, who now made up nearly half of the national workforce, still earned about 5 per cent less than men, and many of them remained overstretched by the need to reconcile work and family-care obligations.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="177" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Following Mr. Brasioli’s presentation, Committee experts commended the 21-member delegation — which was joined via video conference by colleagues in Rome — on their country’s progress in protecting some aspects of women’s rights, but all agreed that more remained to be done. Italy ranked seventy-fourth in a well-known world gender report, one expert said, while another noted that the country was noteworthy for its gender imbalance in terms of elected office. Yet a third Committee member stressed that Italy had no coherent policy for reconciling the responsibilities of parenthood and employment, describing women’s widespread maternity-related resignation as a grave violation of the Convention.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="178" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Several experts also pointed to persistent negative stereotyping of women in advertising and media, with one recalling that the Committee, in reviewing Italy’s previous reports, had called for measures — including legislative steps — to combat stereotypical portrayals. She asked whether that recommendation had been implemented, while several of her colleagues asked whether remedial programmes functioned in a comprehensive way to cover sectors as diverse as education and mass media.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="179" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In response, one delegate described recent initiatives implemented with a view to promoting positive images of women. The Government was implementing one such programme in collaboration with the Institute of Self-Discipline, an umbrella organization working with private marketing and communications companies across Italy, to withdraw sexist or distorted images of women from advertising. Another initiative required the State television station to show “modern” images of women, while a third consisted of a voluntary self-regulation programme for commercial television.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="180" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Throughout the day, many experts raised concerns about discrimination against immigrant women, who accounted for nearly half of the 50,000 immigrants who had arrived in Italy since January 2011 alone. Meanwhile, a 2009 law had made illegal immigration a criminal offence, she said, urging Italy to review that legislation to ensure that trafficking victims did not fall into the category of irregular or illegal migrants.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="181" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;With regard to pervasive negative attitudes towards Italy’s Roma population, which continued unabated in Italy, according to the experts, one Committee member pointed out that some 20,000 Roma children under the age of 12 were not fulfilling their educational obligations. Such troubling conditions resulted from a deep distrust of a Government perceived by Roma communities as “hostile”, she said. Yet another expert referred to a “state of emergency” declared in 2008 to deal with nomadic settlements, which remained in place today. The Committee member urged the Government to repeal the state of emergency, saying that would signal its willingness to engage positively with the Roma population.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="182" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A delegate responded by emphasizing the critical importance of forging close links between efforts to sensitize the population to the plight of marginalized communities and social-inclusion programmes. Many community programmes paid special attention to the Roma, particularly in the areas of education and housing, he said, citing a 2008 project focused on creating social-inclusion tools for public administrators. Italy had been the first country to carry out a Council of Europe campaign to combat prejudice, he said, adding that other programmes were being developed, including a strategy for the inclusion of Roma women in the labour market.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="183" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The Committee will reconvene at 10 a.m. on Friday, 15 July, to take up the combined sixth and seventh reports of Ethiopia.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="184" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="185" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Background&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="186" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The Committee on the Elimination of Discrimination against Women met this morning to consider the sixth periodic report of Italy (document CEDAW/C/ITA/Q/6/Add.1).&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="187" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Leading the Italian delegation was Diego Brasioli, President of the Inter-ministerial Committee for Human Rights in the Ministry of Foreign Affairs. Other members were: Angela Pria, Head, Department of Civil Liberties and Immigration; Michele Palma, Director General for International Affairs, Department for Equal Opportunities; Assunta Morresi, Expert on Bioethics and Health, Cabinet of both the Minister for Health and the Minister for Labour; Monica Cecconi, Medical Executive, Cabinet of the Under-Secretary of State on Health; Stefania Ricci, Executive Director, VI Office devoted to the European Union and International Relations, Ministry of Health; and Irene Zancanaro, Directorate General for International Affairs, Department for Equal Opportunities.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="188" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The delegation also included Annamaria Matarazzo, Officer, International and European Union Relations, Department of Family-Related Services; Sebastiano Ardita, Director, General Directorate for Detainees and Penitentiary Treatment, Department of the Penitentiary Administration, Ministry of Justice; Martha Matscher, Head of the Office on Asylum, Department of Civil Liberties and Immigration, Ministry of the Interior; Chiara Giacomantonio, Vice-Senior Police Officer, Central Operational Service, Department of Public Security, Ministry of the Interior; Enzo Fanelli, Head, General Office of Legal Affairs, General State Defence, Ministry of Defence; and Luisa Riccardi, Executive, Legislative Office, Ministry of Defence.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="189" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="323" style="text-align: justify;"&gt;Also in the delegation were Gloria Cinque, Officer, General Office of Legal Affairs, General State Defence, Ministry of Defence; Maria Baroni, Officer, Diplomatic Adviser Office, Ministry of Labour; Cinzia Alitto, Coordinator, Office of the National Equality Councillor, Ministry of Labour; Guiditta Tiberi, Officer, Office of the National Equality Councillor, Ministry of Labour; Catia Zumpano, Senior Researcher on Structural Policies and Rural Development, National Institute on Agrarian Economy; Maria Giuseppina Muratore, Senior Officer, National Institute on Statistics; Maja Bova, Human Rights Expert, Inter-ministerial Committee for Human Rights, Ministry of Foreign Affairs; and Filippo Cinti, First Secretary, Permanent Mission of Italy to the United Nations.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="190" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Joining the delegation in New York by video-conference from Rome were several officials from the Department of Equal Opportunities; Ministry of Foreign Affairs; Ministry of Justice; Ministry of Labour; Ministry of Health; Ministry of Education, University and Research; and the National Committee for Equal Opportunities.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="191" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="192" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Introduction of Report&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="193" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mr. BRASIOLI read a message from Mara Carfanga, Minister for Equal Opportunities, which noted that Italy was engaged in a wide range of strategies, programmes and policies aimed at promoting, protecting and advancing the rights of women.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="194" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Presenting the report, he said Italy’s action within the United Nations system and other international organizations had been marked in recent years by its focus on a number of specific issues: promoting dialogue among cultures and religions; promoting a moratorium on the death penalty with a view to its universal abolition; the rights of the child; and eradicating violence against women while promoting human rights education. In March 2007, Italy had been among the first Western countries to sign and later to ratify the Convention on the Rights of Persons with Disabilities, he said, adding that the Italian Government had participated extensively in the preparation of the Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="195" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domestically, women were more integrated into society than they had been in the past, and there was no sector in which they could be hindered, he said. However, effective equality had not yet been completely achieved. Too many women were stretched by the need to reconcile work and family-care obligations, and many earned less than men or suffered domestic and sexual violence. Italy was working actively through the Ministry of Equal Opportunities and the National Office against Racial Discrimination to counter such challenges in several key areas. On gender-based violence, the Government had amended and further supplemented the Equal Opportunities Code, thus broadening the principles of non-discrimination and gender equality.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="196" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In 2010, Italy had adopted its first National Action Plan on Women, Peace and Security, by which it monitored relevant sectors, he said. It had also adopted the National Plan on Violence against Women and Stalking — a rising phenomenon in Italy — as well as establishing an ad hoc government unit and a working group on stalking and sexual violence. With regard to human trafficking, despite the current global financial crisis, Italy had preserved its annual budget of $10 million for the national protection system for trafficking victims. The Government was also currently working to renew that system.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="197" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;He said his country’s development cooperation was aimed largely at the realization of the third Millennium Development Goal — promoting gender equality and empowering women — through the 2010 Gender Guidelines. Specifically, it supported women in fragile States and conflict situations, advancing the economic and political empowerment of women and focusing on the implementation of international agreements and other relevant documents. Italy supported programmes in Afghanistan, Lebanon, the Occupied Palestinian Territory, Somalia, Sudan and other priority countries in sub-Saharan Africa.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="198" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mr. BRASIOLI said that in March 2011 his country had launched the National Independent Human Rights Institution to address the needs of Roma and Sinti women, of both migrant and Italian origin, who remained particularly disadvantaged. The first national awareness-raising campaign with regard to lesbian, gay, bisexual and transgender people had been launched, and a study was being undertaken to explore ways to prevent homophobic bullying in schools, combat discrimination and achieve other relevant goals. Italy was working to strengthen women’s leadership both domestically and internationally, and although the use of quotas had been abolished in 2006, a bill had been submitted in April 2011 to ensure equal access for women to elected and public positions.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="199" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Turning to employment, he said the Government had adopted “Italia 2020”, a national action plan for the inclusion of women in the labour market, through which it had allocated €40 million for relevant projects. Concrete programmes had been established under the plan, including child-care services, economic support for those working from home, and tax breaks. The total percentage of women workers had stood at 46.1 per cent in 2010, but despite laws prohibiting discrimination, women still earned 5 per cent less than men on average, he said.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="200" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="204" style="text-align: justify;"&gt;A number of national decrees had been issued to rectify that gap, he said, adding that they addressed such issues as efficiency and transparency in public administration, and equal opportunities in companies and trade unions, among others. He concluded by saying that the Strategic Programme on Gender Medicine had been in place since 2009. It obligated health-care centres to ensure, upon request, the voluntary interruption of pregnancies, as well as medical abortions. Guidelines had been issued to protect the health of women choosing those procedures.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="201" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="202" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Experts’ Questions and Comments&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="203" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="206" style="text-align: justify;"&gt;PATRICIA SCHULZ, expert member from Switzerland, said it was regrettable that the Italian Government had not respected the Committee’s rules, adding: “Your report is over 100 pages.” The responses were too long, she said, &lt;u&gt;noting that such massive documentation did not convey a precise picture,&lt;/u&gt; while &lt;u&gt;many of the Committee’s 1997 and 2005 recommendations had not been addressed&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="205" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="208" style="text-align: justify;"&gt;She said she did not understand the scope of protection offered by the Code of Equal Opportunities, and &lt;u&gt;stressed that it was the Government’s responsibility to ensure that international conventions were applied uniformly throughout the country&lt;/u&gt;. How were national authorities coordinated? she asked. Regarding Roma and Sinti women, &lt;u&gt;she urged the repeal of the state of emergency, which would signal Italy’s willingness to tackle that issue in a positive way&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="209" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="210" style="text-align: justify;"&gt;AYSE FERIDE ACAR, expert member from Turkey, said &lt;u&gt;the distribution of Italy’s responses to the Committee’s 2005 concluding observations had fallen short of expectations, adding that she had learned from alternative sources that Italian-language versions of the Convention, its Optional Protocol and the general observations were not easily accessible to civil society&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="211" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="212" style="text-align: justify;"&gt;NICOLE AMELINE, Committee Vice-Chairperson and expert member from France, discussed legal and territorial consistency, &lt;u&gt;stressing the importance of a parliamentary procedure&lt;/u&gt;. She asked whether there was a way to evaluate statutory law against European directives, and if legislative provisions could be assessed throughout the country. Since criminal justice was organized by territories, who established priorities in that area?&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="214" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="215" style="text-align: justify;"&gt;VIOLETA NEUBAUER, expert member from Slovenia, said &lt;strong&gt;she could not find an Italian-language version of the sixth report online. Moreover, the Committee’s general recommendations had not been translated and were unavailable to Italians, and the report made no reference to them&lt;/strong&gt;. According to an Inter-Parliamentary Union (IPU) report, the Italian legislature had been asked to provide information on its involvement in preparing the report, but that information had not been provided. &lt;strong&gt;That demonstrated a lack of interest in women’s human rights and gender equality&lt;/strong&gt;. She also asked &lt;u&gt;how the reversal of the burden of proof worked and whether it was only available in two distinct areas of discrimination&lt;/u&gt;. Finally, she asked &lt;u&gt;what funds had been allocated to the Department of Equal Opportunities for gender-equality purposes and how many of the Department’s staff were experts in that area&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="216" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="217" style="text-align: justify;"&gt;Ms. AMELINE, expert from France, requested &lt;u&gt;information on temporary special measures&lt;/u&gt;, specifically the elimination of quotas and how to move towards other ways to enhance equality. Could the regions implement temporary special measures, and what corrective steps were available? she asked. Noting that &lt;u&gt;employment rates remained low and violence high, she wondered whether a resumption of temporary special measures was needed&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="218" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="219" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Delegation’s Response&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="221" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mr. BRASIOLI, briefly discussing the methodology used to draft the report, noted that additional data had been included in response to specific requests by the Committee during its last review. He then asked other members of the delegation to address specific questions raised by the expert members.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="229" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Responding to several questions relating to the principle of non-discrimination in Italian law, a member of the delegation said that principle — which was based on the Italian Constitution itself — was considered to be “immediately perceptive”, that is, directly applicable by judges. Other relevant principles emanating from the constitution included equality of work and work conditions, and equal access to public office for men and women. The Equal Opportunities Code, which had recently been amended, now followed European Union standards, she said.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;She went on to say that anti-discrimination laws applied to all sectors and levels of society. With regard to trial law the procedure, a case could be brought directly when a man or woman believed that discrimination had occurred. Equality advisers operating in all the country’s regions then took recourse based on the law. Additionally, cases of collective discrimination could be brought to court, and the adviser concerned might request an employer to make specific plans for the removal of the discriminatory behaviour or system. A reconciliatory process would then begin, or another judgement might be rendered. As for the burden of proof, anyone trying to defend his or her rights was charged with presenting the facts, but in cases of discrimination, that burden was reversed, she said.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="230" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Another delegation member described the role and structure of the Department of Equal Opportunity, the subject of several questions, saying it was organized under four general directors. They worked, respectively, in the areas of violence and disability, with an approximate budget of €20 million; strategic interventions, structural funds, communications, and national interventions, with an approximate budget of €100 million; international affairs, including human trafficking and female genital mutilation, with a budget of about €20 million for trafficking, €2 million for female genital mutilation, no specific budget for international affairs, and about €5 million annually for daily functioning; and ethnic and multiple types of discrimination, operating on a budget of about €17 million. The Constitution contained a number of discrimination-related articles, he said, adding that four territorial bodies were charged with pursuing anti-discrimination objectives in Italy’s regions.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="231" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="231" style="text-align: justify;"&gt;In response to a question about the challenges posed by that “strongly decentralized structure”, he said the issues under consideration were innately territorial in nature and must be dealt with locally. Nevertheless, the mechanism had a strong central monitoring system, with both technical and political aspects, which was charged with transferring resources to regional offices. Controls were in place to ensure that the regional bodies did not violate the Constitution or the Convention.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="232" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;On the question of temporary special measures and affirmative action, he said it was true that Italy did not allow for such measures, preferring instead that they be permanent in nature and reflect the concept of “positive action” — long established in the European Union — rather than “affirmative action”. Through positive-action measures, disadvantaged groups such as women were directly identified as requiring a positive advantage, he said. For example, a bill proposing a quota system for women in provincial elections had been introduced, and if approved, it would become national law. It was therefore, by definition, not temporary, he stressed.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="233" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Answering a question about Roma and Sinti women, an official from the Department of Equal Opportunities in Rome said special attention was being paid to those communities, particularly in the areas of education and housing. Since 2004, support had been extended to Roma associations with a view to ensuring the adequacy of school practices. Furthermore, Italy had been the first country to carry out a Council of Europe campaign to combat prejudice. Among other efforts, it had held events in several cities to inform decision-makers in various institutions about prejudice.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="234" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Just yesterday, a major television channel had aired a three-hour programme to increase awareness about Roma issues, he continued, noting that training courses for journalists had also been organized. Sensitization must be linked to social inclusion programmes, which was why, in 2008, one project in southern Italy had focused on creating social-inclusion tools for public administrators. Another project supported regions in identifying, planning and monitoring local policies. A strategy being devised with a view to including Roma women in labour markets and “social reality” would mark a turning point for them, he said.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="235" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Responding to a question about immigration, a delegation member in New York said 50,600 immigrants had arrived in Italy since 1 January, almost half of them women. One project, involving the Office of the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR) and the Italian Red Cross, among others, offered such newcomers first assistance and legal support upon their arrival in Italy.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="236" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ms. CINQUE said the quota system had been abolished in 2006 after having been used as a temporary measure aimed at solving logistical problems.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="237" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A delegation member from the Ministry of Labour said “underground work” had assumed greater importance in relation to health and security in the workplace. Countering illegal employment was indispensable in guaranteeing adequate economic and pay conditions. The Government had adopted measures to prevent and punish such activities, which entailed tax and pay evasion. On the issue of work inspections, she cited data showing that the number of irregularities had fallen between 2009 and 2010. “We are very committed on this and have achieved good results.”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="238" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Experts’ Questions and Comments&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="239" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="240" style="text-align: justify;"&gt;DUBRAVKA ŠIMONOVIĆ, expert member from Croatia, said &lt;u&gt;every State party was obliged to make the Convention and its Optional Protocol well known, and asked how many times the Convention had been invoked and applied in national courts&lt;/u&gt;.&lt;strong&gt; As for gender-based stereotypes, the Committee had expressed its concern about the portrayal of women in the media and it was important that measures be taken, including legislation, to combat it&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;&lt;u&gt;Politicians should also avoid using sexist stereotypes in their public statements,&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt; she said, &lt;u&gt;requesting statistics on early marriage among Roma women, the number of women killed by their husbands or ex-husbands, and the number of shelters available for abuse victims&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="241" style="text-align: justify;"&gt;Ms. ACAR, expert member from Turkey, said stereotypes — and the gender-discriminatory attitudes resulting from them — were a problem and &lt;u&gt;asked whether efforts to stereotyping were coordinated or undertaken in a piecemeal manner. Had school programmes been evaluated&lt;/u&gt;? &lt;strong&gt;Regarding violence against women&lt;/strong&gt;, she said that &lt;strong&gt;combating such abuse required recognizing that it was related to gender inequality&lt;/strong&gt;. What sustained and coordinated initiatives were the education system and the media undertaking to that end? she asked, saying &lt;u&gt;she was pleased that Italy planned to ratify the Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="242" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="243" style="text-align: justify;"&gt;NAELA MOHAMED GABR, expert member from Egypt, &lt;u&gt;commended Italy’s efforts to combat negative stereotypes, but sought assurances of good coordination in the implementation of all action plans and legislation&lt;/u&gt;. Regarding the media, &lt;u&gt;she asked whether the country had a “homogeneous” national action plan for dealing with negative stereotypes&lt;/u&gt;. Saying she understood that Italy was facing financial problems, &lt;strong&gt;she expressed hope that its budgetary situation would not have a negative impact on support for disabled, elderly women or migrant women, among others&lt;/strong&gt;. &lt;u&gt;How was Italy dealing with migrant women who faced negative stereotypes and must be able to preserve their cultural identity?&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="248" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="247" style="text-align: justify;"&gt;YOKO HAYASHI, expert member from Japan, &lt;u&gt;welcomed the fact that Italy was elaborating its first national action plan against human trafficking and asked when a nationwide focal point for it would be established&lt;/u&gt;. Having heard that jurisdiction over trafficking and smuggling was fragmented, she asked whether the new plan would overcome that problem. As for trafficking victims, she said &lt;u&gt;she had received information that article 18 of the anti-trafficking law was being interpreted in a restrictive manner&lt;/u&gt;, excluding trafficked women. In particular, Nigerian women trafficked through Libya and forced into prostitution in Italy had been denied assistance under the article, she said, adding that &lt;u&gt;victims awaiting Italian residency authorization should be allowed to participate in job-training programmes&lt;/u&gt;. Had funds been allocated for activities such as toll-free phone services to combat trafficking?&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="249" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="250" style="text-align: justify;"&gt;ISMAT JAHAN, expert member from Bangladesh, recalled that the Committee had previously asked Italy to revisit its anti-trafficking law and wondered what progress had been made on that front. A 2009 law had made illegal immigration a criminal offence. &lt;strong&gt;&lt;u&gt;She urged Italy to review that legislation to ensure that trafficking victims did not fall into the category of irregular or illegal migrants&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;. The issue of prostitution also was deeply tied to immigration, she added.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="251" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="252" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Delegation’s Responses&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="254" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Addressing the issue of stereotypes, a delegation member described three important initiatives established with the aim of restoring a positive image of women. In the first, the Government was collaborating with the Institute of Self-Discipline, an umbrella organization working with private marketing and communications companies across Italy, on a programme intended to remove sexist or distorted images of women from advertising. More than 900 cases had been dealt with. The second initiative required the State television station to show “modern” images of women, and the third comprised an agreement with Parliament to propose self-regulation in the commercial television sector. Meanwhile, courses on the role of women in Government institutions had been available since 2005, and agreements had been initiated with universities to establish related programmes, he said, adding that secondary school teachers would be trained for the first time on equality and anti-stereotyping issues.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="255" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A delegation member speaking from Rome said that, since 2008, Italy had run a specific educational programme known as “citizenship and constitution” from day care up through high school. It addressed a wide range of social issues, including stereotyping.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="256" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Another member of the delegation added that training on human rights was also available. As for human trafficking, understood in Italy as a crime with “special status”, it was handled by a specialized court dealing with organized crime. Trafficking statistics were available, he said, pointing out that 15 such cases had been registered in 2009, with convictions averaging about 15 years’ imprisonment.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="257" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Regarding social protection for immigrants, he said the law gave priority protection to foreign citizens who had been victims of serious crimes. Victims were given protection and assistance after the relevant authorities had confirmed the existence of the necessary conditions and considered the severity of each case. The favourable opinion of a public prosecutor was not required in such situations. While victims might fear negative repercussions or that they would not be believed, the law allowed for victims to “choose their own path”, he said, noting that the goal was to protect victims while separating those attempting to use the system to gain entry.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;He said Roma victims of police violence were protected when a crime was reported, and received the full support of the law. However, shame, fear of not being believed and general mistrust frequently led to the under-reporting of such crimes. Several initiatives were being carried out to strengthen the training of law-enforcement officers in those areas, including a programme dating back to 2004, which, with the participation of non-governmental organizations, aimed to train officers on family issues. Anther professional programme provided training for police officers on gender violence.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="258" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The first draft of a national plan on human trafficking would be completed in November 2011, and protection programmes would be enacted in Italy’s various regions with the assistance of civil society partners, he said. The procedure for victim protection — which would be reflected in that draft document — would entail accompanying victims to training courses and their reintegration into society, all with the aim of fully protecting their dignity. He concluded by saying that a major debate triggered by a 2008 bill proposing the prohibition of street prostitution had yet to be resolved.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="259" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Experts’ Questions and Comments&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="260" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="261" style="text-align: justify;"&gt;Ms. SCHULZ, expert from Switzerland, &lt;u&gt;asked whether issues such as tax law, health and education, which were covered by a certain code, could be brought to court&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="262" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="263" style="text-align: justify;"&gt;Ms. ŠIMONOVIĆ, expert from Croatia, &lt;strong&gt;reiterated her request for statistics on femicide&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="264" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="265" style="text-align: justify;"&gt;Ms. GABR, expert from Egypt, asked whether Italy had a national focal point on trafficking, and if not, whether there were plans to appoint one.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="267" style="text-align: justify;"&gt;Ms. AMELINE, expert from France, &lt;strong&gt;asked about a company that had dismissed several women&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="266" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="268" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Delegation’s Responses&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="269" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Regarding stereotypes, a delegation member said more complete data would be available in 2012. On domestic violence, she said a campaign to counter violence against women had been carried out, and a subsequent survey showed a slight improvement on gender roles among couples and in the way in which people organized their time. Balancing work and children remained a problem, though there had been some signs of improvement, she said.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="270" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;On gender-based violence, she said that a 2006 survey had not been repeated, due to financial constraints, but the Government hoped to resolve the problem. There was a plan in 2011 to renew an agreement with the Department of Equal Opportunities, and a European survey planned for 2013 would feature indicators on gender-based violence in Italy. While the Government lacked trend indicators for domestic violence, she said, surveys had shown an increase in the number of police reports describing that type of abuse, which indicated greater awareness of the problem, rather than an increase in violence.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="271" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="273" style="text-align: justify;"&gt;Mr. BRASIOLI, referring to multiple requests for statistical data, said the National Statistics Department could be of broad help in that regard. It was difficult to collect data on early marriage, which was not a significantly strong phenomenon in Italy, and was therefore not the subject of a simple survey. The United Nations Statistics Division had decided not to include the topic in violence indicators recommended for 2015, he added.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="272" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In response to a question about female workers laid off by a company in northern Italy, he said no request had been made to indemnify personal income, and should that start, all stakeholders would need to ensure the proper execution of all procedures and comply with the principle of equal opportunity.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="274" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="275" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Experts’ Questions and Comments&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="276" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="277" style="text-align: justify;"&gt;OLINDA BAREIRO-BOBADILLA, expert member from Paraguay, said &lt;strong&gt;women were marginalized from political decision-making&lt;/strong&gt;, adding that&lt;strong&gt; Italy was noteworthy for its gender imbalance in elected office&lt;/strong&gt;. While pleased to hear about a bill on equality in the political sphere, she asked whether it constituted a temporary measure that would ensure de facto equality, or a real move towards the creation of equal democracy, in which gender difference would be eliminated. &lt;u&gt;What could be done to ensure that all regions had equal political representation and a gender balance in public administration&lt;/u&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="278" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="279" style="text-align: justify;"&gt;SOLEDAD MURILLO DE LA VEGA, expert member from Spain, pointed out that &lt;strong&gt;Italy ranked seventy-fourth in a well-known world gender report&lt;/strong&gt;, and asked &lt;strong&gt;how women’s political representation could possibly stand at only 11 per cent. Democracy meant that majorities were in power, whereas women, who comprised 53 per cent of the Italian population, were in the majority&lt;/strong&gt;. She also &lt;u&gt;asked about the low representation of women in the justice sector, and what approaches would be adopted to defend equality in municipalities&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="280" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="281" style="text-align: justify;"&gt;MERIEM BELMIHOUB-ZERDANI, expert member from Algeria, said that, although article 51 of Italy’s constitution had introduced the principle of gender equality into public and elected posts, paragraph 109 of the report stated that women constituted 18 per cent of the Senate and 21 per cent of members in the lower house of Parliament. She said &lt;u&gt;she would have liked to have seen more progress in that area and emphasized that more women must be elected. She also requested figures on the number of women in the judiciary&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="282" style="text-align: justify;"&gt;Ms. NEUBAUER, expert from Slovenia, said Roma girls faced difficulties in gaining access to education, as reflected by the &lt;strong&gt;20,000 Roma children under the age of 12 who had not fulfilled their educational obligations&lt;/strong&gt;. According to a 2010 survey, the root causes of that failing were to be found in their difficult economic conditions and distrust of schools, which were perceived as hostile and thus a threat to their identity. &lt;u&gt;What efforts had been made to ensure that Roma girls were able to continue their education, and further, to support Roma families&lt;/u&gt;? she asked.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="284" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="285" style="text-align: justify;"&gt;NIKLAS BRUUN, expert member from Finland, spoke about the low pay and employment rates among women, saying &lt;strong&gt;it was hard to find any improvements since 2005&lt;/strong&gt;. On maternity-related issues, he said that &lt;strong&gt;&lt;u&gt;having to resign from work due to pregnancy was a grave violation of the Convention&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;. &lt;strong&gt;&lt;u&gt;Italy had no coherent policy in place to reconcile the responsibilities of parenthood with those of employment&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;. &lt;u&gt;Did the Government have any plans to provide affordable child care for low-paid women, and would it introduce better conditions for parental leave&lt;/u&gt;? &lt;u&gt;He also asked whether maternity allowances for women in atypical employment would be specially designed for part-time work, and how the Government dealt with sexual harassment in the workplace&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="288" style="text-align: justify;"&gt;Ms. JAHAN, expert from Bangladesh, focused on vocational training opportunities in the public and private sectors, &lt;u&gt;requesting statistics on the employment status of Roma and migrant women&lt;/u&gt;. &lt;strong&gt;Concerned about severe segregation in the labour market, she said the situation was particularly acute in the agriculture sector of the south, where migrants were often exploited both mentally and physically&lt;/strong&gt;. &lt;u&gt;What measures had been taken to prevent discrimination and redress the serious problems faced by migrant women&lt;/u&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="289" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="290" style="text-align: justify;"&gt;PRAMILA PATTEN, expert member from Mauritius, focused on the &lt;strong&gt;lack of information on the implementation of laws and policies by the private sector, stressing that under the Convention, Italy was obliged to tackle discrimination perpetrated by businesses&lt;/strong&gt;. She asked about efforts to regulate the private sector, and the extent to which the ad hoc bill submitted to the Minister for Equal Opportunities in April 2011 was intended to address inequality in employment. When would the bill be enacted? She also &lt;u&gt;asked how women with disabilities were supported in the workplace&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="291" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="292" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Delegation’s Responses&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="293" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="294" style="text-align: justify;"&gt;Mr. BRASIOLI said women had been part of the Italian foreign service since 1960, and their numbers had been increasing. In the last decade, about 40 per cent of job applicants had been women, and in the last three years, the number of female applicants had outnumbered that of their male counterparts. Another member of the delegation said the participation of women in national politics was strong, but stagnant at the local level. A campaign for equal democracy had been launched to redress that situation, with some concrete results. Several bills had been introduced to promote their participation, including the “double preference” proposal, which allowed voters to select two candidates if one was a man and the other a woman. Additionally, a law had been passed to ensure that one third of the seats on the boards of corporations were held by women, he said, adding that penalties were in place should companies not comply.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="295" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="298" style="text-align: justify;"&gt;Non-governmental organizations were represented in the national Equal Opportunities Commission, which had been re-established after a long lapse, he said, adding that regional electoral laws were left to the autonomous regions themselves and the central Government could therefore not act on them. Additionally, post-graduate degrees under “women, politics and institutions” programmes had existed since 2005 to train future leaders. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="298" style="text-align: justify;"&gt;(&lt;em&gt;&lt;u&gt;NOTA DELLA BLOGGER&lt;/u&gt;: La Commissione Pari Opportunità è stata ripristinata 2 GIORNI PRIMA della sessione ONU a NY, il 12 luglio e non ne fanno parte certo le NGO più attive e rappresentative del Paese in materia di discriminazione e violenza di genere, per cui il Governo italiano ha anche presentato in forma MISTIFICATA la realtà al Comitato CEDAW. Si&lt;/em&gt; &lt;em closure_uid_ua8jex="300"&gt;veda qui: &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Il_Dipartimento/Commissione_PO_uomo_donna/linee_programmatiche.pdf"&gt;&lt;em&gt;http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Il_Dipartimento/Commissione_PO_uomo_donna/linee_programmatiche.pdf&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="298" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;e qui vedi i componenti &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Il_Dipartimento/Commissione_PO_uomo_donna/gruppi_di_lavoro__def.pdf"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Il_Dipartimento/Commissione_PO_uomo_donna/gruppi_di_lavoro__def.pdfS"&gt;http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Il_Dipartimento/Commissione_PO_uomo_donna/gruppi_di_lavoro__def.pdfS&lt;/a&gt;&lt;em closure_uid_ua8jex="301"&gt;S&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="298" style="text-align: justify;"&gt;&lt;em closure_uid_ua8jex="301"&gt;Sottolineo quale mia opinione personale che ritengo non trasparenti i criteri di scelta delle rappresentanti delle associazioni (molte di settore, molte di centrodestra e confessionali; nessuna femminista e nessun centro antiviolenza) e indegno che si sia scelto (sulla base di quali criteri?) quale responsabile del gruppo sulla cultura di genere un soggetto che non ha alcuna preparazione in materia di comunicazione di genere, come si può evincere facilmente dal suo curriculum: &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Il_Dipartimento/Commissione_PO_uomo_donna/gruppi_di_lavoro__def.pdf"&gt;&lt;em&gt;http://www.pariopportunita.gov.it/images/stories/documenti_vari/UserFiles/Il_Dipartimento/Commissione_PO_uomo_donna/gruppi_di_lavoro__def.pdf&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;).&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="298" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In response to a specific question, a delegation member noted that the Department of Equal Opportunities was the national focal point for human trafficking.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="297" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;While describing the shortage of women in the judiciary as “old news”, another delegate said they played many highly significant roles in that sector, including in the higher ranks of the penitentiary system. The number of women in the armed forces had increased since the elimination of the quota system, and the rate of increase rose faster each year, she said. With regard to the seniority system of advancement, she said that was only one element among several that were considered when assigning promotions.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="302" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;On the situation of the Roma, a delegate speaking from Rome said ethnic data could not legally be published. However, international organizations estimated that between 120,000 and 150,000 Roma lived in Italy. Many were there because of a special decree that allowed Roma women fleeing the wars of the 1990s to remain in the country. Today, an estimated 60 per cent of the Roma population were Italian citizens, he said. The regions had programmes in place to serve many vulnerable categories of women, including the Roma, and they were based on the European Commission’s principle of social inclusion — “explicit, but not exclusive, interventions”.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="303" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;On Roma education, another delegate, speaking from Rome, said the reality of Italian schools was one of local autonomy. At the national and territorial levels, programmes intended to create “better situations of learning” were attempting to deal with a significant increase in immigration, and their finances were allocated on the basis of local indicators. With regard to labour, between $25 and $30 billion — drawn from the National Health Fund — was allocated to “non-self-sufficient” people, including those with disabilities. However, there was a need to change that structure because some areas of Italy were more economically self-sufficient than others.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="304" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;He said the wide gap between male and female employment rates remained a source of concern, but the situation was improving, despite Italy’s loss of 6.3 per cent of its gross domestic product due to the global recession. Women’s employment was holding up under those conditions thanks to the fluidity of their work market, he said. It was notable that Government income support and maintenance of workers during the global financial crisis had been critical, he said, adding that a new plan, connected to the National Stability Act, envisaged an increase of 12 per cent in women’s employment by 2020. Another programme was intended to provide stable employment for women in southern Italy.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="305" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Regarding reconciliation policies and child care, another delegate discussed actions aimed at raising the child-care services target, saying that the results had been “quite good”. The Government had allocated €900 million for that purpose, realizing 25.3 per cent coverage for child-care services.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="306" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;He said that in its efforts to improve the employment rate, the Government had worked to encourage enterprises towards “flexible projects” and new time-work models, allocating €15 million per year to finance such projects. It had also tried to foster good legislation on parental leave, he said, pointing out that 10 per cent of all parental leaves were now requested by fathers, which was important for Italy’s cultural situation. The Government had allocated funds to help low-income people gain access to child-care services, he added.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="307" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Regarding disabilities and law 66 (1999), a Labour Ministry official speaking from Rome cited data indicating that out of 28,600 people, 11,000 women with disabilities had access to the job market. Tele-work had also been beneficial to them, he said.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="308" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="309" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Experts’ Questions and Comments&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="310" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="311" style="text-align: justify;"&gt;VICTORIA POPESCU, Vice-Chairperson and expert member from Romania, asked &lt;u&gt;how the Government reconciled differences in access to basic health-care services among the regions, especially for women in the south and on the islands&lt;/u&gt;. Furthermore, &lt;u&gt;Roma, Sinti and migrant women often lacked information on health services,&lt;/u&gt; she said. &lt;u&gt;How was mother-to-child transmission of HIV prevented, particularly among those groups&lt;/u&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="312" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="313" style="text-align: justify;"&gt;MARIA HELENA LOPES DE JESUS PIRES, expert member from Timor-Leste, said that &lt;strong&gt;despite Italy’s national plan for cancer prevention, 60 per cent of women lacked access to mammograms, and were unaware of the benefits of screenings&lt;/strong&gt;. Asking about the Government’s response to that situation, she also &lt;strong&gt;requested updated information on treatment for drug-addicted women, including those in prison&lt;/strong&gt;. Noting that 20 per cent of Italy’s budget was dedicated to health, she &lt;u&gt;wondered how much of that was devoted specifically to women’s health&lt;/u&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="314" style="text-align: justify;"&gt;ZOU XIAOQIAO, expert member from China, asked &lt;u&gt;why Italy had not submitted its “core” documents&lt;/u&gt;. Why did the report lack focus on the ability of rural women to obtain credit, or Government efforts to ensure that they had equal access to it? &lt;strong&gt;Why did a full-time female worker earn 95 per cent of a man’s salary, whereas the gap between a retired woman’s pension and that of a retired man was 35 per cent? &lt;/strong&gt;Rural women were a force in the rural economy, she emphasized, requesting data on their social and economic status. &lt;u&gt;Had special measures been adopted to guarantee rural women’s participation in development strategies&lt;/u&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="315" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="316" style="text-align: justify;"&gt;ZOHRA RASEKH, Vice-Chairperson and expert member from Afghanistan, said &lt;strong&gt;the report contained no data to indicate the cause of drug and alcohol addiction among women.&lt;/strong&gt; Suggesting that &lt;u&gt;addiction was often triggered by economic conditions or abuse, among other factors, she asked whether the Government had studied the root causes of addiction or depression among women&lt;/u&gt;. She also &lt;u&gt;asked about the campaign to encourage women to stop drinking during pregnancy and other preventive measures taken in that area&lt;/u&gt;. Finally, &lt;strong&gt;&lt;u&gt;she requested information on the psychosocial support extended to victims of abuse.&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="317" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="318" style="text-align: justify;"&gt;Ms. PATTEN, expert from Mauritius, asked &lt;u&gt;whether the Government had devised special legal measures and policies to create the economic conditions that would enable rural women to remain in rural areas.&lt;/u&gt; She asked about efforts to improve the collection of data that would give an overview of the situation of rural women. &lt;strong&gt;On gender-based violence in rural areas, she said the lack of social services and social control over those areas made women more vulnerable&lt;/strong&gt;. How did the Government monitor implementation of the law by public officials in rural areas, especially labour law and criminal law?&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="319" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="320" style="text-align: justify;"&gt;RUTH HALPERIN-KADDARI, expert member from Israel, noted that &lt;strong&gt;divorce proceeding were very long, and a decree could only be concluded three years after the initial hearing, which only aggravated the risk of spousal violence against women&lt;/strong&gt;. She asked &lt;u&gt;whether Italy had resorted to mandatory mediation in all divorce proceedings, even when there were signs of violence against women&lt;/u&gt;. &lt;strong&gt;International research was very strong in the opinion that mediation should not be used in such cases, she said.&lt;/strong&gt; &lt;u&gt;What was meant by shared custody&lt;/u&gt;? she asked, adding that &lt;strong&gt;parental alienation syndrome was also a “very shaky” concept.&lt;/strong&gt; She also asked &lt;u&gt;whether there was any recognition of intangible property in the distribution of marital property.&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="321" style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Delegation’s Responses&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="322" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ms. RICCI said the State was the guarantor of equal access to health services under the constitution. The Ministry had launched several initiatives to foster immigrant women’s rights, including a report on the state of health of immigrant populations, the creation of targets, and an overview of policies, with a view to identifying assistance programmes that could be offered through regional services.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="324" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Another project involving civil society examined health-care operators offering their services in Roma camps, she said. The “security package” did not touch provisions stemming from article 35, she said. Foreigners who were not legal residents could not access health-care structures, but they could receive essential care, and were not obliged to show proof of permanent residence.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="325" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ms. CECCONI said the Government had organized breast cancer screenings, which was the main form of assistance. The Prevention 2010-2012 plan aimed to reduce women’s mortality while other programmes aimed to reduce cancer rates. To eliminate differences in carrying out screenings, especially on the islands and in the south, the 2007-2009 programme of the National Screening Observatory promoted screenings in critical areas, she said, adding that the Centres for Disease Control and Prevention had also financed an extensive screening programme.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_ua8jex="326"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-5351935273142719394?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.un.org/News/Press/docs//2011/wom1870.doc.htm' title='Comunicato stampa ufficiale: cosa è successo all&apos;ONU il 14 luglio 2011'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/5351935273142719394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/5351935273142719394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/comunicato-stampa-ufficiale-cosa-e.html' title='Comunicato stampa ufficiale: cosa è successo all&apos;ONU il 14 luglio 2011'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6197967805047960557</id><published>2011-07-25T17:52:00.000+02:00</published><updated>2011-07-25T17:52:07.497+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Matrimoni forzati: è violenza sulle donne</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="118"&gt;&lt;strong&gt;MATRIMONI FORZATI: E’ VIOLENZA SULLE DONNE.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="187"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;BASTA FAR FINTA DI NON VEDERE, LE ISTITUZIONI DEVONO AIUTARE LE RAGAZZE CHE NON VOGLIONO SPOSARSI.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="126" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="127" style="text-align: justify;"&gt;A Bologna Nura ha tentato il suicidio per sfuggire a un matrimonio forzato e alle botte del fratello, che&amp;nbsp; voleva sapere con chi parlava al telefono, e a chissà a cos’altro.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="128" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nura è solo una delle tante ragazze che ogni anno nelle nostre città, dopo aver frequentato le scuole con i nostri figli, mangiato la pizza con loro, vengono portate a sposare dalla famiglia con perfetti sconosciuti, in Pakistan soprattutto. O con le buone, perché alcune ragazze sono felici del matrimonio, della festa e della tradizione o con le cattive. Documenti sequestrati, botte, minacce, deportazione in Pakistan. Le strade sono due: chiedere aiuto, rischiando la vita, e se non lo si trova, non si sa a chi chiederlo o non se ne ha il coraggio, il suicidio.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="129" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="166" style="text-align: justify;"&gt;La ricerca di Trama di Terre (1) parla chiaro: molti casi rimangono sommersi perché le ragazze non sanno a chi rivolgersi, perché i servizi accettano questa tradizione e non ci vedono niente di male, soprattutto se la ragazza, davanti ai genitori, abbozza un cenno di entusiasmo (e come fare altrimenti, davanti a loro?).&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="150" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La Ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna è intervenuta dicendo che questa "è una nuova, triste storia di mancata integrazione. Una storia che poteva essere risolta molto prima, rivolgendosi alla polizia e sporgendo denuncia".&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="151" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La denuncia non è mai un passo facile. Non lo è per una donna italiana picchiata dal marito, lo è molto meno per una ragazza pakistana promessa in sposa, spesso con i documenti sequestrati dalla famiglia e controllata a vista dai maschi di casa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fare denuncia per rischiare di essere rinchiuse in un CIE o di essere rispedite a casa, dalla famiglia, e uccise, è un’alternativa che alle orecchie di queste ragazze suona peggio del suicidio.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="152" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ un problema di violenza di genere, patriarcale, e non di mancata integrazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ un problema di padri che vogliono decidere sulla vita delle figlie, privarle della libertà di scegliere se e con chi sposarsi e dividere la loro vita.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="153" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E allora non si può continuare a far finta di non vedere dov’è il vero problema. Come raggiungere queste ragazze, come aiutarle a scappare a famiglie che le minacciano, le intimoriscono, le maltrattano per tenerle sotto il loro controllo. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="154" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="167" style="text-align: justify;"&gt;Già all’ONU, nel corso della sessione di esame sull’attuazione della CEDAW in Italia , il Governo italiano aveva risposto a una domanda del Comitato dicendo che i matrimoni forzati non sono un fenomeno che riguarda l’Italia ma altre parti del mondo, e che i casi sono rarissimi.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="155" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è vero. I matrimoni forzati sono frequenti e spesso le famiglie restano impunite. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="156" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="156" style="text-align: justify;"&gt;Nel Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW in Italia (2)&amp;nbsp; come Piattaforma italiana “Lavori in corsa . 30 anni di CEDAW” (3) abbiamo evidenziato che In Italia non esiste nessuna rilevazione statistica in grado di determinare la diffusione dei matrimoni forzati. L’assenza di indagini su tutto il territorio nazionale comporta l’impossibilità di prevedere misure specifiche per la prevenzione di questo fenomeno, per la protezione delle vittime e per una efficace repressione dei reati connessi a questa pratica.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="157" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le vittime di matrimoni forzati sono molto più vulnerabili rispetto alle altre vittime di violenza domestica: c’è un alto rischio di suicidio, sequestro e riduzione in schiavitù da parte delle famiglie, rimpatrio forzato nel Paese d’origine. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="158" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli ostacoli nella protezione delle vittime di matrimoni forzati sono numerosi: mancano strutture sui territori a cui chiedere aiuto, numeri amici, case rifugio ad alta sicurezza, ostacoli burocratici e amministrativi legati alla legge sull’immigrazione. &lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="159" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le vittime di matrimoni forzati infatti non possono godere di un percorso di reinserimento speciale come quello delle vittime di tratta.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="160" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E allora, Ministra, è facile parlare di scarsa integrazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma chi conosce il problema e lavora con queste donne, le professoresse a cui queste ragazze a scuola chiedono aiuto, sanno che parliamo di violenza domestica verso vittime particolarmente vulnerabili.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="161" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo richiede al più presto un piano di azione nazionale, formazione degli insegnanti e dei servizi sociali, la creazione di case rifugio per vittime ad alto rischio di protezione, indagini statistiche.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="162" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Esistono delle Raccomandazioni e Risoluzioni europee che ce lo impongono.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non facciamo finta di ignorare che servono soldi per la protezione delle vittime di violenza: di quelle accolte dai centri antiviolenza e di quelle che per essere accolte dai centri antiviolenza necessitano una protezione speciale, come le vittime di matrimoni forzati.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="163" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C’è Nura, ma per fortuna ci sono sempre più ragazze che chiedono aiuto, e lo trovano. Io ne conosco parecchie di ragazze pakistane che hanno deciso di dire di no, e hanno trovato donne disposte ad aiutarle nella loro scelta. Ma gli ostacoli da affrontare sono numerosi e i fondi per la protezione ed il reinserimento di queste ragazze scarseggiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che il Governo faccia la sua parte, finanziando la creazione di case rifugio e adottando un Piano Nazionale di contrasto ai matrimoni forzati, riconoscendo che si tratta di violenza di genere e come tale va affrontata.&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="164" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170" style="text-align: justify;"&gt;Barbara Spinelli, Giuristi Democratici, autrice di “Femminicidio”, redattrice insieme e per la Piattaforma “30 anni di CEDAW-Lavori in corsa” del Rapporto Ombra sullo stato di attuazione della CEDAW in Italia (2005-2010)&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170"&gt;1 &lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;a href="http://www.tramaditerre.org/tdt/indices/index_263.html"&gt;&lt;span closure_uid_j4od8u="171" style="color: purple;"&gt;http://www.tramaditerre.org/tdt/indices/index_263.html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170"&gt;2 &lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;a href="http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/ggdd_20110708082248.pdf"&gt;&lt;span closure_uid_j4od8u="179" style="color: purple;"&gt;http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/ggdd_20110708082248.pdf&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170"&gt;3 &lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-fareast-language: IT;"&gt;&lt;a href="http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com/"&gt;&lt;span closure_uid_j4od8u="183" style="color: purple;"&gt;http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="170"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div closure_uid_j4od8u="165"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6197967805047960557?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6197967805047960557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6197967805047960557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/matrimoni-forzati-e-violenza-sulle.html' title='Matrimoni forzati: è violenza sulle donne'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6467538819536325523</id><published>2011-07-16T17:17:00.000+02:00</published><updated>2011-07-16T17:17:03.423+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AGGIORNAMENTI ONLINE DA NY SULLA 49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><title type='text'>14 LUGLIO: OGGI GOVERNO SOTTO ESAME ALLE NAZIONI</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi il Comitato CEDAW delle Nazioni Unite, composto da 23 membri provenienti da tutto il mondo, ha valutato la relazione periodica presentata dal Governo italiano sulle misure adottate negli ultimi 4 anni per garantire i diritti delle donne. La società civile era presente alla discussione. Per la Piattaforma “Lavori in corsa – 30 anni di CEDAW” erano presenti Barbara Spinelli (Giuristi Democratici) e Claudia Signoretti e Simona Lanzoni (Fondazione Pangea). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Governo ha presentato le politiche portate avanti in questi quattro anni. Era presente una delegazione in sala e una in videoconferenza: circa quaranta persone in totale rispetto alle due persone del 2005, quando non fu presentato nessun rapporto ombra e la società civile non era presente al dialogo costruttivo tra Comitato CEDAW e Governo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È la prima volta infatti che la società civile italiana presenta un rapporto ombra e partecipa alla sessione di valutazione del Comitato CEDAW. Il rapporto ha raccolto l’adesione di oltre 120 organizzazioni della società civile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I membri del Comitato CEDAW oggi hanno posto numerosissime domande, che rispecchiavano la maggior parte dei temi critici sollevati dalla Piattaforma nel Rapporto Ombra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le domande hanno toccato tutti i diritti riconosciuti dalla Convenzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo gruppo di domande riguardava il quadro legislativo italiano e i meccanismi istituzionali che dovrebbero l’attuazione dei principi della CEDAW e migliorare le condizioni di tutte e tutti. Il Comitato CEDAW ha sottolineato che alla luce della grave persistenza degli stereotipi che riguardano il ruolo della donna in Italia è indispensabile che il Governo garantisca la conoscenza della Convenzione, traducendola e diffondendola.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Numerosissime e interessate le domande sulle strategie che il Governo vorrà adottare in materia di eliminazione degli stereotipi, di partecipazione di tutte le donne, italiane, migranti, di seconda generazione, disabili, rom, alla vita pubblica, sociale, politica, economica e culturale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“In politica si trasmettono stereotipi sul ruolo della donna come oggetto sessuale: cosa farà il Governo per sradicare questi stereotipi?”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ancora molte le domande su salute, tratta, prostituzione, su come è stata affrontata la crisi, sulle molestie sessuali sul luogo di lavoro, sulla violenza domestica. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Durante la sessione il Comitato CEDAW ha più volte espresso la sua preoccupazione per il fatto che dal 2005 ad oggi non si sono registrati sostanziali miglioramenti per le donne in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Comitato CEDAW, sulla base del dialogo avuto il 13 luglio con le rappresentanti della Piattaforma “Lavori in corsa - 30 anni CEDAW” e sulla base del dialogo avuto oggi con il Governo, lavorerà per formulare entro la fine del mese le Raccomandazioni conclusive, che il Governo italiano è tenuto ad attuare per rispettare l’impegno internazionale assunto con la ratifica della Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6467538819536325523?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=14834:14-luglio-oggi-governo-sotto-esame-alle-nazioni-unite&amp;catid=234&amp;Itemid=0' title='14 LUGLIO: OGGI GOVERNO SOTTO ESAME ALLE NAZIONI'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6467538819536325523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6467538819536325523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/14-luglio-oggi-governo-sotto-esame-alle.html' title='14 LUGLIO: OGGI GOVERNO SOTTO ESAME ALLE NAZIONI'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4706992084549636861</id><published>2011-07-15T00:58:00.000+02:00</published><updated>2011-07-15T00:58:24.447+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><title type='text'>Il “rapporto ombra” sui diritti delle italiane arriva alla sede Onu di New York</title><content type='html'>Fonte: Il fatto quotidiano &lt;br /&gt;Per la prima volta oltre 100 associazioni hanno compilato un dossier che mette in discussione i dati presentati dal governo sulla condizione femminile nel nostro Paese: "Negli anni 2005-2009 non si sono registrati sostanziali miglioramenti"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Emancipazione femminile e lotta contro la discriminazione delle donne. A che punto siamo in Italia? Sull’argomento, le opinioni sono almeno due. Da una parte quella del governo che sostiene come la situazione sia in sostanziale miglioramento, dall’altra quella di un cartello di associazioni che dice il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’occasione per mettere a confronto i due punti di vista sarà domani a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, quando prima verrà presentato il dossier del governo sui diritti delle donne e poi, per la prima volta, il rapporto ombra curato dalle 100 associazioni della piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW , rappresentate per l’occasione da Fondazione Pangea e da Giuristi Democratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La discussione si terrà davanti ai membri del Comitato per l’applicazione della Cedaw, la Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne che quest’anno compie 30 anni. I 186 paesi che l’hanno sottoscritta devono presentare ogni quattro anni una relazione sui risultati raggiunti. Obiettivo della convenzione è l’eliminazione delle discriminazioni tra uomo e donna a livello legislativo, politico, amministrativo, culturale, economico e sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Per la prima volta oltre 100 organizzazioni della società civile italiana presentano un minuzioso rapporto ombra di 154 pagine per criticare la relazione del nostro Governo”, spiega Simona Lanzoni, responsabile dei progetti per la Fondazione Pangea. Il Comitato poi, sulla base delle informazioni ricevute, formulerà le proprie osservazioni conclusive, che contengono una serie di raccomandazioni per orientare il lavoro dei governi nei cinque anni successivi. “Per la formulazione del nostro rapporto ombra abbiamo letto quanto redatto da Palazzo Chigi. Nonostante si trattasse di un rapporto ufficiale, il documento è stato pubblicato solo in inglese e i suggerimenti del comitato nel 2005 sono online sul sito delle Pari opportunità da fine 2010”, prosegue Lanzoni. Segnali che sono indice di scarsa trasparenza verso i cittadini e di poca sensibilità nella diffusione della Convenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A seguito del rapporto del governo italiano presentato nel 2005, il Comitato aveva espresso preoccupazione sul ruolo della donna in Italia. Tuttavia, come leggiamo nel rapporto ombra, “negli anni 2005-2009 in Italia non si sono registrati sostanziali miglioramenti nella condizione femminile”. Infatti “è stato rilevato il disinteresse di gran parte del mondo istituzionale per il numero sempre crescente di violenze domestiche terminate in femminicidi, cui si è aggiunta la strumentalizzazione politica degli stupri commessi da stranieri in luoghi pubblici (un’esigua percentuale rispetto a quelli commessi tra le mura domestiche) al fine di approvare leggi in materia di immigrazione ulteriormente repressive”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre le donne, nel 2007 hanno manifestato per chiedere investimenti e piani di intervento strutturali contro la violenza, e “per reclamare con forza la promozione di una cultura di genere paritaria capace di sradicare le vecchie concezioni patriarcali e gli stereotipi discriminanti alla base di queste violenze e, più in generale, della sottorappresentazione della donna nei luoghi di potere della vita sociale, culturale, economica e politica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche sull’accesso delle donne al lavoro non si è registrato alcun miglioramento, anche se negli ultimi anni “va riconosciuta al Ministero delle Pari Opportunità una crescente attenzione in materia di violenza di genere, che si è concretizzata nell’adozione di alcune riforme legislative, fortemente volute dai centri antiviolenza, che da anni giacevano sepolte in Parlamento senza trovare spazio di discussione”. Le punte di eccellenza sono state l’accelerazione dell’approvazione della legge sullo stalking e l’adozione del Piano nazionale antiviolenza, ma aldilà di queste necessarie riforme legislative, rimane aperta “la questione della presenza femminile nei luoghi di rappresentanza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il maggiore ostacolo allo sviluppo della donna, come nota anche il Rapporto Periodico del governo, è il “radicamento degli stereotipi sessisti” fomentato dalla cultura dei mass media e al regresso dell’immagine della donna nel dibattito politico “date le continue allusioni sessuali”. Nonostante questo, però, “i comportamenti maschilisti e scorretti nei confronti delle donne sono stati ampiamente tollerati anche in sede pubblica e hanno rafforzato un sentimento di svalutazione delle donne verso se stesse e comportamenti rinunciatari”. “Per quanto riguarda il lavoro, – osserva Lanzoni- la donna deve affrontare due problemi: spesso è costretta a firmare dimissioni in bianco all’assunzione. Così, se rimane incinta, viene licenziata. Inoltre – aggiunge-, a causa della diminuzione dei fondi pubblici del sistema sociale, deve rimanere a casa per occuparsi dell’assistenza ai figli, agli anziani e ai malati. A peggiorare la situazione anche l’eliminazione del tempo pieno per la riforma Gelmini”, nota. Cruciale il nodo della salute riproduttiva, dove si sta riducendo all’osso la scelta dell’interruzione di gravidanza. In Basilicata, ad esempio, i medici obiettori sono il 92% e lo Stato non garantisce in questo modo la possibilità di scegliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Purtroppo molti provvedimenti del governo per la parità e la tutela della donna non sono stati implementati perché mancano i fondi. Dietro l’etichetta, insomma, c’è ben poco”. Vedremo se a New York anche il Comitato CEDAW condividerà le stesse criticità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4706992084549636861?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/13/il-rapporto-ombra-sui-diritti-delle-italianearriva-alla-sede-onu-di-new-york/144966/' title='Il “rapporto ombra” sui diritti delle italiane arriva alla sede Onu di New York'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4706992084549636861'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4706992084549636861'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/il-rapporto-ombra-sui-diritti-delle.html' title='Il “rapporto ombra” sui diritti delle italiane arriva alla sede Onu di New York'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-5332435180284225470</id><published>2011-07-15T00:37:00.000+02:00</published><updated>2011-07-15T00:37:38.422+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RASSEGNA STAMPA SESSIONE CEDAW SULL&apos;ITALIA - NY'/><title type='text'>New York : punto sulla Convenzione contro le discriminazioni verso le donne</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Fonte: Osservatorio sulla legalità&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre rapporti "ombra" sulle discriminazioni e le violenze riguardanti le donne in Italia sono stati presentati alla 49esima sessione informale della CEDAW (Convenzione per l'Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'incontro ufficiale di oggi a New York nella sede delle Nazioni Unite, il Comitato per l’applicazione della CEDAW esaminerà il VI Rapporto periodico sull'implementazione della Convenzione che il Governo italiano ha presentato nel dicembre 2009. Il Comitato, formato da 23 esperti sulla questione di genere di tutto il mondo (22 donne e un uomo), è presieduto da Silvia Pimentel, del Brasile. Il lavoro del Comitato consiste nell’esaminare il contesto Paese, lo sviluppo e l’attuazione dei diritti delle donne in Italia, Costa Rica, Zambia, Etiopia, Repubblica di Corea, Nepal, Djibouti e Singapore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La violenza di genere, la partecipazione delle donne alla vita politica, le leggi discriminatorie delle donne nel contesto del matrimonio e l’eliminazione degli stereotipi di genere, sono solo alcune delle tematiche che sono state affrontate nella sessione informale che ha preceduto quella ufficiale, e dutante la quale i presentatori dei tre rapporti ombra hanno fatto delle dichiarazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto ombra della piattaforma “30 anni CEDAW – Lavori in corsa” rappresentata a New York da Claudia Signoretti e Simona Lanzoni (Fondazione Pangea) e Barbara Spinelli (Giuristi Democratici) è un lavoro relativo a tutti gli articoli della Convenzione redatto in collaborazione con 8 organizzazioni e abbiamo raccolto l’adesione di oltre 100 diverse realtà della società civile nonché molte adesioni individuali. Il rapporto sulla tossicodipendenza e la sieropositività e il sistema di giustizia penale è frutto del lavoro dell'Associazione Internazionale per la riduzione del danno, di Giuristi Democratici e delle Associazioni Itaca e Antigone, mentre il rapporto sulle donne Rom è presentato dall'European Roma Rights Centre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso tenuto dalla piattaforma “30 anni CEDAW – Lavori in corsa” si è focalizzato su implementazione della CEDAW e promozione dei diritti delle donne, lavoro e welfare, partecipazione politica delle donne, diritti sessuali e riproduttivi, protezione delle donne dalla violenza maschile, tratta e prostituzione. È stato espresso grande interesse per le attività svolte dalla Piattaforma per l’attuazione della Convenzione in Italia e per le questioni sollevate nel rapporto e nell’oral statement. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine della giornata del 14 luglio il Comitato CEDAW formulerà le Osservazioni Conclusive per ogni Paese, con incluse le raccomandazioni che ogni Stato sarà obbligato a tenere in considerazione per l’attuazione della CEDAW e lo sviluppo delle politiche di pari opportunità, ai sensi della Convenzione e del suo Protocollo Opzionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-5332435180284225470?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.osservatoriosullalegalita.org/11/note/07lug1/1433donneviol.htm' title='New York : punto sulla Convenzione contro le discriminazioni verso le donne'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/5332435180284225470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/5332435180284225470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/new-york-punto-sulla-convenzione-contro.html' title='New York : punto sulla Convenzione contro le discriminazioni verso le donne'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-7669616828265281309</id><published>2011-07-12T16:40:00.000+02:00</published><updated>2011-07-12T16:40:31.582+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AGGIORNAMENTI ONLINE DA NY SULLA 49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Presentato il Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW a New York</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi, 11 Luglio 2011 presso le Nazioni Unite, a New York, si è aperta la 49esima sessione CEDAW. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Comitato di 23 esperti, 22 donne ed un uomo, è presieduto da Silvia Pimentel del Brasile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In&amp;nbsp;questa sessione il Comitato esaminerà l'attuazione della Convenzione, lo sviluppo e l’attuazione dei diritti delle donne in Costa Rica, Zambia, Italia Etiopia, Republica di Corea, Nepal, Djibouti e Singapore. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www2.ohchr.org/english/bodies/cedaw/docs/statement/OpeningStatement49thSession.pdf"&gt;Qui&lt;/a&gt; il discorso di apertura della Presidente Silvia Pimentel.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=11227&amp;amp;LangID=E"&gt;Qui&lt;/a&gt; le dichiarazioni di apertura dell'Assistente del Segretario Generale, Ivan Simonovic.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono tanti i temi trattati, tra questi la&amp;nbsp;violenza di genere, la&amp;nbsp;partecipazione politica, leggi che discriminano la donna nel matrimonio, l’eliminazione degli stereotipi di genere. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al termine della sessione, dopo aver consultato le rappresentanti che sono qui a NY delle diverse società civili, e avviato un dialogo costruttivo con i governi degli Stati esaminati, il Comitato CEDAW formulerà le Osservazioni Conclusive per ogni Stato, con incluse le raccomandazioni che lo Stato è obbligato a tenere in considerazione per l’attuazione della Convenzione e lo sviluppo delle politiche di pari opportunità, ai sensi della Convenzione e del suo Protocollo Opzionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’11 luglio è stato il giorno dedicato all’intervento della società civile: Costa Rica, Italia, Zambia e Etiopia hanno presentato i loro oral statement (dichiarazioni orali) relative al rapporto ombra presentato al Comitato CEDAW in cui si sottolineano i punti critici principali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per l’Italia sono stati presentait tre rapporti ombra. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il rapporto della piattaforma “30 anni CEDAW – Lavori in corsa” rappresentata a New York da Claudia Signoretti e Simona Lanzoni (Fondazione Pangea) e Barbara Spinelli (Giuristi Democratici) analizza la situazione dei diritti delle donne in Italia riconosciuti da tutti gli articoli della Convenzione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre è stato presentato il rapporto sulla tossicodipendenza e la sieropositività delle donne e il sistema di giustizia penale (Associazione Internazionale per la riduzione del danno, Giuristi Democratici, Associazione Itaca e Antigone) e il rapporto sulle donne Rom (European Roma Rights Centre). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il discorso tenuto dalla piattaforma “30 anni CEDAW – Lavori in corsa” si è focalizzato su:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;· l’implementazione della CEDAW e la promozione dei diritti delle donne;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;· lavoro e welfare,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;· partecipazione politica delle donne,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;· diritti sessuali e riproduttivi,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;· protezione delle donne dalla violenza maschile,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;· tratta e prostituzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È la prima volta da quando nel 1985&amp;nbsp; l'Italia ha ratificato&amp;nbsp;la Convenzione che la società civile e in particolare l’associazionismo femminile italiano partecipa alla sessione CEDAW presentando il proprio Rapporto Ombra al Comitato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al Rapporto Ombra della Piattaforma CEDAW hanno&amp;nbsp;aderito oltre un centinaio di organizzazioni e molte persone, di tutti i sessi e orientamenti sessuali. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È stato espresso grande interesse per le attività svolte dalla Piattaforma per l’attuazione della Convenzione in Italia e per le questioni sollevate nel Rapporto e nell’Oral statement (che a breve verrà pubblicato in italiano). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’emozione è grande e il lavoro da fare ancora molto…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-7669616828265281309?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7669616828265281309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7669616828265281309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/presentato-il-rapporto-ombra-sulla.html' title='Presentato il Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW a New York'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-1123686035403459939</id><published>2011-07-09T06:24:00.001+02:00</published><updated>2011-07-12T17:27:24.734+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><title type='text'>Video intervista alle attiviste impegnate nella redazione del Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW in Italia,</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Video intevista a Barbara Spinelli (Giuristi Democratici) e Claudia Signoretti (Pangea), della Piattaforma "30 anni di CEDAW - Lavori in corsa", &amp;nbsp;sul processo di monitoraggio della attuazione della CEDAW in Italia e sul Rapporto Ombra.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;Roma, 30 maggio 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" 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href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1123686035403459939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/1123686035403459939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/video-intervista-alle-attiviste.html' title='Video intervista alle attiviste impegnate nella redazione del Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW in Italia,'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' 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style="text-align: justify;"&gt;elaborata dall'avv.&amp;nbsp;Barbara Spinelli&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;IL RAPPORTO OMBRA SULLA IMPLEMENTAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;(2005-2011)&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel Rapporto Ombra sono evidenziate le principali criticità relative alla diffusione e alla applicazione della Convenzione in Italia, al funzionamento del sistema delle pari opportunità, alla rappresentazione delle donne, alla rappresentanza femminile nella vita pubblica e politica, nazionale ed internazionale, alla cittadinanza, alla scuola, al lavoro, alla previdenza sociale, alla salute, allo sfruttamento lavorativo e sessuale delle donne, alla violenza di genere in tutte le sue forme, dai matrimoni forzati al femminicidio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Rapporto pone particolare attenzione alle discriminazioni subite dalle donne disabili, dalle donne private della libertà personale, dalle donne migranti, Rom e Sinte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Viene altresì evidenziata la doppia discriminazione subita dalle lesbiche e transessuali, sia in ragione del loro orientamento sessuale sia in quanto di sesso femminile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Rapporto Ombra copre il periodo dal 2005 ad oggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il giudizio complessivo nei confronti dell’attività dei Governi che si sono succeduti in questi anni è critico: poco è stato fatto a livello strutturale per combattere gli stereotipi sessisti e i pregiudizi di genere, che “minano alla base la condizione sociale delle donne, costituiscono un impedimento significativo alla attuazione della Convenzione, e sono all’origine della posizione di svantaggio occupata dalle donne in vari settori, compreso il mercato del lavoro e la vita politica e pubblica” (Raccomandazione n. 25/2005 del Comitato CEDAW all’Italia).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La dipendenza economica e politica del Ministero delle Opportunità dal Presidente del Consiglio ha impedito che in questi anni potessero essere adottate riforme in un’ottica di genere, consentendo sempre il prevalere di altri interessi sulla garanzia di un effettivo godimento dei diritti, in concreto, per le donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad esempio nel 2007 il disegno di legge “organico” Pollastrini contro la violenza di genere diventò un disegno di legge a tutela della famiglia, rinominato Bindi-Mastella-Pollastrini, per non essere poi mai approvato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E oggi pure prevalgono gli interessi corporativi nella legge che introduce le quote nei C.d.A, e gli interessi dei partiti nella mancata approvazione delle leggi sulle quote rosa in politica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il maschilismo diffuso e l’assenza di una definizione di discriminazione di genere e basata&amp;nbsp; sull’orientamento sessuale, impedisce inoltre l’estensione a donne e LGBTQI della tutela penale&amp;nbsp; accordata dalla legge Mancino a tutti gli altri soggetti discriminati per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo ostracismo politico all’adozione di misure speciali temporanee per promuovere l’uguaglianza sostanziale delle donne e questa avversione al riconoscimento dei diritti basati sul genere e sull’orientamento sessuale, costituiscono gravi violazioni della Convenzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre a queste, le principali violazioni dei diritti delle donne sono state riscontrate in materia di rappresentanza politica e pubblica delle donne, per la mancata attuazione dell’art. 51 Cost., che rende necessario, per garantire la presenza delle donne negli organismi politici locali, il ricorso giurisdizionale; nella salute, per il difficile accesso ai dispositivi anticoncezionali; nel lavoro, per l’inadeguatezza delle politiche governative a favorire la conciliazione vita lavoro e per la totale assenza di politiche mirate a garantire l’accesso al lavoro alle donne disabili e detenute; nei rapporti familiari, perché la violenza domestica non viene tenuta in considerazione nella determinazione dell’affido dei figli; nella protezione delle vittime di violenza di genere, per l’ancora insufficiente preparazione professionale specifica degli operatori e per il basso numero di case-rifugio presenti sul territorio e l’inadeguatezza dei fondi stanziati perché possano funzionare; nell’ancora insufficiente attenzione prestata alle situazioni di sfruttamento lavorativo delle donne migranti e al contrasto del fenomeno sommerso ma drammatico dei matrimoni forzati.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-9186190149686255381?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/9186190149686255381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/9186190149686255381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/scheda-di-sintesi-il-rapporto-ombra.html' title='Scheda di sintesi: il rapporto ombra della Piattaforma &quot;Lavori in corsa&quot; sulla implementazione della CEDAW in Italia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-829209970784972535</id><published>2011-07-06T01:20:00.000+02:00</published><updated>2011-07-06T01:20:29.029+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RAPPORTO OMBRA'/><title type='text'>Fondazione Pangea Onlus e Giuristi Democratici a New York per difendere i diritti delle donne in Italia e nel mondo</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;Comunicato Stampa&lt;/u&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il prossimo 14 luglio, a New York, presso le Nazioni Unite, il Comitato per l’applicazione della CEDAW (Convenzione per l'Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne) esaminerà il VI Rapporto periodico sull'implementazione della Convenzione che il Governo italiano ha presentato nel dicembre 2009. Fondazione Pangea Onlus e Giuristi Democratici saranno presenti come rappresentanti della società civile per la piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW, con un rapporto Ombra, elaborato da diverse organizzazioni per evidenziare all’ONU e all’opinione pubblica l’inadeguatezza, alla luce dei canoni di giudizio stabiliti dalla Convenzione, delle politiche, delle misure e dei finanziamenti volti a garantire le pari opportunità in Italia evidenziando le discriminazioni e gli stereotipi di genere ancora esistenti e lesivi della dignità e dei diritti delle donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La CEDAW è considerata il trattato internazionale più completo sui diritti delle donne. La Convenzione, ad oggi è stata adottata da 186 Stati. L'Italia l’ha ratificata nel 1985. E’ composta da un preambolo e 30 articoli che identificano aree specifiche di discriminazione e indicano gli strumenti per eliminarli.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chiede di rimuovere le discriminazioni e gli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne alla vita pubblica, lavorativa, ai processi decisionali politici, familiari, personali; di contrastare la violenza di genere, di impegnarsi per modificare la diffusa accettazione degli stereotipi associati ai ruoli tradizionali di uomini e donne nella famiglia e nella società, incoraggiando un'immagine paritaria tra uomini e donne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni quattro anni gli Stati che hanno ratificato la CEDAW devono presentare al Comitato per l'eliminazione delle discriminazioni sulle donne rapporti di valutazione dei progressi fatti nell'implementazione della Convenzione, illustrando le misure intraprese a livello legislativo, politico, amministrativo, culturale, economico e sociale. Contemporaneamente la società civile può formulare un rapporto ombra in cui analizza il rapporto governativo, le violazioni più significative dei diritti sanciti dalla CEDAW e di quelle aree dove l’intervento istituzionale è stato assente o inadeguato con la Convenzione così come formula alcune raccomandazioni per migliorare le politiche e le pratiche per l'adempimento degli obblighi previsti dalla CEDAW. Sulla base delle informazioni ricevute, il Comitato formula le proprie osservazioni conclusive, che contengono una serie di raccomandazioni ai Governi per migliorarne l’applicazione. Gli Stati sono tenuti a considerare le osservazioni che ricevono per orientare il loro lavoro nei cinque anni successivi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E’ la prima volta che una rappresentanza della società civile femminile italiana elabora e presenta il rapporto ombra al Comitato CEDAW&lt;/strong&gt;.&lt;strong&gt; Pertanto la presenza della società civile sarà di cruciale importanza per suggerire al Comitato raccomandazioni che migliorino la condizione della donna in Italia&lt;/strong&gt;. Alcuni dei &lt;strong&gt;temi scottanti&lt;/strong&gt; sui quali Fondazione Pangea, Giuristi Democratici e la piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW si è focalizzata sono il lavoro femminile, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la povertà femminile sempre più in aumento, l’accesso alla sanità e alla salute riproduttiva universale e laica, la violenza maschile sulle donne, la rappresentanza politica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scarsa conoscenza di strumenti come la CEDAW da parte dell’opinione pubblica implica che i Governi sentano una pressione limitata per porre in essere le raccomandazioni della CEDAW e non rispettino gli impegni previsti dalla Convenzione. L’Italia negli ultimi cinque anni ne è l’esempio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La CEDAW è uno strumento fondamentale per l'avanzamento della condizione delle donne in Italia e nel mondo: la sua conoscenza e implementazione non possono aspettare!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Hanno redatto il rapporto Ombra: Fondazione Pangea ONLUS, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Differenza Donna, Be Free, Fratelli dell’Uomo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma, 5 luglio 2011 &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-829209970784972535?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/829209970784972535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/829209970784972535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/07/fondazione-pangea-onlus-e-giuristi.html' title='Fondazione Pangea Onlus e Giuristi Democratici a New York per difendere i diritti delle donne in Italia e nel mondo'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-2294823072673576416</id><published>2011-05-23T18:10:00.000+02:00</published><updated>2011-05-23T18:10:07.418+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><title type='text'>CONSULTAZIONI SULLO STATO DI ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;A che punto siamo con l'attuazione della CEDAW in Italia?&lt;br /&gt;&lt;a href="http://gdcedaw.blogspot.com/2011/01/lattuazione-della-cedaw-in-italia.html"&gt;http://gdcedaw.blogspot.com/2011/01/lattuazione-della-cedaw-in-italia.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://gdcedaw.blogspot.com/2011/01/lattuazione-della-cedaw-in-italia.html"&gt;http://gdcedaw.blogspot.com/2011/01/lattuazione-della-cedaw-in-italia.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sono le questioni critiche da afforontare?&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/47676324/ListaQuestioniCritiche-CEDAWItalia"&gt;http://www.scribd.com/doc/47676324/ListaQuestioniCritiche-CEDAWItalia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Shadow Report sulla CEDAW (Convenzione ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione sulla donna) verrà discusso a luglio a New York, nella 49ma sessione di riunione del Comitato CEDAW presso le Nazioni Unite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In allegato, troverete l'invito all'evento e la scheda di iscrizione; le consultazioni si&amp;nbsp; terranno:&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;30 maggio a Roma &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;31 maggio a Milano &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se volete contribuire all'analisi e aderire al Rapporto, iscrivetevi ai workshop!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/56070486/Scheda-Di-Iscrizione-CEDAW-30-31may"&gt;QUI LA SCHEDA DI ISCRIZIONE&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/56070329/CONSULTAZIONI-CEDAW-NAZIONALI-INVITO"&gt;QUI L'INVITO&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-2294823072673576416?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2294823072673576416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2294823072673576416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/05/consultazioni-sullo-stato-di-attuazione.html' title='CONSULTAZIONI SULLO STATO DI ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-7356014168000248782</id><published>2011-05-17T15:28:00.001+02:00</published><updated>2011-05-17T15:30:42.951+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='INIZIATIVE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>CONVEGNO INTERNAZIONALE SUI MATRIMONI FORZATI</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;br /&gt;VENERDì 27 MAGGIO 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“PER FORZA, NON PER AMORE”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Convegno internazionale sul tema dei matrimoni forzati&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sala "BCC Città e Cultura”&lt;br /&gt;via Emilia 212, Imola (BO)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il convegno si propone di dare voce alle storie delle giovani donne vittime di matrimoni forzati, facendo emergere con forza la presa di parola politica e di pratiche delle associazioni di donne migranti in Italia ed in altri Paesi, come l’Inghilterra e il Marocco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A partire dall’esposizione della ricerca condotta dall’Associazione Trama di Terre nel 2009, in collaborazione con la regione Emilia Romagna, vogliamo fornire un quadro complessivo degli strumenti giuridici a disposizione in Italia e all'estero per la prevenzione e la protezione delle vittime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Particolare attenzione verrà prestata ai casi concreti e alle difficoltà incontrate da chi raccoglie le denunce, accoglie le donne e ne sostiene i percorsi di autonomia per delineare corrette modalità di intervento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ngfH4lcK-9Q/TdJ21r79cjI/AAAAAAAAAF4/XSQv15OhGLQ/s1600/25.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" j8="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-ngfH4lcK-9Q/TdJ21r79cjI/AAAAAAAAAF4/XSQv15OhGLQ/s320/25.jpg" width="151" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;PROGRAMMA DEL CONVEGNO&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;mattina&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;9,00: registrazione partecipanti&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;9,30: saluti delle autorità imolesi &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;9,45: &lt;em&gt;Le politiche di inclusione dei/delle migranti in Emilia Romagna&lt;/em&gt;, Andrea Facchini, Servizio Politiche per l'Accoglienza e l'Integrazione Sociale - Regione Emilia Romagna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;10,00: &lt;em&gt;Prima di tutto le libertà femminili. Introduzione e presentazione della giornata&lt;/em&gt;, Tiziana Dal Pra - Presidente Associazione Trama di Terre&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;10,20: &lt;em&gt;Per forza, non per amore. Matrimoni forzati in Emilia Romagna&lt;/em&gt;, Daniela Danna, ricercatrice, Università degli Studi di Milano&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;11,00: &lt;em&gt;Contratto matrimoniale e scioglimento del vincolo nuziale nelle legislazioni marocchina e pakistana&lt;/em&gt;, Avv. Lorenzo Ascanio, Docente di Dirittto e Civiltà Islamica - Università degli Studi di Macerata&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;11,40: &lt;em&gt;La tutela delle donne vittime di matrimoni forzati in Italia: il quadro giuridico&lt;/em&gt;, Barbara Spinelli (Avvocata, autrice di “Femminicidio”)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;12,10: interventi dal pubblico&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;13,00: pausa pranzo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;pomeriggio&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;14,30: &lt;em&gt;Forced Marriage and Honour Crimes in the UK : l'esperienza delle organizzazioni delle donne di minoranza e la risposta dello stato&lt;/em&gt;, Meena Patel e Hannana Siddiqui (Southall Black Sisters, London, UK)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;15,15: &lt;em&gt;I matrimoni precoci in Marocco e le lotte delle associazioni femminili, anche alla luce del nuovo codice di famiglia,&lt;/em&gt; Mina Tafnout (Asociation Democratique des Femmes du Maroc, Rabat, Marocco)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;15,40: I&lt;em&gt; matrimoni precoci nel contesto rurale delle zone di Beni Mellal, Khouribga, Oued Zem e l'influenza sulle donne marocchine immigrate in Italia&lt;/em&gt;, Touria Tanani (associazione INSAT, Beni Mellal, Marocco)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;16,00: interventi dal pubblico&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;16,30: &lt;strong&gt;Tavola rotonda:&lt;/strong&gt; La scuola, la politica, il sociale e le pratiche femminili si confrontano a partire dai casi&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Coordina: Tiziana Dal Pra (Presidente Associazione Trama di Terre)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ne discutono: Barbara Spinelli (avvocata)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Raul Daoli (Sindaco del Comune di Novellara)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Paola Berni (Responsabile Settore Sociale Comune di Guastalla)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.tramaditerre.org/tdt/articles/art_5802.html"&gt;&lt;strong&gt;ISCRIVITI QUI&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;IL GIORNO SUCCESSIVO:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-LQEa2nYrxWo/TdJ4Av6voYI/AAAAAAAAAF8/Em98Z6r2-Ok/s1600/24.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" j8="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-LQEa2nYrxWo/TdJ4Av6voYI/AAAAAAAAAF8/Em98Z6r2-Ok/s320/24.jpg" width="159" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Quanto influiscono religione e tradizione nella piena attuazione dei diritti delle donne?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Esperienze di associazioni femminili laiche a contatto con pratiche religiose e tradizionali nei loro paesi&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;invito a seminario 28 maggio 2011&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;seminario di approfondimento rivolto a:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;operatrici e operatori della Rete dei Centri Interculturali,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;operatrici e operatori di centri antiviolenza e di comunità di accoglienza per donne e minori; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;assistenti sociali; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;realtà del terzo settore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Temi trattati:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦come le identità religiose o culturali rigidamente definite abbiano conseguenze limitanti per la libertà di scelta e di autodeterminazione delle donne;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦strategie da adottare per la tutela e l’applicazione dei diritti delle donne in situazioni di conflitto dettate da tradizioni culturali e religiose discriminanti;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦l’esperienza di lobbing delle associazioni di donne di minoranza nella creazione della legge inglese di contrasto ai matrimoni forzati e ai crimini d’onore;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦dopo la stagione delle lotte per la riforma del codice di famiglia, mobilitazioni della società civile marocchina e delle associazioni delle donne per superare gli ostacoli alla sua applicazione e per la riforma del codice penale;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Formatrici:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦Meena Patel (Southall Black Sisters - Londra - UK)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦Hannana Siddiqui (Southall Black Sisters - Londra - UK)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦Mina Tafnout (Association Democratique des Femmes du Maroc - Rabat - Marocco)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦Touria Tanani (Associazione INSAT, pour femmes victimes des violence et mères célibataires - Beni Mellal - Marocco)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;◦Tiziana Dal Pra (Associazione Trama di Terre)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;la partecipazione al seminario è gratuita. E' previsto un numero massimo di 40 partecipanti, alle/ai quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. E' necessaria l'iscrizione da effettuarsi tramite questo sito entro il 23 maggio.&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.tramaditerre.org/tdt/articles/art_5801.html"&gt;&lt;strong&gt;ISCRIVITI QUI&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per informazioni: 0542 28912; info@tramaditerre.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il seminario è finanziato dalla Regione Emilia Romagna all'interno del progetto della Rete Regionale dei Centri Interculturali: "Centri interculturali, pratiche culturali, puralismo religioso e rispetto della laicità"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il seminario si svolgerà presso il Centro Interculturale delle donne di Trama di Terre&lt;br /&gt;&amp;nbsp;via Aldrovandi 31, Imola (Bo) -&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-7356014168000248782?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.tramaditerre.org/tdt/docs/1916.pdf' title='CONVEGNO INTERNAZIONALE SUI MATRIMONI FORZATI'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7356014168000248782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7356014168000248782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/05/convegno-internazionale-sui-matrimoni.html' title='CONVEGNO INTERNAZIONALE SUI MATRIMONI FORZATI'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ngfH4lcK-9Q/TdJ21r79cjI/AAAAAAAAAF4/XSQv15OhGLQ/s72-c/25.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-5513139089562813167</id><published>2011-03-08T22:50:00.000+01:00</published><updated>2011-03-08T22:50:19.232+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Raccomandazioni del Comitato per l&apos;applicazione della CEDAW al Governo italiano (2005)'/><title type='text'>Donne, la beffa del Governo</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;em&gt;Nessuno si preoccupa di obbere agli accordi internazionali mentre ne 2010 sono morte 127 donne, il 6,7% in più. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di FLAVIA AMABILE &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;08.03.2011&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto interessa al mondo politico difendere l'immgine delle donne? Poco, si direbbe a giudicare quel che accade con il Cedaw, la Convenzione contro le discriminazioni sulla loro immagine nei mass media e nella pubblicità. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Cedaw è un organismo nato 30 anni fa e riconosciuto da 186 Paesi al mondo. Serve a cittadini e associazioni per denunciare di essere state vittime della violazione di uno qualsiasi dei diritti esposti nella Convenzione da parte dello Stato in questione. Ogni 4 anni gli Stati che hanno ratificato la CEDAW sono tenuti a presentare li Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni sulle donne rapporti di valutazione dei progressi fatti nell’implementazione della Convenzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2005 il Comitato aveva sgridato con forza l'Italia su molti punti. Ecco le parole che usava:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;- il Comitato trova che le sue osservazioni sulla bassa partecipazione delle donne nella vita pubblica e politica (paragrafo 355), e la mancanza di programmi per combattere gli stereotipi attraverso il sistema scolastico e per incoraggiare gli uomini a prendersi le loro responsabilità e condividere i lavori domestici, siano state affrontate in maniera del tutto inadeguata.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Permane la preoccupazione del Comitato sulla persistenza e pervasività dell’atteggiamento patriarcale e sul profondo radicamento di stereotipi inerenti i ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia e nella società.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il Comitato è profondamente preoccupato anche dalla rappresentazione che viene data delle donne da parte dei mass media e della pubblicità, per il fatto che viene ritratta come oggetto sessuale e in ruoli stereotipati.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il Comitato rimane profondamente preoccupato per la grave sotto-rappresentanza delle donne nelle cariche politiche e pubbliche, compresi gli enti elettivi, la magistratura, e a livello internazionale. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che effetto hanno avuto queste parole? Nessuno. Il governo non ha diffuso né tradotto i rilievi del Comitato, ed è stato denunciato all'Onu per il suo comportamento. Nel 2009 l'esecutivo ha presentato un nuovo rapporto, come previsto dalla Convenzione. Ancora una volta nessuna diffusione né traduzione. Il prossimo luglio si attende la nuova risposta del Comitato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' lo stesso tipo di comportamento mostrato a proposito di Femmicidio. L'Italia ha il triste demerito di essere l'unico Paese UE insieme con il Portogallo a risultare assente dal database MDB (European mortality database) della ricerca WHO / Europe. Il governo non ha mai ritenuto che fosse il caso di mandare i suoi dati. E così chi vorrebbe cife aggiornate deve accontentarsi di poco o nulla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si riesce a sapere comunque qualcosa, nonostante la scarsità delle cifre disponibili. Ad esempio che l'Italia è pienamente nella media Ue come numero di donne uccise. Ha però un numero molto alto di delitti commessi da ex partner. Soltanto la Svezia ha la stessa incidenza. I giuristi specializzati nel settore sostengono che sia un problema legislativo. Quando una ex, spesso una donna che si sta separando, va a denunciare maltrattamenti non viene creduta perché si ritiene che sia una manovra per ottenere l'affidamento dei figli", spiega Barbara Spinelli, giurista, che oggi pomeriggio sarà alla presentazione del libro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A dispetto delle strumentalizzazioni politiche, insomma, le donne continuano a morire. E sempre di più. Nel 2010 ne sono state uccise 127: il 6,7% in più rispetto a dodici mesi prima. Sono dati allarmanti ed esponenziali se consideriamo la crescita ininterrotta dal 2005 ad oggi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La maggior parte delle vittime sono donne italiane (78%), così come la maggior parte degli uomini che le hanno uccise (79%). Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di mariti (22%), compagni, conviventi (9%) o ex (23%), ma anche figli (11%) e padri (2%); uomini con i quali le donne avevano una relazione molto stretta. C'è un'incapacità di accettare le separazioni (19%), gelosie (10%) e conflittualità (12%)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-5513139089562813167?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&amp;ID_articolo=1178&amp;ID_sezione=274&amp;sezione=' title='Donne, la beffa del Governo'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/5513139089562813167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/5513139089562813167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/03/donne-la-beffa-del-governo.html' title='Donne, la beffa del Governo'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6508390994298670506</id><published>2011-03-07T22:29:00.000+01:00</published><updated>2011-03-07T22:29:50.079+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>08.03.2011: a Fahrenheit si parla di CEDAW</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;I Cento anni dell'Otto Marzo a Fahrenheit. &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con Marisa Ombra, staffetta partigiana, e Alessandra Gissi, storica, per raccontare più di cento anni di lotta politica delle donne. Con Barbara Spinelli per parlare della CEDAW, la Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, e Giulia Selmi esperta di Pedagogia della differenza di genere per parlare di quanta storia c'è ancora da fare. Con Elena Sisti e Beatrice Costa, per parlare di donne che reggono il mondo e con le scrittrici Michela Murgia, Maria Pia Veladiano e Caterina Cavina per parlare di donne che il mondo lo raccontano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6508390994298670506?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=323803' title='08.03.2011: a Fahrenheit si parla di CEDAW'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6508390994298670506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6508390994298670506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/03/08032011-fahrenheit-si-parla-di-cedaw.html' title='08.03.2011: a Fahrenheit si parla di CEDAW'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-7903921662690001041</id><published>2011-03-07T21:58:00.001+01:00</published><updated>2011-03-07T21:58:41.350+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>STEERING ITALY AWAY FROM SHOWGIRLS</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Articolo di Loredana Lipperini&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;New York Times, 7 marzo 2011&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonte: &lt;a href="http://nytweekly.com/columns/"&gt;http://nytweekly.com/columns/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;STEERING ITALY AWAY FROM SHOWGIRLS&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ROME — Whoever asks how it is possible that so many young Italian women set their sights only on beauty may not be aware that for the past 15 years this has been the primary requisite of Italian girls. “Be beautiful” has been repeated to an entire generation by cartoon heroines; illustrated books explain to 4-year-olds how mascara is applied; and magazines for 12-year-olds give advice on oral sex.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ten years ago, the 8-year-old contemporaries of Ruby Heart-Stealer — the 18-year-old Moroccan nightclub dancer at the center of the sex scandal involving Italian Prime Minister Silvio Berlusconi — were playing with dolls with the same names, looks and beauty kits as the veline, or showgirls, of “Striscia la notizia,” an Italian television program. The showgirls were and still are a model for thousands of young Italian girls. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;These girls have been shaped by adult television, where women squat like animals under tables, are thrown seminaked under a shower or display their buttocks while climbing a ladder, all while television cameras zoom in on the lustful faces of male spectators. According to a study by Doxa, a market research firm, in 2008, “Striscia la notizia” ranked No. 2 out of the best-known programs for Italian children ages 5 to 13.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;At the start of her career, Sara Tommasi, one of the showgirls involved in the scandal, declared, “My body is my business.” Yet, like many of the aspiring veline, she had just graduated with a degree in economics with excellent grades. The phenomenon is distressing, but understandable in a country where, even though more women than men have university degrees, only one in two women is employed and women face a greater risk of living in poverty than men; where equal pay does not exist; and where males outnumber women on news programs by three to one. In a culture that stresses family, women are expected to be caregivers and housewives, and often face discrimination in the workplace.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Italy’s women fare poorly even when compared to those in less developed countries. The World Economic Forum’s 2010 Gender Gap index put Italy in 74th place, behind the Philippines, Mozambique, Venezuela, Chile and Bulgaria. And Italy trails badly when it comes to shelters for abused women, with only one-tenth as many as the average in other European countries.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;These shortfalls are part of life in a country where women’s issues are rarely taken seriously, especially in male-dominated politics. Few are aware that Italy ratified the Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women in 1985. Based on that treaty, efforts should have been made to ensure that discriminatory practices were curtailed, but Italy has done little on that front. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Change should start with the media. The images of women that dominate in advertising and other media are highly objectionable and there are no regulations that promote decency or prohibit highly sexualized advertising campaigns. A solar panel company was able to advertise with images of a nude woman on billboards with the slogan: “Mount me at zero cost.” A bottle of liqueur and a dark-skinned woman appeared in an advertisement below the slogan “Fatti la cubana,” (“Do the Cuban”) which is a play on words for a more vulgar expression. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;But change is coming. The Internet may now be what shapes Italian women rather than television’s showgirls. It has become a resource for them, a place to explore their self-esteem and get more positive information. The week before the demonstrations against Berlusconi on February 13, hundreds of girls changed their Facebook avatars to images of important women in history: Hypatia, Rita Levi-Montalcini, Rosa Parks, Tina Modotti and Virginia Woolf. This was not just simple “click activism.” &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Female Italian students are demanding equal opportunity in the work force and in imagery. In Piazza del Popolo in Rome, where thousands of women protested against a country that does not represent them, young women called for more diverse female television role models, not just fashion dolls. Prior to this, young female bloggers organized mail bombings at television stations that showed programs and commercials they considered offensive. Through fan fiction spread online, girls are creating new female role models, where heroines are not silent beauties. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The signs are hopeful, but more is needed, like laws guaranteeing female presence in leadership roles, especially in media, where insulting portrayal of women are firmly in the hands of men.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(Loredana Lipperini is a journalist, blogger and author of “Ancora dalla parte delle bambine” (“More from The Girls”) and “Non è un paese per vecchie” (“Not a Country for Old Women”).)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-7903921662690001041?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://nytweekly.com/columns/' title='STEERING ITALY AWAY FROM SHOWGIRLS'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7903921662690001041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/7903921662690001041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/03/steering-italy-away-from-showgirls.html' title='STEERING ITALY AWAY FROM SHOWGIRLS'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-8968421603965676073</id><published>2011-02-09T11:14:00.000+01:00</published><updated>2011-02-09T11:14:42.099+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><title type='text'>Foglia di fico? Tutta italiana! Il Governo e la protezione delle donne dalla violenza</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;di Tiziana Nardone - Dal Quaderno Settimanale n. 599&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ritardi inaccettabili e divulgazione internazionale opposta a quanto si professa in patria. E' colpa ministeriale. Il tono è lugubre? Sghignazziamo, allora: il Governo agisce in extremis nel dare attuazione a convenzioni internazionali. Per giustificare la sua scarsa azione se la prende con l'eccessivo sudditanza dell'Italia alla fede cattolica! Anzi, il Governo all'estero parla di doppio cognome per i figli, di adozione per single, di contratti di convivenza, insomma, il Governo attuale è 'progressista'! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tornando al grigiore, invece, si potrebbe pensare che sia solo il metodo tutto italiano di sfuggire a qualche strigliata sovrannazionale... Che poi il ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, nel condannare immagini che sfruttino il corpo della donna, si ritrovi facile vittima di sarcasmi poco importa: si è in ritardo, bisogna provvedere. Detto, fatto. "Promuovere l'adozione di immagini e rappresentazioni che non contengano messaggi violenti o di incitazione alla violenza sulle donne. Tutelare la dignità della donna, nel rispetto delle pari opportunità, favorendo la diffusione di valori positivi sulla figura femminile. Invitare il mondo della pubblicità a una maggiore attenzione nella rappresentazione dei generi, che sia rispettosa di donne e uomini e coerente con l'evoluzione dei loro ruoli nella società": è scritto nel protocollo d’intesa che il 26 gennaio, a Palazzo Chigi, la Carfagna firma con Giorgio Floridia, presidente dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'accordo prevede che il Ministero per le Pari opportunità s’impegni a denunciare, anche su segnalazione dei cittadini, le comunicazioni commerciali lesive della dignità della donna o che contengano immagini e rappresentazioni di violenza contro le donne. Attraverso il protocollo viene istituito un comitato paritetico composto da tre rappresentanti del dipartimento per le Pari Opportunità e tre rappresentanti dell'Istituto che potrà chiedere il ritiro immediato di una pubblicità palesemente offensiva. Anche le campagne già affisse verranno oscurate, con conseguente danno economico per il censurato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La presentazione del protocollo, però, è passata alle cronache per il battibecco tra una giornalista dell'Unità e la ministra del PDL: la prima pare abbia rinfacciato alla seconda la sua precedente carriera da showgirl. La Carfagna ha respinto le accuse alla mittente, affermando di non essere intenzionata a farsi strumentalizzare. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la Carfagna è colpevole. Solo per ultima, però, e di altro. Non per l'uso del suo corpo, ma per il mancato esercizio delle sue facoltà. Nel 2005, infatti, il comitato ONU per l'attuazione della Cedaw (Convenzione per l'Eliminazione delle Discriminazioni Contro le Donne) raccomandava all'Italia di intervenire per eliminare gli stereotipi nella pubblicità. Il Governo italiano, prima con Prodi e poi con Berlusconi, non è intervenuto. Nel dicembre 2009, un comitato interministeriale ha presentato il Rapporto periodico sulle azioni compiute per attuare la Convenzione. Il resoconto non è stato esposto pubblicamente e non è stato tradotto dall'inglese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un gruppo di donne ha sottoscritto nel 'fascicolo ombra' da inviare al Cedaw** (lo 'shadow report', strumento utilizzato dalle organizzazioni internazionali. Viene redatto da esponenti della società civile e viene analizzato in contrapposizione a quello governativo per testarne la veridicità): "Lo Stato italiano non è stato in grado finora di affrontare il problema della rappresentazione sessista delle donne ampiamente diffusa in ogni forma di annuncio pubblicitario. I corpi nudi delle donne vengono utilizzati per vendere ogni tipo di prodotto. Non c’è alcun controllo preventivo per verificare se una pubblicità sia discriminatoria nei confronti delle donne: di conseguenza le pubblicità maschiliste e offensive restano esposte o vengono trasmesse a lungo. Sebbene sia possibile ricorrere all'istituto dell'autodisciplina pubblicitaria, gli stereotipi sessisti non sono esplicitamente vietati da un’apposita norma del relativo codice di autodisciplina".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Comitato Cedaw ha chiesto allora all'Italia di integrare il testo inviato, indicando come lo Stato stesse incoraggiando i media a salvaguardare la dignità umana e a mostrare ritratti di donne e uomini, positivi, equilibrati, di donne e uomini impegnati in tutte le sfere della vita.L'ONU, insomma, ha chiesto chiarimenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A gennaio, la firma del protocollo da parte della Carfagna. Facile sottolineare come ciò possa servire per la sessione di luglio 2011, quando il Comitato Cedaw, sentito il Governo, formulerà le sue Raccomandazioni finali all'Italia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le sorprese non sono destinate a finire. Leggendo il rapporto del Comitato interministeriale dei diritti umani per il Ministero degli Affari Esteri italiano, gli occhi si sbarrano. Il Governo scrive: "Punto 534 . Tutte le azioni legislative nel corso degli ultimi 25-30 anni, seppur frammentarie, sono ispirate ad un progressivo e sempre più significativo riconoscimento dell’unione di fatto come una relazione liberamente scelta, cioè, un centro istituzionale di affetto e di solidarietà basato sul consenso delle parti che è considerato valido fino a che tale consenso rimane. Punto 535. Questo percorso è ancora in divenire, perché l’Italia è influenzata molto più di altri Paesi europei dalla presenza della Chiesa Cattolica e dalla sua influenza sulla società civile. Punto 536. Degno di menzione è il dibattito in corso sulla possibilità di adozione da parte di single, tra cui donne single". C'è qualche foglia di fico di troppo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.ilquaderno.it/foglia-fico-tutta--italiana-il-governo--protezione-delle--donne-dalla-violenza-55459.html"&gt;http://www.ilquaderno.it/foglia-fico-tutta--italiana-il-governo--protezione-delle--donne-dalla-violenza-55459.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedi anche:&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="http://vitadastreghe.blogspot.com/2011/01/protocollo-iap-ministero-pari.html"&gt;http://vitadastreghe.blogspot.com/2011/01/protocollo-iap-ministero-pari.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;** &lt;em&gt;&lt;u&gt;Nota mia&lt;/u&gt;: Il gruppo di donne siamo noi di "Lavori in Corsa",&amp;nbsp;e la citazione è tratta dalla&amp;nbsp;lista delle questione critiche inviata al comitato CEDAW - lo shadow report lo stiamo preparando :-) - Lista che si trova qui: &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/47676324/ListaQuestioniCritiche-CEDAWItalia"&gt;http://www.scribd.com/doc/47676324/ListaQuestioniCritiche-CEDAWItalia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-8968421603965676073?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.ilquaderno.it/foglia-fico-tutta--italiana-il-governo--protezione-delle--donne-dalla-violenza-55459.html' title='Foglia di fico? Tutta italiana! Il Governo e la protezione delle donne dalla violenza'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8968421603965676073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/8968421603965676073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/02/foglia-di-fico-tutta-italiana-il.html' title='Foglia di fico? Tutta italiana! Il Governo e la protezione delle donne dalla violenza'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4719335146496850640</id><published>2011-01-27T20:44:00.003+01:00</published><updated>2011-02-09T11:01:29.759+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='49MA SESSIONE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ATTUAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SHADOW REPORT'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>L'attuazione della CEDAW in Italia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;di Barbara Spinelli&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;Se le discriminazioni basate sul genere e sull'orientamento sessuale persistono, è soprattutto perchè le Istituzioni hanno posto in essere azioni inefficaci e/o insufficienti per decostruire quegli stereotipi sul ruolo della donna che stanno alla base di ogni violenza e discriminazione, di ogni esclusione sociale delle donne.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;Oggi più che mai noi donne italiane possiamo&amp;nbsp; affermare che se le discriminazioni basate sul genere e sull'orientamento sessuale sembrano acuirsi, è anche perchè esse vengono riproposte direttamente (con pensieri, parole opere e omissioni, verrebbe&amp;nbsp; sacrilegamente da afffermare) anche da coloro che, rappresentando le Istituzioni, dovrebbero invece adoperarsi per contrastarle.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;L'Italia ha ratificato la CEDAW il 10.06.1985 e aderito al Protocollo Opzionale il 29.10.2002.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;Gli Stati che hanno ratificato la CEDAW e le altre carte regionali a tutela dei diritti delle donne, si sono assunti un obbligo ben preciso: adoperarsi affinché le donne abbiano cittadinanza, ovvero affinché possano in concreto godere dei loro diritti fondamentali. Il che implica per lo Stato l’obbligo di attivarsi per rimuovere le situazioni discriminatorie non solo attraverso modifiche normative ma anche e soprattutto promuovendo un cambiamento culturale, riconoscendo che la libertà di scelta della donna, la sua integrità psico-fisica, sono valori assoluti, che vanno riconosciuti senza lasciar spazio a compromessi di tipo morale o religioso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per la sua specificità di genere, la CEDAW costituisce anche un importante strumento di lobby per richiamare le Istituzioni, nazionali e locali, ad una corretta gestione delle risorse riservate alle politiche di pari opportunità, e per verificare che gli obbiettivi delle politiche e delle riforme normative in materia di pari opportunità rispondano alle linee guida indicate periodicamente dal Comitato per l’applicazione della CEDAW. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2005, il Comitato per l'attuazione della CEDAW formulava queste raccomandazioni all'Italia: &lt;a href="http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/ggdd_20061122082612.pdf"&gt;http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/ggdd_20061122082612.pdf&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Governo non le tradusse, nè le diffuse. Io per prima, insieme ai Giuristi Democratici, iniziai a denunciare questa grave inadempienza, grazie alla quale era possibile che le politiche in materia di pari opportunità nazionali continuassero a seguire traiettorie ed obiettivi assai lontani dalle priorità indicate dalla CEDAW.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi, nel 2010, dopo che tale inadempienza è stata denunciata sia mediante una interrogazione parlamentare, sia all'ONU, la lista delle raccomandazioni è stata finalmente &amp;nbsp;pubblicata qui:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/Osservazioni%20Conclusive.pdf"&gt;http://www.retepariopportunita.it/Rete_Pari_Opportunita/UserFiles/Osservazioni%20Conclusive.pdf&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel dicembre 2010&amp;nbsp; il Governo italiano ha presentato&amp;nbsp;il Rapporto periodico sulle azioni compiute per attuare la Convenzione. Ancora una volta, nè il rapporto è stato presentato pubblicamente, nè tantomeno è stato tradotto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qui trovate la&amp;nbsp;versione ufficiale in inglese: &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/47717741/6rapportoItaliasullaCEDAW"&gt;http://www.scribd.com/doc/47717741/6rapportoItaliasullaCEDAW&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Qui trovate una traduzione volontaria di Padovadonne: &lt;a href="http://www.padovadonne.it/category/politica/cedaw/"&gt;http://www.padovadonne.it/category/politica/cedaw/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un nutrito gruppo di giovani attiviste riunite&amp;nbsp;nella piattaforma &amp;nbsp;"Lavori in corsa" (&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.womenin.net/web/cedaw/"&gt;http://www.womenin.net/web/cedaw/&lt;/a&gt;&amp;nbsp;) sta consultando la società civile per compilare un Rapporto ombra che metta in luce le violaizoni più significative dei diritti sanciti dalla Cedaw, e quelle aree dove l'intervento istituzionale è stato assente o contrastante con la Convenzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In via preliminare al Rapporto ombra, la piattaforma ha presentato una lista di temi critici sui quali focalizzare l'attenzione del Comitato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La lista è qui in italiano: &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/47676324/ListaQuestioniCritiche-CEDAWItalia"&gt;http://www.scribd.com/doc/47676324/ListaQuestioniCritiche-CEDAWItalia&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E qui in inglese: &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/47676861/LIST-OF-CRITICAL-ISSUES-PROPOSED-BY-ITALIAN-NGO-concerning-6th-periodic-report-of-Italy-on-CEDAW"&gt;http://www.scribd.com/doc/47676861/LIST-OF-CRITICAL-ISSUES-PROPOSED-BY-ITALIAN-NGO-concerning-6th-periodic-report-of-Italy-on-CEDAW&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sulla scorta di queste segnalazioni, il Comitato ha posto al Governo alcuni chiarimenti riguardo ad aspetti più specifici. Le domande poste dal Comitato al Governo le trovate qui: &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/47718035/CEDAW-Committee-List-of-issues-and-questions-with-regard-to-the-consideration-of-sixth-periodic-report-of-Italy"&gt;http://www.scribd.com/doc/47718035/CEDAW-Committee-List-of-issues-and-questions-with-regard-to-the-consideration-of-sixth-periodic-report-of-Italy&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A luglio, nella sessione 49ma, il Comitato CEDAW, presa visione del Rapporto Ombra che verrà consegnato dalla piattaforma italiana, e sentito il Governo, formulerà le sue Raccomandazioni finali all'Italia, che costituiranno (dovrebbero costituire!) le linee guida per le politiche di pari opportunità dei prossimi 4 anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4719335146496850640?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4719335146496850640'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4719335146496850640'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2011/01/lattuazione-della-cedaw-in-italia.html' title='L&apos;attuazione della CEDAW in Italia'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4918879390885470387</id><published>2010-11-13T13:02:00.000+01:00</published><updated>2010-11-13T13:02:17.150+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='News dal mondo'/><title type='text'>UN elects Executive Board of new agency for women’s empowerment</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;10 November 2010 – Member States today took the next step in enabling the newly-created United Nations agency on gender equality and women’s empowerment to begin its work by electing countries to serve on its Executive Board. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The elections, held in the 54-member Economic and Social Council (ECOSOC), will enable the new Board to come together prior to the official establishment on 1 January 2011 of the UN Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women (UN Women). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The 41 board members were selected on the following basis: 10 from Africa, 10 from Asia, 4 from Eastern Europe, 6 from Latin America and the Caribbean, 5 from Western Europe and 6 from contributing countries. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Elected from the African Group were Angola, Cape Verde, Congo, Côte d’Ivoire, Democratic Republic of the Congo (DRC), Ethiopia, Lesotho, Libya, Nigeria and Tanzania.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bangladesh, China, India, Indonesia, Kazakhstan, Japan, Malaysia, Pakistan, Republic of Korea and Timor-Leste were elected from among the Asian States. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Estonia, Hungary, Russia and Ukraine were elected from among the Eastern European States, while Denmark, France, Italy, Luxembourg and Sweden were elected from the Western European and Other States.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In addition, the Council elected Argentina, Brazil, Dominican Republic, El Salvador, Grenada and Peru from the group of Latin American and Caribbean States.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The Council also elected Mexico, Norway, Saudi Arabia, Spain, United Kingdom and United States from among the “contributing countries,” for three-year terms beginning today. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The 35 members elected from the regional groups will serve two-year and three-years, beginning today, as determined by the drawing of lots. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chosen to serve two-year terms were Argentina, Bangladesh, Brazil, Côte d’Ivoire, DRC, El Salvador, Estonia, France, India, Italy, Lesotho, Libya, Malaysia, Pakistan, Russia, Tanzania and Timor-Leste.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Angola, Cape Verde, China, Congo, Denmark, Dominican Republic, Ethiopia, Grenada, Hungary, Indonesia, Japan, Kazakhstan, Luxembourg, Nigeria, Peru, Republic of Korea, Sweden and Ukraine were selected to serve three-year terms.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Headed by former Chilean president Michelle Bachelet, UN Women is the merger of the UN Development Fund for Women (UNIFEM), the Division for the Advancement of Women (DAW), the Office of the Special Adviser on Gender Issues, and the UN International Research and Training Institute for the Advancement of Women (UN-INSTRAW).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;The new agency was established on 2 July by a unanimous vote of the General Assembly to oversee all of the world body’s programmes aimed at promoting women’s rights and their full participation in global affairs. One of its goals will be to support the Commission on the Status of Women and other inter-governmental bodies in devising policies.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;It will also aim to help Member States implement standards, provide technical and financial support to countries which request it, and forge partnerships with civil society. Within the UN, it will hold the world body accountable for its own commitments on gender equality.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In carrying out its functions, UN Women will be working with an annual budget of at least $500 million – double the current combined resources of the four agencies it comprises. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fonte: UN News&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4918879390885470387?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4918879390885470387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4918879390885470387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2010/11/un-elects-executive-board-of-new-agency.html' title='UN elects Executive Board of new agency for women’s empowerment'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-4753821688302906759</id><published>2010-07-23T19:23:00.001+02:00</published><updated>2010-07-23T19:24:12.739+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='femminicidio istituzionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><title type='text'>Giustizia per Faith</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pubblico la lettera scritta dall'ASGI (Associazione studi giuridici sull'immigrazione) per fare luce sulle inquietanti e gravissime violazioni dei diritti umani che si nascondono dietro il rimpatrio della giovane ragazza nigeriana&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spett.le&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prefetto di Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;via IV Novembre, 24&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;40123 Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spett.le&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questore di Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;piazza G. Galilei&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;40123 Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spett.le&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Garante dei diritti delle persone private della libertà personale&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;avv. Desi Bruno&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;piazza Roosvelt, 3&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;40121 Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Spett.le&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Comune di Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Commissario governativo &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;dr.ssa Annamaria Cancellieri&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;piazza Maggiore, 6&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;40124 Bologna&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Apprendiamo dalla stampa che una giovane nigeriana di nome Faith A., trattenuta presso il C.I.E. di Bologna per non aver ottemperato a pregresse espulsioni, in data 21 luglio 2010 è stata forzatamente rimpatriata in Nigeria, nonostante:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- avesse espresso la volontà di presentare richiesta di protezione internazionale, che di fatto presentava la mattina stessa attraverso il suo legale, &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- nonostante nel suo Paese rischi la condanna a morte o il carcere a vita per avere ucciso un notabile che aveva tentato di stuprarla, motivo per cui la giovane si era rifugiata in Italia,&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;- nonostante fosse in attesa di definizione della procedura di regolarizzazione attivata sin dal settembre 2009.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Paradossalmente la giovane è stata rintracciata dalle forze di polizia dopo che queste erano state chiamate in suo soccorso, a seguito di un tentativo di violenza sessuale subito nella propria abitazione, che la giovane aveva denunciato!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa situazione è stata immediatamente segnalata alle Autorità di pubblica sicurezza, prima dell’inizio della esecuzione dell’espulsione così come durante l’esecuzione, ma ciò nonostante si è incredibilmente proceduto all’allontanamento ed al rimpatrio, incuranti ed indifferenti ai gravissimi rischi ai quali si sarebbe esposta la giovane straniera.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Evidenti ed inconfutabili sono le gravissime violazioni dei diritti umani di Faith e le gravissime responsabilità istituzionali per non averle consentito innanzitutto una tutela contro la violenza subita in Italia, nonché di beneficiare del diritto all’asilo politico sia attraverso il divieto di espulsione che consentendole un effettivo accesso alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale, in violazione di quanto previsto dalle Convenzioni internazionali (Conv. di Ginevra sui rifugiati del 1951 ma anche Convenzione europea dei diritti umani), dalla Costituzione italiana (art. 10, co. 3) e dalla legge italiana (art. 7 d.lgs. 25/2008 e art. 19 TU 286/98).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In considerazione di quanto sopra, si chiede che le Autorità in indirizzo forniscano, ognuno per la parte di competenza, ogni opportuno chiarimento in merito al fatto sopra descritto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si comunica che la scrivente Associazione si rivolgerà ai competenti Organismi internazionali per la verifica delle violazioni sopra descritte e per la tutela dei diritti della giovane Faith A..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In attesa di pronto riscontro&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;per ASGI: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;avv. Nazzarena Zorzella &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;dott.ssa Barbara Spinelli&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-4753821688302906759?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.asgi.it' title='Giustizia per Faith'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4753821688302906759'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/4753821688302906759'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2010/07/giustizia-per-faith.html' title='Giustizia per Faith'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-2810532884241991523</id><published>2010-07-22T20:09:00.001+02:00</published><updated>2010-07-22T20:13:01.963+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='femminicidio istituzionale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='COMUNICATI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ITALIA'/><title type='text'>Comunicato GD sulle reazioni pubbliche alla sentenza 265/2010</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_HV3Z9B5YfVk/TEiJP7I9bWI/AAAAAAAAAEk/--9jVcBX3ak/s1600/marchio_03.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hw="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_HV3Z9B5YfVk/TEiJP7I9bWI/AAAAAAAAAEk/--9jVcBX3ak/s320/marchio_03.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;strong&gt;ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Gruppo di ricerca “generi e famiglie”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La modifica dell’art. 275 comma 3 del codice di procedura penale che prevede l’obbligatorietà della misura custodiale in carcere per determinate ipotesi di reato è stata fortemente voluta dal Ministero delle Pari Opportunità quale “palliativo” capace di “sedare l’opinione pubblica” a fronte dell’incapacità di garantire adeguata protezione alle vittime donne e minori che scelgono di denunciare situazioni di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne e prostituzione minorile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non si può certo pensare che soluzioni repressive irrazionalmente generalizzanti possano essere di per sé solo sufficienti a tutelare le vittime e ad avere efficacia deterrente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel nostro ordinamento, l’applicazione delle misure cautelari è subordinata a specifiche condizioni di applicabilità (273 c.p.p.) ed a esigenze cautelari (274 c.p.p.). La custodia cautelare può essere disposta solo quando ogni altra misura cautelare risulti inadeguata (275 co.3 c.p.p.).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La pericolosità sociale dell’indagato ai fini della custodia cautelare in carcere è presunta unicamente per i reati di criminalità organizzata. Nelle altre ipotesi è sempre il giudice che, valutando anche la pericolosità del soggetto, deve decidere quale sia la misura cautelare più adeguata al caso concreto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ pericolosissimo collegare a situazioni che si ritengono di allarme sociale l’obbligo di detenzione cautelare carceraria, anzi, è anticostituzionale, perché mina alle basi i principi cardine del nostro ordinamento democratico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’intervento della Corte Costituzionale era dunque dovuto e le reazioni emotive a questa sentenza sono inutili e ancora una volta espressione della politica del Governo Berlusconi che cerca di stravolgere i principi fondamentali del nostro ordinamento con la legislazione dell’emergenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dire che la sentenza della Corte Costituzionale è ingiusta è espressione dell’incapacità di pensare ed attuare una risposta adeguata per prevenire tutti i crimini maschili contro le donne e i minori, come peraltro raccomandato più volte allo Stato italiano dal Comitato per l’attuazione della CEDAW (Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di violenza nei confronti delle donne).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prevedere per legge la misura cautelare più gravosa, quella della custodia in carcere, come obbligatoria, vuole solo rassicurare la collettività ma di fatto non tutela davvero chi è vittima di questa tipologia di reati, che spesso si ritrova da sola ad affrontare le fasi del processo e quelle successive. Anzi, paradossalmente danneggia le donne vittime di violenze sessuali commesse da conoscenti, compaesani, amici.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si deve prendere atto che in Italia c’è un diffuso clima culturale sessista che permea non solo chi commette questi reati, ma qualche volta anche chi è chiamato a decidere sugli stessi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Molto spesso ad esempio nei reati di violenza sessuale la valutazione della gravità della condotta è sempre più ravvisata quando l’azione è commessa da un estraneo e su strada; al contrario, per le violenze che avvengono all’interno delle relazioni di lavoro, familiari, amicali, molto spesso viene riconosciuto un minore disvalore sociale, che a volte si traduce addirittura nella applicazione di una pena nei limiti della sospensione condizionale. Quale tutela per queste donne? Ovvero, quale tutela per la maggior parte – statisticamente parlando – delle vittime di violenza sessuale? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Detto questo, non si può pensare che il problema si risolva prevedendo la carcerazione come obbligatoria: il problema è culturale, e si risolve da un lato decostruendo gli stereotipi patriarcali sul ruolo della donna all’interno della società, e dall’altro con una adeguata formazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ tempo, anche in Italia come nel resto dell’Europa, di iniziare ad approcciare al gravissimo fenomeno criminale della violenza maschile sulle donne non soltanto attraverso l’utilizzo dello strumento penale, ma anche migliorando ed implementando l’utilizzo della l. 154/2001 e dunque degli ordini di allontanamento, fornendo ascolto e supporto effettivo, anche e soprattutto in termini psicologici ed economici, alle donne che denunciano di essere vittime di tali crimini durante la fase delle indagini e del procedimento penale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ necessaria una formazione adeguata per valutare la situazione di rischio specifico che la donna corre nel momento in cui sceglie di denunciare la violenza che subisce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anziché imporre ai magistrati la carcerazione obbligatoria dell’indagato è decisamente più opportuno provvedere alla formazione specifica delle forze dell’ordine e della magistratura affinché venga garantita la protezione delle vittime di tali reati, con un uso adeguato di tutte le misure cautelari previste dal nostro ordinamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo richiede molte più risorse ovviamente, forse è per questo che nessuno ha il coraggio di parlarne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma è questo quello che le donne che denunciano si aspettano: non vendetta, ma protezione, e il ritorno a una vita libera dalla violenza. Questo è diritto fondamentale che lo Stato ha l’obbligo di garantire sì, ma con gli strumenti adeguati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’incolumità psico-fisica della vittima non trova la sua massima tutela nella sola privazione della libertà dell’indagato in sede di indagini preliminari, ma piuttosto in una rete di protezione che è obbligo del Governo prevedere, garantire e attuare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Bologna - Ravenna, 22 luglio 2010&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-2810532884241991523?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2810532884241991523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2810532884241991523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2010/07/comunicato-gd-sulle-reazioni-pubbliche.html' title='Comunicato GD sulle reazioni pubbliche alla sentenza 265/2010'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_HV3Z9B5YfVk/TEiJP7I9bWI/AAAAAAAAAEk/--9jVcBX3ak/s72-c/marchio_03.gif' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-2632259196748028390</id><published>2010-06-03T17:23:00.003+02:00</published><updated>2010-06-03T17:38:37.280+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SEMINARIO DI FORMAZIONE FORENSE'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RELAZIONI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GIURISTI DEMOCRATICI'/><title type='text'>Il Consiglio dei diritti umani ONU e i suoi strumenti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Avv. Micòl Savia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Rappresentante dell'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici presso le Nazioni Unite di Ginevra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Una nota introduttiva&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Consiglio dei Diritti Umani (CDU) è stato istituito il 15 marzo 2006 dall'Assemblea Generale con la risoluzione 60/251&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;1&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Il CDU, che ha sostituito l'antica Commissione sui diritti umani, è un organo sussidiario dell'Assemblea Generale ed è incaricato di promuovere e garantire il rispetto universale di tutti i diritti umani: civili, politici, economici, sociali e culturali, incluso il diritto allo sviluppo. Il Consiglio deve, inter alia: esaminare ed affrontare le violazioni dei diritti umani adottando gli opportuni provvedimenti; fare raccomandazioni all'Assemblea Generale per lo sviluppo del diritto internazionale nel campo dei diritti umani; intraprendere un esame periodico universale dell'adempimento da parte di ogni Stato delle proprie obbligazioni in materia di diritti umani; contribuire alla prevenzione delle violazioni dei diritti umani e rispondere prontamente alle emergenze umanitarie.&lt;br /&gt;Il CDU presenta un rapporto annuale all'Assemblea Generale.&lt;br /&gt;Composizione - Il CDU è un organo intergovernativo composto da 47 Stati, eletti dall'Assemblea Generale a maggioranza assoluta e con voto segreto. Formalmente possono essere eletti nel Consiglio tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, ma la risoluzione 60/251 precisa che, ai fini dell'elezione, devono essere tenuti in considerazione il contributo dei candidati alla promozione e protezione dei diritti umani nonché le promesse e gli impegni dagli stessi assunti a tal fine. I membri del Consiglio restano in carica per tre anni e possono essere rieletti, immediatamente e per una volta sola. L'Assemblea Generale, con maggioranza dei 2/3, può sospendere uno Stato membro del Consiglio qualora questo si renda responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'elezione del primo Consiglio dei diritti umani è avvenuta il 9 maggio 2006)&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;2&lt;/span&gt;. Per l'attuale composizione, vedi http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/membership.htm.&lt;br /&gt;Sede e metodo di lavoro - Il CDU ha sede in Ginevra, dove si riunisce regolarmente, tenendo non meno di tre sessioni annuali per una durata complessiva non inferiore alle 10 settimane. Il Consiglio può, a richiesta di 1/3 dei suoi membri, convocare delle sessioni straordinarie al fine di&lt;br /&gt;affrontare situazioni ritenute urgenti&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;3&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Ordine del giorno del Consiglio prevede, ad ogni sessione, l'analisi dei seguenti 10 punti: 1) Questioni organizzative e procedurali; 2) Rapporto annuale dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani; 3) Promozione e protezione di tutti i diritti umani, civili, politici, economici, sociali e culturali, incluso il diritto allo sviluppo; 4) Situazioni relative ai diritti umani che richiedono l'attenzione del Consiglio; 5) Organi e meccanismi di difesa dei diritti umani; 6) Esame Periodico Universale; 7) Situazione dei diritti umani in Palestina e negli altri territori arabi occupati; 8) Follow up ed applicazione della Dichiarazione e del Programma d'azione di Vienna; 9) Razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e forme connesse di intolleranza, seguito e applicazione della Dichiarazione e del Programma d'azione di Durban; 10) Assistenza tecnica e rafforzamento delle capacità.&lt;br /&gt;Alle riunioni del CDU possono partecipare come osservatori: gli Stati delle Nazioni Unite che non sono membri dello stesso, agenzie specializzate, organizzazioni intergovernative, istituzioni nazionali che si occupano di diritti umani nonché le ONG aventi status consultivo presso l'ECOSOC, così come l'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;4&lt;/span&gt; La partecipazione delle ONG è regolata dalla risoluzione 1996/31 dell'ECOSOC e dalle pratiche stabilite dall'antica Commissione sui Diritti Umani.&lt;br /&gt;Le ONG sostanzialmente possono:&lt;br /&gt;–fare interventi orali della durata massima di due minuti su una tematica all'ordine del giorno;&lt;br /&gt;–presentare interventi scritti di non più di 1.500/2.000 parole. Tali interventi devono essere depositati circa due settimane prima dell'inizio di ogni sessione e devono essere pertinenti ai temi che saranno trattati durante la medesima. Agli stessi viene data ampia diffusione ad opera della Segreteria del CDU che ne distribuisce copia a tutti gli addetti ai lavori e li pubblica sul sito, inserendoli tra la documentazione ufficiale.&lt;br /&gt;–possono, infine, riservare delle stanze all'interno del Palazzo delle Nazioni Unite per svolgere dibattiti e conferenze su temi di interesse del Consiglio. La Segreteria segnala tali “eventi paralleli” nell'ordine del giorno che distribuisce quotidianamente.&lt;br /&gt;Il 18 giugno 2007, dopo un anno di intensi negoziati, il CDU ha adottato la risoluzione 5/1 (“Institution-building package”) ponendo le basi per il funzionamento dei suoi nuovi meccanismi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ESAME PERIODICO UNIVERSALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Esame Periodico Universale è nuovo meccanismo introdotto dalla risoluzione 60/251. L'Assemblea Generale, con detta risoluzione, ha dato mandato al CDU di eseguire un esame periodico universale dell'adempimento da parte di ogni Stato delle Nazioni Unite delle proprie obbligazioni in materia di diritti umani. La risoluzione specifica che l'esame deve garantire una copertura universale e l'uguaglianza di trattamento per tutti gli Stati; deve, inoltre, trattarsi di un meccanismo cooperativo basato sul dialogo interattivo e sull'attiva partecipazione dello Stato esaminando.&lt;br /&gt;Su tali basi, con la risoluzione 5/1 il Consiglio ha concretamente determinato modalità e tempistiche del EPU. Ha adottato un calendario che prevede l'esame di tutti gli stati membri dell'ONU entro il 2011 ed ha stabilito che l'esame viene condotto da un Gruppo di lavoro (Working Group) composto dai 47 Stati membri del Consiglio. Per ogni esame, al fine di facilitare i lavori, viene nominato un gruppo di tre rapporteurs (troika), estratti a sorte fra tutti gli Stati Membri, che predispongono la bozza del rapporto finale del Working Group.&lt;br /&gt;L'EPU si svolge sulla base di tre documenti: un rapporto preparato dallo Stato oggetto dell'esame; un rapporto compilato dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite sulla base dei dati provenienti da vari organi ed agenzie delle Nazioni Unite, ed infine, un rapporto sempre compilato dall'Alto Commissariato, contenente “informazioni credibili e degne di fede provenienti da altre parti interessate”.&lt;br /&gt;A tale ultimo rapporto possono contribuire le ONG depositando osservazioni scritte di un massimo di 5 o 10 pagine, a seconda che siano presentate da una o più organizzazioni. Tali osservazioni scritte devono essere depositate entro termini perentori5.&lt;br /&gt;Nella pratica l'Esame Periodico Universale, essendo svolto da Stati piuttosto che da esperti indipendenti, sta sollevando molti dubbi in ordine alla sua efficacia. Resta tuttavia la possibilità per le ONG di segnalare e denunciare eventuali violazioni dei diritti umani e di contribuire alla stesura di uno dei tre rapporti di cui sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;SPECIAL PROCEDURES&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le Special Procedures sono delle procedure che esistevano già in costanza della vecchia Commissione sui Diritti Umani, e che oggi sono state riprese dal CDU.&lt;br /&gt;Il Consiglio dei Diritti Umani può dare mandato a uno o più esperti indipendenti di analizzare, monitorare, e relazionare sulla situazione dei diritti umani in un dato territorio, o su una tematica specifica. Attualmente ci sono 8 Mandati per paese&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;6&lt;/span&gt;, e 30 per tema .&lt;br /&gt;Durante la prossima sessione del CDU (2 - 27 marzo 2009), dovrebbero essere presentati, tra gli altri, i rapporti di:&lt;br /&gt;•Mr. Olivier de Schutter (Belgio), Special Rapporteur (SR) sul diritto al cibo;&lt;br /&gt;•Ms. Catarina de Albuquerque (Portogallo), Esperto Indipendente (IE) sul tema dell'accesso all'acqua potabile;&lt;br /&gt;•Ms. Raquel Rolnik (Brasile), SR sul diritto ad un'abitazione adeguata senza discriminazioni;&lt;br /&gt;•Mr. Martin Scheinin (Finlandia), SR sulla promozione e rispetto dei diritti umani nella lotta contro il terrorismo;&lt;br /&gt;•Mr. Manfred Nowak (Austria), SR sulla tortura;&lt;br /&gt;•Ms. Asma Jahangir (Pakistan), SR sulla libertà di religione;&lt;br /&gt;•Ms. Gay McDougall (USA), IE sul tema delle minoranze;&lt;br /&gt;•Ms. Margaret Sekaggya (Uganda), SR sulla situazione dei difensori dei diritti umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ADVISORY COMMITTEE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Advisory Committee ha sostituito la vecchia Sotto-Commissione alla Promozione e Protezione dei diritti umani. E' costituita da un gruppo di esperti (18)&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;7&lt;/span&gt; che svolge studi e ricerche per conto e sotto la direzione del Consiglio.&lt;br /&gt;Si riunisce due volte l'anno per un massimo di 10 giorni lavorativi. Le ONG accreditate possono partecipare ai suoi lavori con interventi scritti e orali e possono organizzare eventi paralleli. La sessione inaugurale si è svolta nell'agosto 2008. La seconda sessione nel gennaio 2009. La prossima sessione è prevista tra il 3 e il 7 di agosto 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;COMPLAINTS PROCEDURES&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La risoluzione 5/1 del Consiglio dei diritti umani, ricalcando lo schema della vecchia procedura 1503, ha istituito un meccanismo che consente ai singoli ed alle associazioni di portare all'attenzione del Consiglio casi di gravi e flagranti violazioni di diritti umani o delle libertà fondamentali, in qualsiasi parte del mondo queste accadano.&lt;br /&gt;Ai sensi dell'art. 87 della predetta risoluzione, le comunicazioni relative a pretese violazioni sono ammissibili quando:&lt;br /&gt;a)non sono manifestamente politically motivated e si attengono al diritto internazionale;&lt;br /&gt;b)presentano una descrizione oggettiva delle dedotte violazioni, ed indicano il diritto che si assume violato;&lt;br /&gt;c)non utilizzano un linguaggio offensivo;&lt;br /&gt;d)sono presentate da una persona o un gruppo di persone che assumono essere vittime di una violazione dei diritti umani o libertà fondamentali; oppure da una persona o gruppo di persone, ivi incluse le ONG, che in buona fede ed in accordo con il diritto internazionale, dichiarino di avere conoscenza diretta ed affidabile di tali violazioni. La conoscenza dei fatti può essere di seconda mano, purché sia accompagnata da prove certe;&lt;br /&gt;e)non sono esclusivamente basate su informazioni fornite dai mass media;&lt;br /&gt;f)non sono già oggetto di una Procedura Speciale o altra procedura delle Nazioni Unite nel campo dei diritti umani;&lt;br /&gt;g)sono stati espletati tutti i rimedi domestici, salvo che si tratti di rimedi palesemente inefficaci o ingiustificatamente dilatorii prolungati nel tempo.&lt;br /&gt;Le comunicazioni, prima di essere eventualmente portate a conoscenza del Consiglio, sono esaminate da due Working Group:&lt;br /&gt;•Working Group on Comunications. Il Gruppo di Lavoro sulle Comunicazioni è costituito da 5 membri, nominati dall'Advisory Committee fra i suoi componenti, uno per ogni Gruppo Regionale e rispettando la parità di genere. Il WG deve decidere sull'ammissibilità delle comunicazioni e valutare il merito dei fatti allegati prima di trasmetterle eventualmente allo Stato interessato. Le comunicazioni ritenute ammissibili vengono inviate al Working Group on Situations.&lt;br /&gt;–Working Group on Situations. Il Gruppo di Lavoro sulle Situazioni è composto da 5 membri, nominati uno da ciascun gruppo regionale e tenuto conto della parità di genere. Il WG on Situations, sulle basi delle informazioni e raccomandazioni ricevute dal WG on Communications, deve presentare al Consiglio un rapporto sui casi&lt;br /&gt;rilevati di gravi e flagranti violazioni dei diritti umani, e fare raccomandazioni al Consiglio sulle misure da prendere, preparando una bozza di risoluzione.&lt;br /&gt;Entrambi i WG si riuniscono almeno due volte l'anno, con sessioni di 5 giorni lavorativi ciascuna. Il Consiglio deve considerare le violazioni portate alla sua attenzione dal WG ogni volta che sia necessario, ma comunque almeno una volta l'anno. Il lasso di tempo che intercorre tra la trasmissione della denuncia allo Stato interessato e la considerazione del caso da parte del Consiglio non deve superare i 24 mesi.&lt;br /&gt;Il Consiglio, a sua volta, può decidere di: a) sospendere l'esame della situazione; b) continuare a tenere la situazione sotto controllo, chiedendo allo Stato interessato di fornire informazioni; c) continuare a tenere la situazione sotto controllo, nominando un esperto indipendente altamente qualificato per monitorare la situazione e riferire al Consiglio; d) rendere la procedura pubblica; e) raccomandare all'Alto Commissariato per i Diritti Umani di fornire allo Stato interessato assistenza tecnica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Il Consiglio dei Diritti Umani e i  suoi strumenti hanno, purtroppo, finora deluso molte aspettative. Di  fatto il suo operato risulta spesso determinato dagli equilibri politici  e diplomatici tra gli Stati, a discapito della protezione dei diritti  umani. Ciò nonostante, afferma principi e diritti fondamentali,  attestandosi su posizioni così avanzate che in molti Stati del mondo  occidentale sarebbero considerate estremiste.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; Le ONG, per quanto si cerchi di limitare al massimo il loro intervento,  hanno la possibilità di agire all'interno del sistema di diritti umani  delle Nazioni Unite. L'importante è saper sfruttare piccole opportunità  con grande energia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*** *** ***&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;1&lt;/span&gt;La  risoluzione 60/251 è stata adottata dall'Assemblea Generale con 170 voti  a favore, 4 contrari (Stati Uniti d'America, Israele, Palau, Isole  Marshall) e 3 astensioni (Iran, Bielorussia, Venezuela).&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;2&lt;/span&gt;Come  previsto dalla risoluzione 60/251, i seggi sono stati attribuiti in base  ad un'equa distribuzione geografica: 13 seggi agli Stati africani, 13  seggi agli Stati asiatici; 6 seggi agli Stati dell'Est europeo; 8 seggi  agli Stati latino-americani e Caraibi; 7 seggi agli Stati occidentali ed  altri Stati&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;3&lt;/span&gt;Recentemente  sono state convocate tre sessioni straordinarie: nel maggio 2008 sulla  crisi alimentare; nel novembre 2008 sulla situazione dei diritti umani  nella Repubblica Democratica del Congo; nel gennaio 2009 sull'invasione  di Gaza.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;4&lt;/span&gt;L'Associazione  Internazionale dei Giuristi Democratici (IADL), fondata nel 1946,  rappresenta associazioni di avvocati e Consigli dell'Ordine di più di  100 paesi del mondo, tra le quali l'associazione italiana dei Giuristi  Democratici. Cfr. www.iadllaw.org.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;5&lt;/span&gt; I termini  per presentare osservazioni scritte in relazione ai 16 Stati che saranno  revisati durante la 6° sessione dell'EPU (30 novembre - 11dicembre  2009) sono 13 e 20 aprile 2009.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;6&lt;/span&gt;Burundi,  Cambogia, Korea del Nord, Haiti, Myanmar, Territori Occupati della  Palestina, Somalia e Sudan.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;7&lt;/span&gt;Gli esperti  indipendenti sono nominati dal Consiglio e restano in carica per un  mandato di tre anni, rinnovabile una sola volta.&lt;br /&gt;*** *** ***&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-2632259196748028390?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/20090217085241.pdf' title='Il Consiglio dei diritti umani ONU e i suoi strumenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2632259196748028390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/2632259196748028390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2010/06/il-consiglio-dei-diritti-umani-onu-e-i.html' title='Il Consiglio dei diritti umani ONU e i suoi strumenti'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-6055204807536243330</id><published>2010-06-01T09:44:00.002+02:00</published><updated>2010-06-01T09:49:12.129+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='RELAZIONI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GIURISTI DEMOCRATICI'/><title type='text'>La costituzione di parte civile della Consigliera  di Parità</title><content type='html'>&lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt;&lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt;&lt;link rel="File-List" href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CAVV%7E1.MIR%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtml1%5C01%5Cclip_filelist.xml"&gt;&lt;o:smarttagtype namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" name="PersonName"&gt;&lt;/o:smarttagtype&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt; 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 &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size:14pt;"&gt;La costituzione di parte civile della Consigliera&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;di Parità&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size:14pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Avv. Roberto Lamacchia – Presidente Associazione Nazionale Giuristi Democratici&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Relazione tenuta nell’ambito del Corso di diritto antidiscriminatorio (&lt;a href="http://www.ordineavvocatitorino.it/UserFiles/File/convegni/comm_scientifica/CONVEGNI_ORDINE/ANNO_2010/PROGRAMMA_DIRITTO_ANTIDISCRIMINATORIO__3_1.pdf"&gt;http://www.ordineavvocatitorino.it/UserFiles/File/convegni/comm_scientifica/CONVEGNI_ORDINE/ANNO_2010/PROGRAMMA_DIRITTO_ANTIDISCRIMINATORIO__3_1.pdf&lt;/a&gt;) &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;a Torino, nella lezione del 14.05.2010, “&lt;i style=""&gt;Il codice pari opportunita’. Le molestie sessuali sul luogo di lavoro. Tutela penale e tutela civile. Analisi di casi Pratici&lt;/i&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="PT"  style="font-size:11pt;"&gt;Fonte: &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20100531183805/post_html" target="_blank"&gt;&lt;span style="" lang="PT"&gt;http://www.giuristidemocratici.it/post/20100531183805/post_html&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.giuristidemocratici.it/post/20100531183805/post_html" target="_blank"&gt;&lt;span style="" lang="PT"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="PT"  style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;L'istituzione della figura della Consigliera di Parità, già prevista dal D.Lvo 196/00 è stato riprodotto dall'alt. 15 del codice delle pari opportunità emanato con il D.Lvo 198/06, con le modifiche ora introdotte dal D.Lvo 25/1/10 n. 5.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Le precedenti relazioni vi hanno già illustrato il contenuto generale della normativa, nonché i casi pratici più&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;frequentemente presentatisi nel corso degli anni.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;A me tocca trattare esclusivamente la parte penalistica del tema e, dunque, in particolare, la possibilità di costituzione di parte civile della Consigliera di Parità nei procedimenti aperti per reati relativi a discriminazioni di genere aventi natura penale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Le discriminazioni di genere che avvengono in ambito lavorativo, e dunque di competenza della Consigliera di parità, secondo l'art. 1 CEDAW (Convenzione per l'Eliminazione e &lt;st1:personname productid="la Discrimazione" st="on"&gt;la Discrimazione&lt;/st1:personname&gt; contro le donne) ratificata con &lt;st1:personname productid="la L." st="on"&gt;la  L.&lt;/st1:personname&gt; 132 del 14 marzo 1985 e che ha valore di fonte sovranazionale, consistono in &lt;i&gt;"Ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul genere che abbia come conseguenza, o come scopo, dì compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento o l'esercizio da parte delle donne, quale che sia il loro stato matrimoniale, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico,sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di paritàtra uomo e donna".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Possono, dunque, integrare fattispecie penali discriminatorie:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- Violenza privata&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- maltrattamenti sul luogo di lavoro&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;molestie sessuali&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- molestie o ingiurie&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- violenza sessuale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- atti persecutori&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- percosse&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- lesioni personali&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- omicidio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- procurato aborto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;E, in generale, ogni condotta penalmente rilevante che sia commessa nell'ambito della relazione lavorativa, tanto da parte dei datore di lavoro quanto di un collega, e colpisca la donna per l'appartenenza specifica al suo genere femminile, andando a ledere, compromettere o limitare il godimento dei suoi diritti o l'esercizio delle sue libertà fondamentali "in quanto donna".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Va precisato che la normativa sulla Consigliera di Parità non fa riferimento alcuno alla possibilità, o meno, per &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la  Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità di entrare nei procedimenti penali; infatti, gli artt. 36 e 37 dei D.Lvo 198/06, pur con le modifiche ed integrazioni apportate dal D.Lvo 25/1/10 n. 5, fanno esclusivamente riferimento alla possibilità per &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la  Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità di adire il Tribunale in funzione di Giudice dei Lavoro o il Tribunale Amministrativo Regionale competente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Si tratta, dunque, di interpretare la normativa, lacunosa sul punto specifico, alla luce dei principi generali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Sulla questione, per quanto mi consta, non esistevano precedenti sino al momento in cui &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità della Regione Piemonte ha deciso, tramite i suoi difensori, di tentare la costituzione di parte civile in un procedimento penale per molestie sessuali promosso da tre dipendenti della SAGAT nei confronti di tre dipendenti della Società stessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;All'udienza preliminare per due dei tre imputati (il terzo era stato giudicato separatamente), dunque, &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità ha depositato atto di costituzione di parte civile, evidenziando il proprio buon diritto alla costituzione in presenza di reati integranti fattispecie discriminatorie che l'attività della Consigliera è istituzionalmente tesa a contrastare, nella sua qualità di soggetto istituzionalmente preposto a controllare il rispetto delle nonne sulla discriminazione di genere ed a promuovere iniziative volte a &lt;i&gt;realizzare le &lt;/i&gt;pari opportunità nel lavoro, ivi compresa, dunque, l'iniziativa giudiziaria, a tutela di un vero e proprio diritto soggettivo della stessa Consigliera di Parità, violato dalla commissione di quei reati aventi natura discriminatoria.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;All'udienza preliminare si costituivano, dunque, sia le lavoratrici colpite d alla discriminazione, sia la loro &lt;i&gt;Organizzazione &lt;/i&gt;Sindacale di appartenenza, sia &lt;st1:personname productid="la Consigliera Regionale" st="on"&gt;la  Consigliera Regionale&lt;/st1:personname&gt; di Parità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;A fronte dell'opposizione della difesa degli imputati alla costituzione di parte civile, sia dell'Organizzazione Sindacale, sia della Consigliere di Parità, il GUP, con una sintetica motivazione, aveva affermato che &lt;i&gt;*gli scopi istituzionali nei rispettivi settori di competenza, da un lato le Associazioni Sindacali rispetto alla tutela della salute e della dignità personale dei lavoratori e dunque anche in proprio e dall'altra i Consiglieri di Parità regionali rispetto alla tutela ed anche alla promozione dei principi di pari opportunità e di non discriminazione sessuale tra uomini e donne nell'ambiente di lavoro, conferisce ad entrambi il diritto di costituirsi nei processi nei quali si ritengano violate norme poste a tutela di questi diritti, indipendentemente rivestita all'interno dell'ambiente di lavoro.".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;La vicenda ebbe limitato risalto, poiché gli imputati definirono il procedimento a loro carico con il patteggiamento e, dunque, il GUP si limitò a liquidare alle parti civili costituite le spese di costituzione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;La vicenda, sotto il profilo penale, sembrava definita, ed invece uno degli imputati propose ricorso per Cassazione avverso la sentenza di patteggiamento solo ed esclusivamente in relazione all'avvenuta liquidazione delle spese di costituzione di parte civile, e nei confronti della sola Consigliera di Parità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Grazie &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;a questa impugnazione, pertanto, &lt;st1:personname productid="la Corte" st="on"&gt;la Corte&lt;/st1:personname&gt; di Cassazione è stata chiamata a decidere per la prima volta sull'ammissibilità della costituzione di parte civile nel procedimento penale da parte della Consigliera di Parità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="La Suprema Corte" st="on"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;La Suprema Corte&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt; ha affrontato il problema sia della &lt;i&gt;legitimatio ad causam &lt;/i&gt;sia quello della costituzione di parte civile della Consigliera di Parità, facendo valere un diritto &lt;i&gt;iure proprio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Sotto il primo profilo, &lt;st1:personname productid="la Cassazione" st="on"&gt;la Cassazione&lt;/st1:personname&gt; ha stabilito che la legittimazione non è altro che il frutto di quanto disposto&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;dall'alt. 37 commi 1 e 2 D.Lvo 198/2006 che riconosce alla Consigliera di Parità il diritto a far valere in sede giudiziaria la pretesa volta a risarcimento del danno nei casi in cui si riscontri &lt;i&gt;"l'esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori diretti o indiretti di carattere collettivo”'.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Dunque, si tratta di accertare se i comportamenti contestati agli imputati configurino comportamenti discriminatori, diretti o indiretti, rispetto ai quali il Codice delle Pari Opportunità attribuisce titolarità alla Consigliera di Parità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Ed i comportamenti, nel caso in esame, consistevano nella pronuncia di frasi scurrili, di contenuto sessuale, nel continuoriferimento alle doti sessuali del molestatore, in ripetute&lt;i&gt;avances &lt;/i&gt;nei confronti delle dipendenti, pure recisamente respinte, cui faceva seguito la mancata concessione di permessi o ferie o l'affidamento di mansioni più gravose di quelle svolte dagli altri lavoratori, dunque in uno di quei comportamenti che ho sopra elencato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="La Cassazione Sez." st="on"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;La Cassazione Sez.&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt; VI penale, con la sentenza n. 266 del 5702/2009, ha ritenuto che tali fattispecie realizzino &lt;i&gt;"indubbi&lt;/i&gt; &lt;i&gt;comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse&lt;/i&gt; &lt;i&gt;al sesso ed in ogni caso aventi lo scopo o l'effetto di violare la&lt;/i&gt; &lt;i&gt;dignità di una lavoratrìce ... e di creare un clima intimidatorio,&lt;/i&gt; &lt;i&gt;ostile, degradante, umiliante o offensivo" &lt;/i&gt;così come previsto dall'alt. 26 comma 1 del Codice delle Pari Opportunità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Non vi è, pertanto, dubbio che quei comportamenti, ritenuti integranti il reato di maltrattamenti, configurino una fattispecie nella quale &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; può, ed anzi deve, intervenire.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Dalla commissione dei fatti di reato contestati agli imputati ed integranti la violazione delle norme che tutelano le lavoratrici dalle discriminazioni per ragioni di sesso, e quindi anche dalle molestie sessuali, deriva dunque una lesione dei diritti espressamente attribuiti dal legislatore alla Consigliera di Parità, nella sua qualità di titolare del diritto all'osservanza della&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;normativa in materia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Ma, come si diceva, &lt;st1:personname productid="La Suprema Corte" st="on"&gt;la Suprema Corte&lt;/st1:personname&gt; è andata anche oltre, affermando, ed è la prima volta, per quanto mi risulta, che &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità vanti un vero e proprio diritto soggettivo che la legittima alla costituzione di parte civile &lt;i&gt;ture proprio.&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Sul punto, &lt;st1:personname productid="la Corte Suprema" st="on"&gt;la Corte Suprema&lt;/st1:personname&gt; afferma espressamente che &lt;i&gt;"&lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; ... è legittimata a costituirsi parte civile, non quale ente rappresentativo di interessi diffusi ma quale "danneggiato" dal reato di maltrattamenti commessi nei confronti di più lavoratori, alfine di ottenere il ristoro del danno non patrimoniale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;subito".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;In altre parole, si tratta della trasposizione in sede penale di quell'azione civilistica che il Codice delle Pari Opportunità espressamente attribuisce alla Consigliera di Parità avanti il Tribunale del Lavoro o il TAR, in materia di pubblico impiego.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Se, cioè, &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità è legittimata a ricorrere al Tribunale del Lavoro anche in materia di risarcimento danni da maltrattamenti - molestie di natura sessuale, non si vede ragione alcuna per cui la stessa non possa trasferire detta azione all'interno del procedimento penale nel frattempo insorto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="La Suprema Corte" st="on"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;La Suprema Corte&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt; è andata persine oltre l'ipotesi residuale che avevo proposto come difensore, nel senso che avevo sostenuto che, in ogni caso, la legittimazione alla costituzione di parte civile della Consigliera di Parità fosse consentita dalla sua qualità di soggetto esponenziale di interessi diffusi, ma &lt;st1:personname productid="la Cassazione" st="on"&gt;la Cassazione&lt;/st1:personname&gt;, come visto, ha accolto, addirittura, la tesi principale, tesa ad attribuire alla Consigliera di Parità la&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;posizione dì danneggiato in proprio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;st1:personname productid="La Suprema Corte" st="on"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;La Suprema Corte&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;, poi, affronta anche il tema del risarcimento del danno non patrimoniale, alla luce delle note decisioni delle Sezioni Unite dell'I I/11/2008, per giungere ad affermare che alla Consigliera di Parità spetta il diritto ad &lt;i&gt;"ottenere il danno&lt;/i&gt; &lt;i&gt;non patrimoniale iure proprio nell'ambito del processo penale per&lt;/i&gt; &lt;i&gt;la realizzazione di diritti ed interessi che la legge espressamente&lt;/i&gt; &lt;i&gt;le riconosce e tutela".&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Dunque, non possono sorgere problemi nemmeno in relazione alla risarcibilità del danno non patrimoniale della Consigliera di Parità, dal momento che &lt;st1:personname productid="La Suprema Corte" st="on"&gt;la Suprema Corte&lt;/st1:personname&gt; ha ribadito che, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata, il danno non patrimoniale è risarcibile, tra le varie possibili ipotesi, quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato, e nel caso di specie, non solo i fatti apparivano configurabili come reato, ma il relativo procedimento si è concluso con una sentenza di applicazione della pena.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;A ciò si può ulteriormente aggiungere, per completezza di trattazione, che i diritti delle donne sono stati considerati, sin dal 1995, dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne delle Nazioni Unite, diritti umani e la violenza sulle donne intesa come abuso, sopraffazione, limitazione delle libertà personali, disparità di trattamento e sottrazione di opportunità, violazione di diritti, rappresenta una violazione dei diritti fondamentale&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;della persona, con ripercussioni non solo personali, ma anche sociali e pubbliche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Per completare la disamina della fattispecie specifica di cui ho trattato, posso aggiungere che successivamente, ed esattamente pochi giorni fa, si è definitivamente concluso anche il processo civile intentato dalle lavoratrici avanti il Giudice del Lavoro e nel quale &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la  Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità è intervenuta, sia &lt;i&gt;ad adiuvandum&lt;/i&gt; della posizione delle lavoratrici molestate, sia in proprio, azionando quel diritto, questa volta in sede civile, riconosciutole dalla Corte di Cassazione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Ed in effetti, si è pervenuti ad una conciliazione della vertenza con il riconoscimento di una somma di denaro oltre che alle attrici, anche alla Consigliera di Parità, quale risarcimento del danno non patrimoniale dalla stessa subito e ciò costituisce la riprova piena dell'effettività del danno subito &lt;i&gt;ture proprio &lt;/i&gt;dalla Consigliere di Parità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Si è trattato, come detto, di una pronuncia della Cassazione estremamente importante perché innovativa sulle possibilità che la legge attribuisce alla Consiglerà di Parità, estendendole anche al campo penale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;La pronuncia si pone nel solco di una serie di decisioni che avevano riguardato, soprattutto nell'ultimo decennio, la possibilità di ingresso nel processo penale di associazioni, enti o &lt;i&gt;organizzazioni &lt;/i&gt;sindacali, fino ad allora escluse in base ad un principio esclusivamente individualistico del danno, rispetto alle quali si è andato formando un &lt;i&gt;indirizzo &lt;/i&gt;giurisprudenziale, ormai costante, che riconosce alle stesse, ed in particolare alle Organizzazioni Sindacali, il diritto a costituirsi parti civile non solo quali portatori di interessi collettivi, ma anche in proprio, a tutela dei diritti e dei principi in base ai quali le &lt;i&gt;Organizzazioni&lt;/i&gt; Sindacali erano nate e che sono sanciti nei loro statuti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Le recenti vicende dei processi Thyssen e Eternit, nei quali è stata ammessa la costituzione di parte civile delle &lt;i&gt;organizzazioni&lt;/i&gt; sindacali, a Torino, ne sono la conferma, così come una recente sentenza del Tribunale di Chivasso che, in una vicenda relativa alla morte per amianto di 5 lavoratori, le cui famiglie, tra l'altro e ad ulteriore conferma che si discuteva di un diritto proprio delle &lt;i&gt;Organizzazioni &lt;/i&gt;Sindacali, erano già state integralmente risarcite, ha riconosciuto e quantificato in 30.000,00 Euro il danno proprio dell'organizzazione sindacale, nonché alcune recenti pronunce della Corte di Cassazione che hanno confermato non solo il diritto a costituirsi parte civile, ma anche l'esistenza di un vero e proprio danno &lt;i&gt;ture proprio, &lt;/i&gt;liquidato dai Giudici di merito secondo equità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;E la posizione della Consigliere di Parità è, per certi versi, da considerarsi ancora più forte di quella delle Organizzazioni Sindacali e delle associazioni o enti, in quanto la sua legittimazione non deve nemmeno essere ricercata nella coincidenza tra gli interessi e i diritti violati e gli scopi statutari delle stesse, ma deriva direttamente, come ho precedentemente detto, dalla legge e si inserisce, pertanto, sul versante pubblico del danno determinato da atti discriminatori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Dunque, all'interno di un procedimento penale per reati che concernano discriminazioni, quali i maltrattamenti e le molestie sessuali, &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità può vantare il diritto al risarcimento dei danni:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;- in relazione all'ingiusta ed illegittima lesione dei diritti all'applicazione delle norme per la salvaguardia dei lavoratori e delle lavoratrici dalle discriminazioni e dalle molestie, con particolare riguardo a quelle sessuali e per la conseguente tutela e garanzia della loro dignità e della loro personalità morale, per l'esercizio dei quali diritti i lavoratori e le lavoratrici si avvalgono, per espresse disposizioni legislative, della rappresentanza attribuita alla Consigliera di Parità;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;- in relazione all'altrettanto ingiusta compromissione del diritto di liberamente perseguire gli scopi istituzionali di cui sopra, con conseguente lesione all'immagine ed alla credibilità dell'istituzione stessa, quale soggetto esponenziale ai fini sopra esposti della collettività dei lavoratori operanti sul suo territorio di competenza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Non va trascurato, poi, che analogo diritto possono vantare quelle associazioni che annoverino tra i loro scopi statutari la difesa delle donne rispetto alle discriminazioni, violenze e molestie di genere: a questo proposito, mi piace ricordare come l'Associazione che presiedo, i Giuristi Democratici, sia stata ammessa come parte civile dal GUP di Perugia, in un procedimento per l'omicidio (o, per usare un termine che abbiamo contribuito a diffondere in Italia, femminicidio) di una giovane donna incinta da parte di suo marito; e ciò proprio stalla base della presenza nello Statuto di principi volti a tutela contro le discriminazioni di genere e della concreta attività svolta dall'associazione per perseguire quel fine specifico; solo un problema di mancanza del requisito della territorialità, e cioè della inesistenza, all'epoca dei fatti di una struttura associativa dei GD ha poi indotto &lt;st1:personname productid="la Corte" st="on"&gt;la Corte&lt;/st1:personname&gt; d'Assise ad estromettere i Giuristi Democratici quale parte civile, ma ciò non toglie che il principio sia stato affermato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Quell’ammissione, infatti, sta a rappresentare come il femminicidio e la violenza domestica non rappresentino solo un "fatto" di donne, ma costituisca una profonda ferita per la società, ferita contro cui, conscguentemente, possono agire autonomamente anche quelle associazioni che abbiano nel loro statuto la tutela della donna e che abbiano fattivamente operato in difesa di quella tutela.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Dunque, tutela personale, sociale e pubblica, nella quale rientra a pieno titolo la posizione della Consigliera di Parità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Possiamo, pertanto, concludere che ci troviamo di fronte ad un opportuno ampliamento dei compiti e delle facoltà attribuite dalla legge alla Consigliera di Parità, con un consistente potenziamento della sua sfera di azione.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Una simile interpretazione consente di rendere maggiormente effettivo ed incisivo il compito della Consigliera di Parità di promuovere piani di azione positive e di promozione del principio di parità effettiva e si inserisce nel quadro di una rinnovata attenzione, sia da parte del legislatore italiano (peraltro, a ciò costretto dall'esistenza di Direttive comunitarie in tal senso), sia da parte della Magistratura, per uno degli aspetti fondamentali della persona umana, quale la discriminazione per motivi sessuali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Proprio l'inserimento della molestia sessuale tra le discriminazioni per sesso, contenuto nell'art. 26 del D.Lvo&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;198/2006 consente di estendere la tutela della donna lavoratrice, sotto il profilo della discriminazione, anche a&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;fattispecie che ne erano precedentemente escluse.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Oggi, dunque, &lt;st1:personname productid="la Consigliera" st="on"&gt;la Consigliera&lt;/st1:personname&gt; di Parità, in presenza di situazioni nelle quali siano compromessi diritti collettivi delle lavoratrici, ha di fronte a sé la possibilità di scegliere tra l'instaurazione di una causa civile nella quale richiedere il risarcimento del danno proprio, oltre ad appoggiare la pretesa risarcitoria della lavoratrice discriminata/molestata e l'ingresso nell'eventuale procedimento penale pendente, mediante la co stituzione di&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;parte civile.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;E tutto ciò non può che portare ad una positiva valutazione circa la maggior sensibilità della magistratura nei confronti dei diritti umani ed in particolare nei confronti del principio di uguaglianza tra Ì generi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Si tratta, ora, di dare seguito a questa apertura, sviluppando gli interventi della Consigliera di Parità in tutti quei procedimenti penali per reati che presentino caratteristiche discriminatorie, e, dunque, anche le molestie sessuali, con ovvio rafforzamento della posizione della singola ìavoratrice.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Mi è noto come, purtroppo, i budget a disposizione delle Consigliere di Parità siano stati ridotti nel tempo, con&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;un'evidente contraddizione rispetto all'ampliamento dei compiti voluto dalla nuova normativa di attuazione della Direttiva Europea 2006/54/CE, con ciò rendendo più complicato ed arduo il compito alla stessa affidato dalla legge, ma proprio l'ottenimento di un risarcimento &lt;i&gt;ture proprio &lt;/i&gt;potrebbe consentire un maggior attivismo da parte della Consigliera, e dunque, in definitiva, anche una maggior attenzione alle problematiche della discriminazione di genere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Torino, 14 aprile 2010.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;Aw. Roberto Lamacchia&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 3.6pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:11pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7180669222205827839-6055204807536243330?l=gdcedaw.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://www.giuristidemocratici.it/post/20100531183805/post_html' title='La costituzione di parte civile della Consigliera  di Parità'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6055204807536243330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7180669222205827839/posts/default/6055204807536243330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gdcedaw.blogspot.com/2010/06/la-costituzione-di-parte-civile-della.html' title='La costituzione di parte civile della Consigliera  di Parità'/><author><name>Barbara Spinelli</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05692323416870218711</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/-j2kB4b6s5m0/TszPhkLDXFI/AAAAAAAAAGs/0koh3WdyWWc/s220/foto%2BB.S..JPG'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7180669222205827839.post-8445515286493463435</id><published>2010-02-16T17:41:00.003+01:00</published><updated>2010-02-16T18:01:47.817+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CEDAW'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Raccomandazioni del Comitato per l&apos;applicazione della CEDAW al Governo italiano (2005)'/><title type='text'>Le Raccomandazioni del Comitato per l'applicazione della CEDAW al Governo Italiano (2005)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;CEDAW/C/ITA/CC/4-5&lt;br /&gt;15 Febbraio 2005&lt;br /&gt;Traduzione dall’originale  in lingua inglese &lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=7180669222205827839#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;*0523853*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazioni contro le Donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trentaduesima sessione&lt;br /&gt;10-28 Gennaio 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Commenti conclusivi : Italia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; Il Comitato ha analizzato il quarto e quinto rapporto&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=7180669222205827839#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt; presentati dall’Italia (CEDAW/C/ITA/4-5) al 681 e 682esimo incontro del 25 Gennaio 2005.&lt;br /&gt;&lt;
