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venerdì 16 marzo 2012

Prevenire la violenza: Formazione forense il 23 marzo a Torino

Prevenire la violenza
Analisi della Sentenza della Suprema Corte di Cassazione n.4377/2012


Iniziativa accreditata dall'Ordine degli Avvocati di Torino

23 marzo 2012
h.15.00
TORINO
Palazzo Capris - Via Santa Maria 1

Organizzato da:
Consiglio dell'Ordine di Torino - Fondazione "Fulvio Croce"
Comitato Se non ora quando? Torino

Saluti:

avv. Mario Napoli
Presidente dell'Ordine degli Avvocati
avv. Marco D'Arrigo
Presidente della Fondazione dell'Avvocatura Torinese "Fulvio Croce"

Interventi:
avv. Barbara Spinelli Giuristi Democratici
dott. Dionigi Tibone Sostituto procuratore presso il Tribunale di Torino
dott.ssa Sandra Recchione Giudice presso il Tribunale di Torino
avv. Antonella Anselmo Comitato Promotore Se non ora quando?
avv. Assunta Confente Consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Torino
dott.ssa Silvia Donadio Responsabile Centro SVS, Torino

Modera
dott.ssa Laura Onofri Comitato Se non ora quando? Torino

La partecipazione all'incontro è gratuita
e dà diritto al riconoscimento di crediti formativi



17 marzo a Terni: presentazione del Rapporto Ombra CEDAW

giovedì 1 marzo 2012

10 marzo a Perugia: Donne che fanno la differenza

Sabato 10 Marzo 2012
66° anniversario del voto passivo alle donne

Sala della Vaccara, Palazzo dei Priori
Piazza IV Novembre, Perugia
ore 16.30

Sezione ANPI Perugia Bonfigli/Tomovic

Donne che fanno la differenza
Dalla memoria all'attualità

Saluti:
Lorena Pesaresi - Assessore alle pari opportunità del Comune di Perugia

Interverranno:
Teresa Vergalli- staffetta partigiana
"Storie di una staffetta partigiana in Emilia"

Mirella Alloisio - partigiana e presidente della sezione ANPI Perugia "Bonfigli/Tomovic"
"Le lotte e le conquiste delle donne dopo la Resistenza attraverso la vita della partigiana Edda Orsi"

Barbara Spinelli - avvocata, componente di Giuristi Democratici e della Piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni di CEDAW"
"CEDAW e il diritto delle donne alla soggettività pubblica e politica"

Coordina:
Adelaide Coletti - giornalista

Tutte le donne, le associazioni, le organizzazioni sono invitate a partecipare al dibattito

6 marzo: presentazione delle raccomandazioni CEDAW in consiglio comunale a Novellara

Martedì 6 marzo 2012
h. 21,00
Sala del Consiglio
Comune di Novellara


Consiglio Comunale aperto
Presentazione del rapporto CEDAW sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna

con l’avvocato Barbara Spinelli - Piattaforma "30 anni di CEDAW: lavori in corsa"

Serata di riflessione sulle donne in relazione alla salute, al lavoro e alle violenze di genere ed i mezzi e misure speciali da attuare per realizzare una società non discriminante.

8 marzo: seminario di studi sulla CEDAW all'Università di Macerata

GIOVEDì 8 MARZO 2012
H. 11.00
AULA MAGNA / PIAGGIA DELL’UNIVERSITÀ, 2
MACERATA

SEMINARIO DI STUDI SULLA CEDAW




SALUTI

Luigi Lacchè
magnifico rettore università di Macerata

Stefania Cavagnoli
 presidente comitato pari opportunità università di Macerata

Federica Curzi
assessore alla pari opportunità e ai diritti umani comune di Macerata

Paola Mariani
 assessore alle pari opportunità provincia di Macerata

INTRODUCE

Ines Corti
delegata del rettore alle pari opportunità  università di Macerata

RELATORI

Natascia Mattucci
facoltà di scienze politiche  università di Macerata
La Cedaw e i diritti umani

Barbara Spinelli
avvocata,  Giuristi Democratici, Piattaforma “30 anni di CEDAW: lavori in corsa”
L’implementazione della Cedaw: il ruolo della società civile

Barbara Pojaghi
preside della facoltà di scienze della comunicazione  università di Macerata
Cedaw, genere, comunicazione

INFO / T. 0733 258 2462 e mail cherubini@unimc.it

Il 3 marzo a Genova: Lotta alle discriminazioni nei confronti delle donne e violenza di genere, facciamo il punto

mercoledì 1 febbraio 2012

Visita ufficiale in Italia della Relatrice Speciale ONU contro la violenza sulle donne

Violenza contro le donne: Si è conclusa la visita in Italia dell'Esperto delle Nazioni Unite

ITALIA/GINEVRA (26 gennaio 2012) – Si è conclusa oggi la missione conoscitiva in Italia del Relatore speciale dell’ONU per la Violenza contro donne, le sue cause e conseguenze, Rashida Manjoo, che ha pronunciato la seguente dichiarazione preliminare:

"Desidero anzitutto manifestare la mia gratitudine al Governo italiano per aver risposto prontamente alla mia richiesta di effettuare questa missione, come pure per l'eccellente cooperazione di cui ho beneficiato nel corso della mia visita di 12 giorni nel paese. Ringrazio anche i miei interlocutori, inclusi i funzionari pubblici di alto livello delle amministrazioni centrali e locali, i singoli e le organizzazioni della società civile, i rappresentanti del mondo accademico, le donne presso le strutture detentive e in particolar modo le superstiti della violenza. Nell'ambito delle mie attività a Roma, Milano, Bologna e Napoli ho visitato anche centri antiviolenza per le donne, un campo autorizzato per la comunità Rom e Sinti, carceri e strutture detentive per donne e minori e un centro di detenzione per immigrati irregolari; ho anche tenuto una serie di incontri presso un'università.

La mia visita è stata incentrata, in linea generale, sul tema della violenza contro le donne in quattro contesti: l'ambito domestico, la comunità, la violenza perpetrata o condonata dallo Stato e la violenza in un contesto transnazionale. Tra le questioni esaminate rientrano la violenza domestica; il femminicidio; la violenza contro le donne vittima di forme multiple e interrelate di discriminazione comprese le donne Rom, Sinti e altre donne migranti; donne presso le strutture detentive, donne disabili e transessuali.

Dai miei colloqui con i fornitori statali e non statali di servizi come la polizia, i giudici, i mediatori culturali, le associazioni che si adoperano per la promozione e la protezione dei diritti delle donne nonché gli operatori e gli ospiti dei centri anti-violenza per le donne, è emersa l'esistenza di una vasta esperienza e competenza nella fornitura dei servizi, inclusa l'assistenza legale, sociale, psicologica ed economica alle vittime della violenza contro le donne. La costruzione di tali abilità è stata possibile grazie ai finanziamenti pubblici, con partenariati collaborativi pubblico-privati e fonti di finanziamento esterne.

Purtroppo, la violenza sulle donne resta un problema in Italia, similmente a quanto accade in molti altri paesi del mondo. Con dati statistici che vanno dal 70 all'87% a seconda della fonte, la violenza domestica risulta essere la forma di violenza più pervasiva che continua a colpire le donne in tutto il paese. Il continuum della violenza tra le mura domestiche si riflette nel numero crescente delle vittime di femminicidio: dalle statistiche fornite risulta che, nel 2006, 101 donne sono state uccise dal partner, dal marito o dall'ex partner, e il dato per il 2010 è aumentato a 127. Gran parte delle manifestazioni della violenza non viene denunciata in un contesto caratterizzato da una società patriarcale e incentrato sulla famiglia; la violenza domestica, inoltre, non sempre viene percepita come reato; emerge poi il tema della dipendenza economica, come pure la percezione che la risposta dello Stato a tali denunce possa non risultare appropriata o utile. Per di più, un quadro giuridico frammentario e l'inadeguatezza delle indagini, delle sanzioni e del risarcimento alle donne vittima di violenza sono fattori che contribuiscono al muro di silenzio e di invisibilità che circonda questo tema.

È importante sottolineare che le statistiche citate non tengono necessariamente conto della prevalenza della violenza sulle donne Rom e Sinti e sulle donne che appartengono ad altre minoranze. In quanto minoranze, questi gruppi affrontano forme multiple di violenza e discriminazione sia nella sfera privata che in quella pubblica. Tale condizione è poi esacerbata, tra l'altro, dal loro status civile - regolare o meno, dalle loro realtà socio-economiche e dalla mancanza di fiducia nel sistema statale. La situazione di queste donne risulta spesso caratterizzata dall'assenza di opportunità e servizi adeguati in campo abitativo, sanitario, formativo e occupazionale. Ho inoltre appreso che il perpetuarsi della discriminazione e della violenza contro queste donne, a livello individuale come istituzionale, le rende reticenti a rivolgersi ai servizi sanitari, legali, sociali e di sostegno.

Per quanto riguarda le donne in carcere, sono stata informata in merito alle difficoltà di accesso alle opportunità di studio e lavoro, difficoltà riconducibili alla mancanza di risorse e alle pratiche discriminatorie poste in essere dal personale delle strutture carcerarie. Ho anche rilevato con preoccupazione le numerose lamentele riguardo la disparità di trattamento da parte di alcuni giudici di sorveglianza nel riesame delle sentenze per la scarcerazione anticipata delle detenute che soddisfano i requisiti per misure alternative al carcere. Inoltre, i problemi che affrontano le detenute con figli minorenni all'interno e/o fuori dal carcere dovrebbero essere presi in esame e, ove possibile, occorre valutare eventuali pene alternative.

Plaudo alle azioni intraprese dal governo per far fronte al tema della violenza contro le donne, anche attraverso la promulgazione di normative come la legge sugli atti persecutori (stalking); l'elaborazione di piani d'azione nazionali sulla violenza contro le donne nonché su donne, pace e sicurezza; un Piano Nazionale per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro e la creazione e l'accorpamento di organismi governativi incaricati della promozione e protezione dei diritti delle donne. Tuttavia, le sfide sono ancora tante: tra queste, la piena ed effettiva partecipazione delle donne al settore del lavoro pubblico e privato e alla sfera politica. Il quadro politico e giuridico frammentario e la limitatezza delle risorse finanziarie per contrastare la violenza sulle donne, infatti, ostacolano un'efficace ottemperanza dell'Italia ai suoi obblighi internazionali. A questo proposito, vorrei ribadire l’opportunità di trovare soluzioni olistiche che consentano di far fronte sia alle necessità individuali delle donne che alle barriere sociali, economiche e culturali che sono una realtà nelle vite di tutte le donne. La presa in carico di tali necessità deve andare di pari passo con un cambiamento sociale per contrastare le cause sistemiche e strutturali delle disuguaglianze e della discriminazione che molto spesso portano alla violenza sulle donne.

Infine, vorrei sottolineare che l'attuale situazione politica ed economica dell’Italia non può essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione e risorse dedicate alla lotta contro tutte le manifestazioni della violenza su donne e bambine in questo paese. Invito quindi tutte le parti coinvolte ad assumersi, in questo momento cruciale, la responsabilità di promuovere i diritti umani per tutti e, cosa più importante, a far sì che il tema della violenza contro le donne rimanga tra le priorità dell'agenda nazionale. Esorto il settore governativo e quello non governativo ad adottare un approccio più coerente e creativo, così da favorire la transizione verso una società politicamente ed economicamente stabile in cui la promozione e la protezione dei diritti umani di tutti gli individui possa diventare un obiettivo centrale in quest'epoca di crisi e cambiamento.

Le conclusioni dettagliate della missione saranno illustrate nel Rapporto che presenterò al Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite nel giugno del 2012."

ENDS



Ms. Rashida Manjoo (South Africa) was appointed Special Rapporteur on Violence against women, its causes and consequences in June 2009 by the UN Human Rights Council, for an initial period of three year. As Special Rapporteur, she is independent from any government or organization and serves in her individual capacity. Ms. Manjoo is also a Professor at the Department of Public Law at the University of Cape Town.



For additional information on the mandate of the Special Rapporteur, please visit:

http://www2.ohchr.org/english/issues/women/rapporteur/index.htm

Check the UN Declaration on the Elimination of Violence against Women:


OHCHR Country Page – Italy

http://ohchr.org/EN/countries/ENACARegion/Pages/ITIndex.aspx

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venerdì 27 gennaio 2012

L'ONU all'Italia: niente tagli anticrisi sulla pelle delle donne

di Luisa Betti
27.01.2012

di Luisa Betti, Antiviolenza


27 gennaio 2012

La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza di genere in missione a Roma per esaminare l'inquietante "caso Italia". La questione della violenza domestica e le raccomandazioni al governo.
Le donne italiane fanno sentire la loro voce: a Roma, Milano, Bologna, Napoli, Catania. Non ce la fanno più a vedersi rappresentate come pin-up col culo per aria, a lavorare di più e guadagnare meno, a sottostare alle prepotenze maschili in casa e fuori casa, a essere considerate delle bambole di carne senza cervello; e hanno dichiarato guerra a chi le discrimina, le violenta, le uccide.

Ieri è stata una giornata intensa per queste donne: perché mentre in diverse città si preparavano fiaccolate in ricordo di Stefania Noce, uccisa dall’ex fidanzato a coltellate il 26 dicembre scorso, e di tutte le donne uccise in questi mesi, Rachida Manjoo, esperta indipendente incaricata dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite per il monitoraggio della violenza contro le donne nel mondo, concludeva la sua visita ufficiale nel nostro paese dando ai giornalisti/e presenti ieri alla Sioi (Società italiana per l'organizzazione internazionale di Roma), un'anteprima del rapporto che presenterà a giugno alla 20a sessione del Consiglio dei Diritti Umani.

Un rapporto che arriva dopo il grande e intenso lavoro della Piattaforma “Lavori in corsa – 30 anni CEDAW”, (Actionaid, Arci, Pangea, Differenza donna, Be Free, Casa internazionale delle donne, Fratelli dell'uomo, Giuristi democratici e Le9) che a luglio ha presentato alle Nazioni Unite a New York il suo “Rapporto ombra” sulla situazione delle donne italiane. Una settimana fa la Piattaforma ha presentato il Rapporto ombra anche a Montecitorio, grazie all’on. Rosa Calipari, portando a Roma Violeta Neubauer, rappresentante Cedaw (Comitato Onu che vigila sull’applicazione della Convenzione internazionale per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne), che ha bacchettato a dovere le istituzioni italiane per la loro inadempienza e il forte ritardo nel rispetto della Convenzione Internazionale ratificata dall’Italia 27 anni fa.

Un lavoro, quello della Piattaforma, fatto da donne italiane che si sono indebitate per far conoscere la nostra situazione e che per la visita di Rashida Manjoo si sono mobilitate, insieme a tutte le associazioni, per far vedere alla relatrice dell’Onu la nostra realtà.

La cosa importante infatti non sono tanto i dati, che più o meno conoscevamo, riguardo la violenza, quanto la portata dell’evento: è la prima volta che una inviata speciale dell’Onu sulla violenza di genere si è dedicata alla situazione italiana, esaminandone gli aspetti più inquietanti e dialogando con le istituzioni, per portare poi il caso al Congresso sui diritti umani di giugno.

Rashida Manjoo si è soffermata su diversi punti, primo tra tutti la violenza domestica che si rivela come “la forma di violenza più pervasiva che continua a colpire le donne italiane”, cioè la più diffusa e la più capillare, presente tra il 70 e l’87% dei casi (i dati non sono mai precisi perché i dati ufficiali, quando ci sono, non coincidono quasi mai con quelli delle associazioni che lavorano sul territorio), in cui le donne “non denunciano e non segnalano” sia perché sono all’interno di un “contesto culturale patriarcale incentrato sulla famiglia” con forte dipendenza economica della donna, sia perché la percezione riguardo alle istituzioni non è quella di uno Stato che protegge le donne, ma al contrario le espone in “un quadro giuridico frammentario con inadeguatezza delle indagini, delle sanzioni e del risarcimento alle vittime, fattori che contribuiscono al muro di silenzio e di invisibilità che circonda questo tema”.

“Sulla violenza domestica – continua Manjoo – è doverosa una sensibilizzazione forte perché questa violenza non viene ancora percepita come un reato e un danno, e viene troppe volte considerata normale all’interno della famiglia. Una cosa che avviene sia nei nuclei italiani che tra le minoranze presenti nel paese e in entrambi i casi le donne non si sentono tutelate né all’interno delle mura domestiche né dallo Stato, in un contesto culturale in cui spesso non si rendono conto di quello che succede perché non ne hanno piena consapevolezza”. Una violenza che anche agli occhi della relatrice dell’Onu non è slegata dal resto perché, afferma, “se nella società e nei media la donna viene rappresentata in maniera riduttiva e viene considerata esclusivamente come oggetto sessuale e come madre, si crea un terreno fertile per discriminazione e violenza di genere”.

Ma cosa fa il nostro governo rispetto a un quadro così chiaro? Rashida Manjoo, durante la conferenza stampa, è rimasta sorpresa di alcuni fatti: il primo, di non aver incontrato donne provenienti dal Nord Africa nei Cie: “Che fine hanno fatto tutte le donne che sono sbarcate in Italia? Alcune le ho incontrate ai centri antiviolenza, altre in carcere, e il resto?”; secondo, di aver appreso che da noi c’è una nuova legge, passata alla Camera ma ancora in sospeso, per cui i bambini possono stare in carcere con le mamme non più fino ai tre ma fino ai sei anni: “Non mi sembra una buona idea, i bambini devono vivere in una casa e andare a scuola, perché non si applicano pene alternative come la detenzione domiciliare?”. Perplessità legittime in un paese civile. Ma l’Italia è civile? Perché in un paese in cui viene ormai uccisa una donna ogni due giorni per motivi di genere (cioè in quanto donna) e per la maggior parte per mano di un partner o di un ex, non c’è un piano efficace di sostegno ai centri antiviolenza, dato che la maggior parte di questi femmicidi si consuma in famiglia ed è preceduta da ripetuti episodi di violenza domestica?

“Nei centri antiviolenza che ho visitato – chiarisce la relatrice speciale dell’Onu - c’è tutto quello che occorre a una donna che subisce violenza: sostegno psicologico, assistenza legale specializzata, accudimento delle donne e dei bambini che sono presenti. Ma il problema è che queste associazioni non sono finanziate in maniera costante soprattutto dagli enti locali e molto lavoro viene fatto a livello volontario. Una situazione che io stessa ho sottolineato al governo italiano perché se la forte competenza di questi centri non viene sostenuta economicamente, tutto il patrimonio di questo lavoro che si è accumulato negli anni rischia di andare perso”.

La piattaforma, insieme all’Associazione nazionale Dire (Donne in rete contro la violenza) ha promosso oggi, a ridosso dela conferenza, un messaggio in cui si chiede alle istituzioni, oltre alla ratifica della Convenzione Europea per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne di Istanbul (vergognoso che l’Italia non l’abbia ancora almeno firmata) e all’applicazione reale della Convenzione internazionale per l'eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne, anche il varo di “una legge che definisca la violenza di genere in tutte le sue forme prendendo atto delle raccomandazioni Cedaw al governo italiano” e “un impegno particolare nell’applicazione della Convenzione internazionale, che coinvolga gli enti locali che dovranno mantenere un costante sostegno economico ai centri antiviolenza italiani”.

Il messaggio al governo italiano sulla “questione femminile” è stato quindi, in questi giorni, chiaro e netto da più parti, e nel caso ci fosse qualche dubbio la stessa relatrice speciale ha precisato che “l’attuale situazione politica ed economica dell'Italia non può essere utilizzata come giustificazione per la diminuzione di attenzione e risorse dedicate alla lotta contro tutte le manifestazioni della violenza su donne e bambine in questo Paese. Le sfide sono ancora tante, e tra queste la piena ed effettiva partecipazione delle donne al lavoro e alla sfera politica”.

domenica 15 gennaio 2012

Oggi ha inizio la visita ufficiale della Relatrice ONU contro la violenza sulle donne in Italia

Nel 2010 Giuristi Democratici, la rete nazionale dei centri antiviolenza DI.RE e la Piattaforma "30 anni di CEDAW: lavori in corsa" hanno invitato in Italia per una serie di conferenze la Relatrice Speciale ONU contro la violenza maschile sulle donne RASHIDA MANJOO.

Da domani, RASHIDA MANJOO inizierà la sua visita ufficiale in Italia, dove toccherà le città di Roma, Milano, Bologna, Napoli.

Qui di seguito il comunicato stampa ufficiale e, tratto dal sito ONU, il significato che assume la sua visita ufficiale.

Violence against women / Italy: UN expert announces first fact-finding mission to the country

GENEVA / ROME – United Nations Special Rapporteur Rashida Manjoo will visit Italy from 15 to 26 January 2012 to gather information on the issue of violence against women in the country. This will be the first visit to Italy by an independent expert charged by the UN Human Rights Council to monitor violence against women, its causes and consequences.

“Violence against women remains a grave and persistent problem in the world today,” said Ms. Manjoo, who is visiting the country at the invitation of the Government. “This mission provides me with a unique opportunity to discuss and report on the impact of policies and programmes adopted by Italy to fight the problem.”

The Special Rapporteur’s mandate on violence against women, its causes and consequences includes violence in the family, violence within the community, violence perpetrated or condoned by the State, and violence in the transnational sphere, including violence against refugee, asylum seeking and migrant women.

The Special Rapporteur will travel to Rome, Milan, Bologna and Naples where she will hold discussions with government authorities and representatives of civil society. Among her areas of focus will be issues relating to violence against migrant women including Roma and Sinti women. The Special Rapporteur will also visit shelters and detention centers, and will meet with individual victims of gender-based violence.

A press conference on the initial findings of the visit will be held at the Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) in Rome on Thursday 26 January 2012 at 13:00pm.

Based on the information obtained during the visit, Ms. Manjoo will present a report with her final findings and recommendations to the 20th session of the Human Rights Council in June 2012.

Ms. Rashida Manjoo (South Africa) was appointed Special Rapporteur on Violence against women, its causes and consequences in June 2009 by the UN Human Rights Council, for an initial period of three year. As Special Rapporteur, she is independent from any government or organization and serves in her individual capacity. Ms. Manjoo is also a Professor at the Department of Public Law at the University of Cape Town.

For additional information on the mandate of the Special Rapporteur, please visit:

Check the UN Declaration on the Elimination of Violence against Women:

OHCHR Country Page – Italy

For press inquiries please contact Fabio Graziosi (Tel: +32 (0)2 788 8469 / email: graziosi@unric.org), Selma Vadala (Tel: +41 (0)79-444-4332 / email: svadala@ohchr.org)

For media inquiries related to other UN independent experts:
Xabier Celaya, UN Human Rights Media Unit (+ 41 22 917 9383 / xcelaya@ohchr.org)

UN Human Rights, follow us on social media:


Mandate holders carry out country visits to investigate the situation of human rights at the national level. Mandate holders typically send a letter to the Government requesting to visit the country, and, if the Government agrees, an invitation to visit is extended. Some countries have issued "standing invitations", which means that they are, in principle, prepared to receive a visit from any special procedures mandate holder.

During such missions, the experts assess the general human rights situation in a given country, as well as the specific institutional, legal, judicial, administrative and de facto situation under their respective mandates. During the country visit the experts will meet with national and local authorities, including members of the judiciary and parliamentarians; members of the national human rights institution, if applicable; non-governmental organizations, civil society organizations and victims of human rights violations; the UN and other inter-governmental agencies; and the press when giving a press-conference at the end of the mission. After their visits, special procedures' mandate-holders submit a mission report to the Human Rights Council including their findings and recommendations.

Mandate holders at times also visit various International Organizations that have cross-cutting themes with the mandates. For example, official visits were made to the World Bank, FAO, World Trade Organization, World Health Organization etc. and reports on recommendations arising from the visits have been issued.

Terms of Reference for Fact-finding missions by Special Procedures
The terms of reference for country visits were adopted at the fourth annual meeting of the special rapporteurs (E/CN.4/1998/45) and are intended to guide Governments in the conduct of the visit. During fact-finding missions, special procedures of the Human Rights Council, as well as of United Nations staff accompanying them, should be given the following guarantees and facilities by the Government that invited them to visit its country:

(a) Freedom of movement in the whole country, including facilitation of transport, in particular to restricted areas;

(b) Freedom of inquiry, in particular as regards:

(i) Access to all prisons, detention centres and places of interrogation;

(ii) Contacts with central and local authorities of all branches of government;

(iii) Contacts with representatives of non-governmental organizations, other private institutions and the media;

(iv) Confidential and unsupervised contact with witnesses and other private persons, including persons deprived of their liberty, considered necessary to fulfil the mandate of the special rapporteur; and

(v) Full access to all documentary material relevant to the mandate;

(c) Assurance by the Government that persons, whether officials or private individuals, who have been in contact with the special rapporteur/representative in relation to the mandate, will not, as a result, suffer threats, harassment or punishment or be subjected to judicial proceedings;

(d) Appropriate security arrangements without, however, restricting the freedom of movement and inquiry referred to above;

(e) Extension of the same guarantees and facilities mentioned above to the appropriate United Nations staff who will assist the special rapporteur before, during and after the visit.

Il Rapporto Ombra sull'implementazione della CEDAW in Italia presentato in Parlamento

La piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni CEDAW"
è lieta di invitarvi alla
presentazione del Rapporto Ombra e delle Raccomandazioni CEDAW 2011
Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne



Martedì 17 gennaio 2012, dalle ore 10.00 alle ore 12.00
Camera dei Deputati - Sala Mappamondo
Entrata di Piazza Montecitorio 1

Verrà presentata e distribuita la sintesi divulgativa del Rapporto Ombra elaborato dalla Piattaforma "Lavori in corsa: 30 anni CEDAW" e delle Raccomandazioni che il Comitato CEDAW ha rivolto all'Italia in occasione della 49° sessione di valutazione tenutasi lo scorso Luglio 2011 presso le Nazioni Unite a New York

PROGRAMMA:

Modera
Tiziana Ferrario, Giornalista Rai

Presentazione del rapporto ombra e delle raccomandazioni CEDAW
Dott.ssa Simona Lanzoni - Fondazione Pangea onlus
Avv.ta Barbara Spinelli - Giuristi democratici
Dott.ssa Rossana Scaricabarozzi - ActionAid-Italia
Avv.ta Concetta Carrano - D.I.R.E. - Donne In Rete contro la violenza

Intervengono
Violeta Neubauer - Membro Comitato ONU CEDAW
On. Rosa Maria Villecco Calipari
On. Barbara Saltamartini
On. Savino Pezzotta
On. Anita Di Giuseppe
On. Benedetto Della Vedova

Conclude
Dott.ssa Alessandra Servidori Consigliera Nazionale di Parità

Per partecipare all’iniziativa è necessario registrarsi, entro e non oltre il 16 Gennaio, presso la segreteria dell’on.
Rosa Villecco Calipari - tel. 06 6760 9343 - mail: villecco_r@camera.it, o all’email: 30YEARSCEDAW@gmail.com

Per accedere nelle sale della Camera dei deputati gli uomini sono tenuti ad indossare giacca e cravatta.

Per info: http://lavorincorsa30annicedaw.blogspot.com

martedì 10 gennaio 2012

Iniziativa a Bologna sugli stereotipi di genere nella comunicazione. 14 gennaio 2012



sabato 14 gennaio
Sala dello Zodiaco Via Zamboni 13 Bologna
ore 14,30

Gabbia di sguardi.
Stereotipi di genere nella comunicazione

Ne parliamo con:


Barbara Spinelli
Avvocata redattrice del Rapporto Ombra CEDAW

Elisa Coco
Comunicattive

Mariangela De Gregorio, Anna Bestetti, Giulia Turrini
Frequenze di Genere

Barbara Servidori, Stefania Prestopino
Associazione Hamelin – collettivo Le Vocianti

Ico Gasparri
Artista Sociale, Fotografo

Ilaria Caprioglio
Avvocata e scrittrice, ex-modella

coordina Valèrie Donati,
collettivo Le Vocianti




martedì 20 settembre 2011

Rapporto ombra CEDAW: intervista a tre voci

Fonte: Style.it
Intervista di Barbara Rivoli

Tutto inizia nel 2006, quando durante gli Stati Generali della Solidarietà e la Cooperazione allo Sviluppo Simona Lanzoni e Claudia Signoretti (entrambe Fondazione Pangea Onlus) creano il gruppo di lavoro Politiche di genere per occuparsi insieme di politiche e pratiche di cooperazione per promuovere i diritti delle donne. Barbara Spinelli (giurista), le "raggiunge" nel 2009, alla Conferenza internazionale sulla violenza sulle donne del G8; dove - ricorda - "eravamo tra le poche rappresentanti della società civile riuscite ad entrare".

Tutte e tre conoscono già le indicazioni del Cedaw, e sanno bene quanto ci sia ancora da fare in Italia perché quella convenzione sia applicata davvero.

Da quella consapevolezza alla piattaforma Lavori in Corsa - 30 anni Cedaw e al Rapporto Ombra (finito anche sul tavolo Onu a New York lo scorso 14 luglio , durante l'incontro fra il Comitato CEDAW e i delegati del nostro governo ndr) il passo è stato breve, ma - come ci raccontano loro stesse - per ottenere che le pari opportunità siano una realtà (e non solo uno strumento di propaganda politica o un contentino) siamo ancora solo all'inizio.

Quando e perché avete deciso di produrre un Rapporto Ombra?
Claudia Signoretti dice: «Quando, leggendo nel dicembre 2009 il VI Rapporto periodico presentato dall'Italia sulle misure adottate per attuare le disposizioni della Convenzione CEDAW, ci siamo rese conto che non rispecchiava quello che avremmo voluto leggere noi donne. Abbiamo capito che serviva un Rapporto Ombra che evidenziasse le mancanze nella promozione dei diritti delle donne nel nostro Paese, e indicasse le aree in cui era necessario un maggiore impegno da parte delle istituzioni».
«Lo scollamento tra la vita reale delle donne e quella che emergeva dal rapporto ufficiale - aggiunge Simona Lanzoni - (tra l'altro scritto solo in inglese e quindi poco fruibile dall'italiano medio, per di più pubblicato solo sul sito della Nazioni Unite) diceva chiaramente che la società civile doveva intervenire, che serviva uno strumento che permettesse - dal punto di vista giuridico e non solo - di capire cosa sono le discriminazioni di genere e quali sono le conseguenze pesantissime che paghiamo ogni giorno noi donne, spesso anche inconsapevolmente, altrimenti con rassegnazione».
«Era un'idea che avevo in testa già dal 2006, - completa Barbara Spinelli - ma si trattava di un lavoro immane di raccolta e analisi di dati; l'incontro con la Piattaforma e l'impegno costante, gratuito e generoso di tutte noi lo ha reso possibile, e dimostra che le donne conoscono i loro diritti e vogliono che lo Stato agisca in conformità alle sue obbligazioni internazionali. Il nostro Rapporto Ombra vuole essere uno strumento di liberazione: solo se si è informate, sia sui nostri diritti sia sulle mancanze dello Stato nel rispettarli, si può lottare per vederli riconosciuti. Molte donne, anche impegnate politicamente, quando parlano di questioni relative alle donne, di discriminazione sul lavoro o di violenza, fanno fatica a declinare i fatti in termini di violazione dei diritti fondamentali delle donne».

Qual è stato il momento più sconfortante durante la vostra ricerca?
Simona Lanzoni: «È stata la percezione del quadro "Italia" d'insieme: decisamente sconfortante e senza futuro, perché le donne sono il motore, sono futuro!».
Claudia Signoretti «Vedere i dati che riguardano l'accesso delle donne al mercato del lavoro, le loro possibilità di carriera, la conciliazione tra lavoro e maternità, i trattamenti pensionistici. Il tasso di donne inattive in Italia è del 48,9%: cioè una donna su due non cerca lavoro. Il tasso di occupazione femminile è del 46%, ma al sud scende 30,6%. Il loro stipendio è circa 22% in meno dei colleghi maschi. Lavoro e maternità sono più inconciliabili che in qualsiasi altro Paese europeo, infatti da noi oltre un quarto delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità. Infine, le donne lavoratrici che maturano una pensione sono una percentuale molto più bassa rispetto ai lavoratori uomini, e comunque la loro pensione resta mediamente più bassa: circa il 30,5% in meno rispetto a quella degli uomini».
Barbara Spinelli «L'assenza di rilevazioni statistiche su molti temi fondamentali è stata una costante che ci ha ostacolato e demoralizzato nella preparazione dell'intero rapporto: per esempio i dati disaggregati regione per regione sull'obiezione di coscienza negli ospedali pubblici. Io abito a Bologna e in quel momento mi sono sentita davvero fortunata rispetto alle mie coetanee lucane. E poi il silenzio che circonda le enormi discriminazioni e violenze subite dalle donne disabili, una vergogna nazionale. Finita la stesura del Rapporto Ombra, mi è parso come se avessimo raccolto la testimonianza di milioni di donne e l'avessimo concentrata in quelle 150 pagine per riconsegnarla a loro ed alle Istituzioni a memoria di quello che era stato e di insieme potremo disegnare un futuro migliore. E' stata una sensazione quasi religiosa. Un momento bellissimo. E noi ci crediamo davvero».

E dopo la presentazione del rapporto?
Simona Lanzoni: «La sensazione di impotenza, perché noi società civile mettiamo grande impegno per migliorare le cose (per le donne ma non solo!) però poi decide chi è al governo. E se chi governa e fa politica non conosce i nostri problemi, non li accoglie né li ascolta, se non si fa promotore di politiche di miglioramento, allora c'è solo il vuoto".
Claudia Signoretti: «Quando, durante la sessione di valutazione che si è tenuta il 14 luglio 2011, molte delle domande poste dai membri del Comitato CEDAW ai rappresentati del nostro governo sono rimaste inevase».
Barbara Spinelli: «Ero veramente furiosa quando, il 14 luglio, il Governo ha presentato alcuni dati mistificandoli totalmente. Personalmente, assistendo numerose vittime di matrimoni forzati e conoscendo i dati relativi al fenomeno, mi sono indignata quando è stato riferito che si tratta di casi rarissimi e che sono peculiari di altre regioni del mondo. Il tentato suicidio di Nura a Bologna, pochi giorni fa, dimostra la disperazione e l'impotenza legata a questi casi di violenza».

Qual è secondo voi la strada ottenere il rispetto delle direttive del Cedaw?
Simona Lanzoni: «Continuare a lavorare come società civile restando unite. Le raccomandazioni Onu sono solo l'inizio di un percorso, ma serve che le istituzioni capiscano che devono acquisire una prospettiva di genere, cosa che migliorerebbe la situazione non solo per le donne, ma per tutti».
Claudia Signoretti: «Crediamo che la società civile possa fornire un contributo strategico importante. Per questo speriamo che questo sia l'inizio di un dialogo costruttivo con le istituzioni per migliorare le politiche di pari opportunità in Italia, e contrastare sul lungo periodo le discriminazioni nei confronti delle donne. Per fare ciò è però indispensabile l'istituzione di un organismo nazionale indipendente per la promozione e protezione dei diritti umani, che preveda, al proprio interno, un monitoraggio continuo sulle politiche di promozione e protezione dei diritti delle donne».
Barbara Spinelli: «Dobbiamo iniziare a guardare alle politiche di pari opportunità attraverso una "lente" dei diritti umani come la CEDAW. Diffonderla tra le attiviste e tra le donne impegnate in politica a livello locale e regionale potrebbe creare una nuova consapevolezza, un nuovo approccio. Se non riusciremo ad instaurare un dialogo costruttivo con le istituzioni anche a livello nazionale, e se i diritti delle donne continueranno ad essere sistematicamente violati, allora sarà necessario percorrere anche la strada giuridica: anche se in Italia sono sconosciuti ed inutilizzati, esistono numerosi strumenti internazionali di diritto umanitario che possono essere attivati».

In tutto questo - di fronte alle direttive disattese, alla discriminazione di genere, alla disinformazione - le donne che ruolo hanno?
Simona Lanzoni: «Le donne sono un fattore di sviluppo nella società che non viene sufficientemente considerata né dai politici italiani né dal governo; avallare politiche che costringono o restringono gli spazi delle donne nella vita politica, economica, sociale e culturale vuol dire togliere loro gli strumenti che servono per esigere l'applicazione dei propri diritti non solo sulla Carta ma nella vita quotidiana».
Claudia Signoretti: «Come in ogni paese, il contributo delle donne è fondamentale per la crescita e il cambiamento della società, per questo crediamo sia importante che venga valorizzato. Il nostro lavoro rifiuta ogni approccio vittimistico da parte delle donne, e non vuole fermarsi alla denuncia. Per dare più forza alle azioni e alle idee delle tante donne che a ogni latitudine cercano di dare delle risposte, ma che spesso hanno scarsa visibilità e scarso riconoscimento, vogliamo rendere quante più persone consapevoli e informate dei propri diritti e di come tutelarli».
Barbara Spinelli: «Un ruolo fondamentale: la rivoluzione parte da noi, dalle idee, dai progetti e dalle relazioni che ogni giorno, anche nel nostro quotidiano, portiamo avanti. L'impegno in prima persona è indispensabile: anche semplicemente non tollerando passivamente atteggiamenti e battute sessiste che pure ci danno fastidio.
Questo però non solleva i maschi dal doversi ripensare nella loro identità, dal rivedere gli stereotipi culturali legati ai ruoli tradizionali né dal dovere di promuovere e riconoscere i diritti delle donne: come ricordato nel Rapporto, le leggi sulle quote rosa non passarono proprio a causa di un'alleanza di voto maschile, trasversale ai partiti».
Esiste un approccio generazionalmente trasversale al problema o a generazioni diverse corrispondono atteggiamenti e aspettative diverse?
Simona Lanzoni: «Questo lavoro è stato un'occasione per moltissime giovani esperte di unire le proprie competenze con l'esperienza delle altre».
Claudia Signoretti: «Finora ha prevalso un approccio generazionale, mentre l'elemento innovativo del nostro gruppo sta proprio nella trasversalità rispetto all'età. Infatti è stata la prima volta la società civile italiana ha presentato un Rapporto Ombra al quale hanno collaborato professioniste, accademiche, attiviste e avvocate di ogni età. E poi hanno aderito organizzazioni della società civile molto diverse tra loro: organizzazioni civiche, religiose, femminili e femministe, rete dei centri antiviolenza, sindacati, organizzazioni di rom e di migranti, di donne lesbiche, di prostitute, di giuriste/i, organizzazioni per la pace, lo sviluppo e la cooperazione internazionale, …»
Barbara Spinelli: «La Piattaforma raccoglie donne di varie generazioni, che da sempre hanno concepito la propria attività come advocacy per i diritti delle donne: un approccio che a noi sembra quello che serve per guidare sia la lobby politica delle donne sia l'attività istituzionale in materia di pari opportunità. Parlare di pari opportunità infatti è deviante: lo Stato ha già l'obbligo di garantire pari accesso e godimento dei diritti fondamentali! L'obiettivo, comunque, è ben chiaro a tutte noi e le aspettative sono condivise: mentre eravamo a New York è stato meraviglioso ricevere centinaia di messaggi di donne di ogni età, amiche e sconosciute, che ci incoraggiavano ad andare avanti e ci ringraziavano per il lavoro fatto. Vuol dire che basta una scintilla, che poi il fuoco si accende».



lunedì 25 luglio 2011

Matrimoni forzati: è violenza sulle donne

MATRIMONI FORZATI: E’ VIOLENZA SULLE DONNE.



BASTA FAR FINTA DI NON VEDERE, LE ISTITUZIONI DEVONO AIUTARE LE RAGAZZE CHE NON VOGLIONO SPOSARSI.

A Bologna Nura ha tentato il suicidio per sfuggire a un matrimonio forzato e alle botte del fratello, che  voleva sapere con chi parlava al telefono, e a chissà a cos’altro.

Nura è solo una delle tante ragazze che ogni anno nelle nostre città, dopo aver frequentato le scuole con i nostri figli, mangiato la pizza con loro, vengono portate a sposare dalla famiglia con perfetti sconosciuti, in Pakistan soprattutto. O con le buone, perché alcune ragazze sono felici del matrimonio, della festa e della tradizione o con le cattive. Documenti sequestrati, botte, minacce, deportazione in Pakistan. Le strade sono due: chiedere aiuto, rischiando la vita, e se non lo si trova, non si sa a chi chiederlo o non se ne ha il coraggio, il suicidio.

La ricerca di Trama di Terre (1) parla chiaro: molti casi rimangono sommersi perché le ragazze non sanno a chi rivolgersi, perché i servizi accettano questa tradizione e non ci vedono niente di male, soprattutto se la ragazza, davanti ai genitori, abbozza un cenno di entusiasmo (e come fare altrimenti, davanti a loro?).

La Ministra per le Pari opportunità Mara Carfagna è intervenuta dicendo che questa "è una nuova, triste storia di mancata integrazione. Una storia che poteva essere risolta molto prima, rivolgendosi alla polizia e sporgendo denuncia".

La denuncia non è mai un passo facile. Non lo è per una donna italiana picchiata dal marito, lo è molto meno per una ragazza pakistana promessa in sposa, spesso con i documenti sequestrati dalla famiglia e controllata a vista dai maschi di casa.

Fare denuncia per rischiare di essere rinchiuse in un CIE o di essere rispedite a casa, dalla famiglia, e uccise, è un’alternativa che alle orecchie di queste ragazze suona peggio del suicidio.

E’ un problema di violenza di genere, patriarcale, e non di mancata integrazione.

E’ un problema di padri che vogliono decidere sulla vita delle figlie, privarle della libertà di scegliere se e con chi sposarsi e dividere la loro vita.

E allora non si può continuare a far finta di non vedere dov’è il vero problema. Come raggiungere queste ragazze, come aiutarle a scappare a famiglie che le minacciano, le intimoriscono, le maltrattano per tenerle sotto il loro controllo.

Già all’ONU, nel corso della sessione di esame sull’attuazione della CEDAW in Italia , il Governo italiano aveva risposto a una domanda del Comitato dicendo che i matrimoni forzati non sono un fenomeno che riguarda l’Italia ma altre parti del mondo, e che i casi sono rarissimi.

Non è vero. I matrimoni forzati sono frequenti e spesso le famiglie restano impunite.

Nel Rapporto Ombra sulla attuazione della CEDAW in Italia (2)  come Piattaforma italiana “Lavori in corsa . 30 anni di CEDAW” (3) abbiamo evidenziato che In Italia non esiste nessuna rilevazione statistica in grado di determinare la diffusione dei matrimoni forzati. L’assenza di indagini su tutto il territorio nazionale comporta l’impossibilità di prevedere misure specifiche per la prevenzione di questo fenomeno, per la protezione delle vittime e per una efficace repressione dei reati connessi a questa pratica.

Le vittime di matrimoni forzati sono molto più vulnerabili rispetto alle altre vittime di violenza domestica: c’è un alto rischio di suicidio, sequestro e riduzione in schiavitù da parte delle famiglie, rimpatrio forzato nel Paese d’origine.

Gli ostacoli nella protezione delle vittime di matrimoni forzati sono numerosi: mancano strutture sui territori a cui chiedere aiuto, numeri amici, case rifugio ad alta sicurezza, ostacoli burocratici e amministrativi legati alla legge sull’immigrazione.

Le vittime di matrimoni forzati infatti non possono godere di un percorso di reinserimento speciale come quello delle vittime di tratta.

E allora, Ministra, è facile parlare di scarsa integrazione.

Ma chi conosce il problema e lavora con queste donne, le professoresse a cui queste ragazze a scuola chiedono aiuto, sanno che parliamo di violenza domestica verso vittime particolarmente vulnerabili.

Questo richiede al più presto un piano di azione nazionale, formazione degli insegnanti e dei servizi sociali, la creazione di case rifugio per vittime ad alto rischio di protezione, indagini statistiche.

Esistono delle Raccomandazioni e Risoluzioni europee che ce lo impongono.

Non facciamo finta di ignorare che servono soldi per la protezione delle vittime di violenza: di quelle accolte dai centri antiviolenza e di quelle che per essere accolte dai centri antiviolenza necessitano una protezione speciale, come le vittime di matrimoni forzati.

C’è Nura, ma per fortuna ci sono sempre più ragazze che chiedono aiuto, e lo trovano. Io ne conosco parecchie di ragazze pakistane che hanno deciso di dire di no, e hanno trovato donne disposte ad aiutarle nella loro scelta. Ma gli ostacoli da affrontare sono numerosi e i fondi per la protezione ed il reinserimento di queste ragazze scarseggiano.

Che il Governo faccia la sua parte, finanziando la creazione di case rifugio e adottando un Piano Nazionale di contrasto ai matrimoni forzati, riconoscendo che si tratta di violenza di genere e come tale va affrontata.

Barbara Spinelli, Giuristi Democratici, autrice di “Femminicidio”, redattrice insieme e per la Piattaforma “30 anni di CEDAW-Lavori in corsa” del Rapporto Ombra sullo stato di attuazione della CEDAW in Italia (2005-2010)





mercoledì 6 luglio 2011

Scheda di sintesi: il rapporto ombra della Piattaforma "Lavori in corsa" sulla implementazione della CEDAW in Italia

SCHEDA DI SINTESI
elaborata dall'avv. Barbara Spinelli
IL RAPPORTO OMBRA SULLA IMPLEMENTAZIONE DELLA CEDAW IN ITALIA
(2005-2011)

Nel Rapporto Ombra sono evidenziate le principali criticità relative alla diffusione e alla applicazione della Convenzione in Italia, al funzionamento del sistema delle pari opportunità, alla rappresentazione delle donne, alla rappresentanza femminile nella vita pubblica e politica, nazionale ed internazionale, alla cittadinanza, alla scuola, al lavoro, alla previdenza sociale, alla salute, allo sfruttamento lavorativo e sessuale delle donne, alla violenza di genere in tutte le sue forme, dai matrimoni forzati al femminicidio.

Il Rapporto pone particolare attenzione alle discriminazioni subite dalle donne disabili, dalle donne private della libertà personale, dalle donne migranti, Rom e Sinte.
Viene altresì evidenziata la doppia discriminazione subita dalle lesbiche e transessuali, sia in ragione del loro orientamento sessuale sia in quanto di sesso femminile.

Il Rapporto Ombra copre il periodo dal 2005 ad oggi.

Il giudizio complessivo nei confronti dell’attività dei Governi che si sono succeduti in questi anni è critico: poco è stato fatto a livello strutturale per combattere gli stereotipi sessisti e i pregiudizi di genere, che “minano alla base la condizione sociale delle donne, costituiscono un impedimento significativo alla attuazione della Convenzione, e sono all’origine della posizione di svantaggio occupata dalle donne in vari settori, compreso il mercato del lavoro e la vita politica e pubblica” (Raccomandazione n. 25/2005 del Comitato CEDAW all’Italia).

La dipendenza economica e politica del Ministero delle Opportunità dal Presidente del Consiglio ha impedito che in questi anni potessero essere adottate riforme in un’ottica di genere, consentendo sempre il prevalere di altri interessi sulla garanzia di un effettivo godimento dei diritti, in concreto, per le donne.

Ad esempio nel 2007 il disegno di legge “organico” Pollastrini contro la violenza di genere diventò un disegno di legge a tutela della famiglia, rinominato Bindi-Mastella-Pollastrini, per non essere poi mai approvato.

E oggi pure prevalgono gli interessi corporativi nella legge che introduce le quote nei C.d.A, e gli interessi dei partiti nella mancata approvazione delle leggi sulle quote rosa in politica.

Il maschilismo diffuso e l’assenza di una definizione di discriminazione di genere e basata  sull’orientamento sessuale, impedisce inoltre l’estensione a donne e LGBTQI della tutela penale  accordata dalla legge Mancino a tutti gli altri soggetti discriminati per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Questo ostracismo politico all’adozione di misure speciali temporanee per promuovere l’uguaglianza sostanziale delle donne e questa avversione al riconoscimento dei diritti basati sul genere e sull’orientamento sessuale, costituiscono gravi violazioni della Convenzione.

Oltre a queste, le principali violazioni dei diritti delle donne sono state riscontrate in materia di rappresentanza politica e pubblica delle donne, per la mancata attuazione dell’art. 51 Cost., che rende necessario, per garantire la presenza delle donne negli organismi politici locali, il ricorso giurisdizionale; nella salute, per il difficile accesso ai dispositivi anticoncezionali; nel lavoro, per l’inadeguatezza delle politiche governative a favorire la conciliazione vita lavoro e per la totale assenza di politiche mirate a garantire l’accesso al lavoro alle donne disabili e detenute; nei rapporti familiari, perché la violenza domestica non viene tenuta in considerazione nella determinazione dell’affido dei figli; nella protezione delle vittime di violenza di genere, per l’ancora insufficiente preparazione professionale specifica degli operatori e per il basso numero di case-rifugio presenti sul territorio e l’inadeguatezza dei fondi stanziati perché possano funzionare; nell’ancora insufficiente attenzione prestata alle situazioni di sfruttamento lavorativo delle donne migranti e al contrasto del fenomeno sommerso ma drammatico dei matrimoni forzati.

Fondazione Pangea Onlus e Giuristi Democratici a New York per difendere i diritti delle donne in Italia e nel mondo

Comunicato Stampa

Il prossimo 14 luglio, a New York, presso le Nazioni Unite, il Comitato per l’applicazione della CEDAW (Convenzione per l'Eliminazione di ogni forma di Discriminazione contro le Donne) esaminerà il VI Rapporto periodico sull'implementazione della Convenzione che il Governo italiano ha presentato nel dicembre 2009. Fondazione Pangea Onlus e Giuristi Democratici saranno presenti come rappresentanti della società civile per la piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW, con un rapporto Ombra, elaborato da diverse organizzazioni per evidenziare all’ONU e all’opinione pubblica l’inadeguatezza, alla luce dei canoni di giudizio stabiliti dalla Convenzione, delle politiche, delle misure e dei finanziamenti volti a garantire le pari opportunità in Italia evidenziando le discriminazioni e gli stereotipi di genere ancora esistenti e lesivi della dignità e dei diritti delle donne.

La CEDAW è considerata il trattato internazionale più completo sui diritti delle donne. La Convenzione, ad oggi è stata adottata da 186 Stati. L'Italia l’ha ratificata nel 1985. E’ composta da un preambolo e 30 articoli che identificano aree specifiche di discriminazione e indicano gli strumenti per eliminarli.

Chiede di rimuovere le discriminazioni e gli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne alla vita pubblica, lavorativa, ai processi decisionali politici, familiari, personali; di contrastare la violenza di genere, di impegnarsi per modificare la diffusa accettazione degli stereotipi associati ai ruoli tradizionali di uomini e donne nella famiglia e nella società, incoraggiando un'immagine paritaria tra uomini e donne.

Ogni quattro anni gli Stati che hanno ratificato la CEDAW devono presentare al Comitato per l'eliminazione delle discriminazioni sulle donne rapporti di valutazione dei progressi fatti nell'implementazione della Convenzione, illustrando le misure intraprese a livello legislativo, politico, amministrativo, culturale, economico e sociale. Contemporaneamente la società civile può formulare un rapporto ombra in cui analizza il rapporto governativo, le violazioni più significative dei diritti sanciti dalla CEDAW e di quelle aree dove l’intervento istituzionale è stato assente o inadeguato con la Convenzione così come formula alcune raccomandazioni per migliorare le politiche e le pratiche per l'adempimento degli obblighi previsti dalla CEDAW. Sulla base delle informazioni ricevute, il Comitato formula le proprie osservazioni conclusive, che contengono una serie di raccomandazioni ai Governi per migliorarne l’applicazione. Gli Stati sono tenuti a considerare le osservazioni che ricevono per orientare il loro lavoro nei cinque anni successivi.

E’ la prima volta che una rappresentanza della società civile femminile italiana elabora e presenta il rapporto ombra al Comitato CEDAW. Pertanto la presenza della società civile sarà di cruciale importanza per suggerire al Comitato raccomandazioni che migliorino la condizione della donna in Italia. Alcuni dei temi scottanti sui quali Fondazione Pangea, Giuristi Democratici e la piattaforma Lavori in Corsa – 30 anni CEDAW si è focalizzata sono il lavoro femminile, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la povertà femminile sempre più in aumento, l’accesso alla sanità e alla salute riproduttiva universale e laica, la violenza maschile sulle donne, la rappresentanza politica.

La scarsa conoscenza di strumenti come la CEDAW da parte dell’opinione pubblica implica che i Governi sentano una pressione limitata per porre in essere le raccomandazioni della CEDAW e non rispettino gli impegni previsti dalla Convenzione. L’Italia negli ultimi cinque anni ne è l’esempio.

La CEDAW è uno strumento fondamentale per l'avanzamento della condizione delle donne in Italia e nel mondo: la sua conoscenza e implementazione non possono aspettare!

Hanno redatto il rapporto Ombra: Fondazione Pangea ONLUS, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCS-ARCI Cultura e Sviluppo, IMED- Istituto per il Mediterraneo, Differenza Donna, Be Free, Fratelli dell’Uomo.

Roma, 5 luglio 2011

martedì 17 maggio 2011

CONVEGNO INTERNAZIONALE SUI MATRIMONI FORZATI


VENERDì 27 MAGGIO 2011

“PER FORZA, NON PER AMORE”

Convegno internazionale sul tema dei matrimoni forzati

Sala "BCC Città e Cultura”
via Emilia 212, Imola (BO)

Il convegno si propone di dare voce alle storie delle giovani donne vittime di matrimoni forzati, facendo emergere con forza la presa di parola politica e di pratiche delle associazioni di donne migranti in Italia ed in altri Paesi, come l’Inghilterra e il Marocco.

A partire dall’esposizione della ricerca condotta dall’Associazione Trama di Terre nel 2009, in collaborazione con la regione Emilia Romagna, vogliamo fornire un quadro complessivo degli strumenti giuridici a disposizione in Italia e all'estero per la prevenzione e la protezione delle vittime.

Particolare attenzione verrà prestata ai casi concreti e alle difficoltà incontrate da chi raccoglie le denunce, accoglie le donne e ne sostiene i percorsi di autonomia per delineare corrette modalità di intervento.



PROGRAMMA DEL CONVEGNO

mattina

9,00: registrazione partecipanti

9,30: saluti delle autorità imolesi

9,45: Le politiche di inclusione dei/delle migranti in Emilia Romagna, Andrea Facchini, Servizio Politiche per l'Accoglienza e l'Integrazione Sociale - Regione Emilia Romagna

10,00: Prima di tutto le libertà femminili. Introduzione e presentazione della giornata, Tiziana Dal Pra - Presidente Associazione Trama di Terre

10,20: Per forza, non per amore. Matrimoni forzati in Emilia Romagna, Daniela Danna, ricercatrice, Università degli Studi di Milano

11,00: Contratto matrimoniale e scioglimento del vincolo nuziale nelle legislazioni marocchina e pakistana, Avv. Lorenzo Ascanio, Docente di Dirittto e Civiltà Islamica - Università degli Studi di Macerata

11,40: La tutela delle donne vittime di matrimoni forzati in Italia: il quadro giuridico, Barbara Spinelli (Avvocata, autrice di “Femminicidio”)

12,10: interventi dal pubblico

13,00: pausa pranzo

pomeriggio

14,30: Forced Marriage and Honour Crimes in the UK : l'esperienza delle organizzazioni delle donne di minoranza e la risposta dello stato, Meena Patel e Hannana Siddiqui (Southall Black Sisters, London, UK)

15,15: I matrimoni precoci in Marocco e le lotte delle associazioni femminili, anche alla luce del nuovo codice di famiglia, Mina Tafnout (Asociation Democratique des Femmes du Maroc, Rabat, Marocco)

15,40: I matrimoni precoci nel contesto rurale delle zone di Beni Mellal, Khouribga, Oued Zem e l'influenza sulle donne marocchine immigrate in Italia, Touria Tanani (associazione INSAT, Beni Mellal, Marocco)

16,00: interventi dal pubblico

16,30: Tavola rotonda: La scuola, la politica, il sociale e le pratiche femminili si confrontano a partire dai casi

Coordina: Tiziana Dal Pra (Presidente Associazione Trama di Terre)

Ne discutono: Barbara Spinelli (avvocata)

Raul Daoli (Sindaco del Comune di Novellara)

Paola Berni (Responsabile Settore Sociale Comune di Guastalla)


ISCRIVITI QUI


IL GIORNO SUCCESSIVO:



Quanto influiscono religione e tradizione nella piena attuazione dei diritti delle donne?
Esperienze di associazioni femminili laiche a contatto con pratiche religiose e tradizionali nei loro paesi

invito a seminario 28 maggio 2011

seminario di approfondimento rivolto a:
operatrici e operatori della Rete dei Centri Interculturali,
operatrici e operatori di centri antiviolenza e di comunità di accoglienza per donne e minori;
assistenti sociali;
realtà del terzo settore.

Temi trattati:

◦come le identità religiose o culturali rigidamente definite abbiano conseguenze limitanti per la libertà di scelta e di autodeterminazione delle donne;

◦strategie da adottare per la tutela e l’applicazione dei diritti delle donne in situazioni di conflitto dettate da tradizioni culturali e religiose discriminanti;

◦l’esperienza di lobbing delle associazioni di donne di minoranza nella creazione della legge inglese di contrasto ai matrimoni forzati e ai crimini d’onore;

◦dopo la stagione delle lotte per la riforma del codice di famiglia, mobilitazioni della società civile marocchina e delle associazioni delle donne per superare gli ostacoli alla sua applicazione e per la riforma del codice penale;

Formatrici:

◦Meena Patel (Southall Black Sisters - Londra - UK)

◦Hannana Siddiqui (Southall Black Sisters - Londra - UK)

◦Mina Tafnout (Association Democratique des Femmes du Maroc - Rabat - Marocco)

◦Touria Tanani (Associazione INSAT, pour femmes victimes des violence et mères célibataires - Beni Mellal - Marocco)

◦Tiziana Dal Pra (Associazione Trama di Terre)

la partecipazione al seminario è gratuita. E' previsto un numero massimo di 40 partecipanti, alle/ai quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. E' necessaria l'iscrizione da effettuarsi tramite questo sito entro il 23 maggio.

ISCRIVITI QUI
Per informazioni: 0542 28912; info@tramaditerre.org

Il seminario è finanziato dalla Regione Emilia Romagna all'interno del progetto della Rete Regionale dei Centri Interculturali: "Centri interculturali, pratiche culturali, puralismo religioso e rispetto della laicità"

Il seminario si svolgerà presso il Centro Interculturale delle donne di Trama di Terre
 via Aldrovandi 31, Imola (Bo) -








lunedì 7 marzo 2011

08.03.2011: a Fahrenheit si parla di CEDAW

I Cento anni dell'Otto Marzo a Fahrenheit.

Con Marisa Ombra, staffetta partigiana, e Alessandra Gissi, storica, per raccontare più di cento anni di lotta politica delle donne. Con Barbara Spinelli per parlare della CEDAW, la Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, e Giulia Selmi esperta di Pedagogia della differenza di genere per parlare di quanta storia c'è ancora da fare. Con Elena Sisti e Beatrice Costa, per parlare di donne che reggono il mondo e con le scrittrici Michela Murgia, Maria Pia Veladiano e Caterina Cavina per parlare di donne che il mondo lo raccontano.







STEERING ITALY AWAY FROM SHOWGIRLS

Articolo di Loredana Lipperini

New York Times, 7 marzo 2011


STEERING ITALY AWAY FROM SHOWGIRLS

ROME — Whoever asks how it is possible that so many young Italian women set their sights only on beauty may not be aware that for the past 15 years this has been the primary requisite of Italian girls. “Be beautiful” has been repeated to an entire generation by cartoon heroines; illustrated books explain to 4-year-olds how mascara is applied; and magazines for 12-year-olds give advice on oral sex.

Ten years ago, the 8-year-old contemporaries of Ruby Heart-Stealer — the 18-year-old Moroccan nightclub dancer at the center of the sex scandal involving Italian Prime Minister Silvio Berlusconi — were playing with dolls with the same names, looks and beauty kits as the veline, or showgirls, of “Striscia la notizia,” an Italian television program. The showgirls were and still are a model for thousands of young Italian girls.

These girls have been shaped by adult television, where women squat like animals under tables, are thrown seminaked under a shower or display their buttocks while climbing a ladder, all while television cameras zoom in on the lustful faces of male spectators. According to a study by Doxa, a market research firm, in 2008, “Striscia la notizia” ranked No. 2 out of the best-known programs for Italian children ages 5 to 13.

At the start of her career, Sara Tommasi, one of the showgirls involved in the scandal, declared, “My body is my business.” Yet, like many of the aspiring veline, she had just graduated with a degree in economics with excellent grades. The phenomenon is distressing, but understandable in a country where, even though more women than men have university degrees, only one in two women is employed and women face a greater risk of living in poverty than men; where equal pay does not exist; and where males outnumber women on news programs by three to one. In a culture that stresses family, women are expected to be caregivers and housewives, and often face discrimination in the workplace.

Italy’s women fare poorly even when compared to those in less developed countries. The World Economic Forum’s 2010 Gender Gap index put Italy in 74th place, behind the Philippines, Mozambique, Venezuela, Chile and Bulgaria. And Italy trails badly when it comes to shelters for abused women, with only one-tenth as many as the average in other European countries.

These shortfalls are part of life in a country where women’s issues are rarely taken seriously, especially in male-dominated politics. Few are aware that Italy ratified the Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination Against Women in 1985. Based on that treaty, efforts should have been made to ensure that discriminatory practices were curtailed, but Italy has done little on that front.

Change should start with the media. The images of women that dominate in advertising and other media are highly objectionable and there are no regulations that promote decency or prohibit highly sexualized advertising campaigns. A solar panel company was able to advertise with images of a nude woman on billboards with the slogan: “Mount me at zero cost.” A bottle of liqueur and a dark-skinned woman appeared in an advertisement below the slogan “Fatti la cubana,” (“Do the Cuban”) which is a play on words for a more vulgar expression.

But change is coming. The Internet may now be what shapes Italian women rather than television’s showgirls. It has become a resource for them, a place to explore their self-esteem and get more positive information. The week before the demonstrations against Berlusconi on February 13, hundreds of girls changed their Facebook avatars to images of important women in history: Hypatia, Rita Levi-Montalcini, Rosa Parks, Tina Modotti and Virginia Woolf. This was not just simple “click activism.”

Female Italian students are demanding equal opportunity in the work force and in imagery. In Piazza del Popolo in Rome, where thousands of women protested against a country that does not represent them, young women called for more diverse female television role models, not just fashion dolls. Prior to this, young female bloggers organized mail bombings at television stations that showed programs and commercials they considered offensive. Through fan fiction spread online, girls are creating new female role models, where heroines are not silent beauties.

The signs are hopeful, but more is needed, like laws guaranteeing female presence in leadership roles, especially in media, where insulting portrayal of women are firmly in the hands of men.

(Loredana Lipperini is a journalist, blogger and author of “Ancora dalla parte delle bambine” (“More from The Girls”) and “Non è un paese per vecchie” (“Not a Country for Old Women”).)



giovedì 27 gennaio 2011

L'attuazione della CEDAW in Italia

di Barbara Spinelli

Se le discriminazioni basate sul genere e sull'orientamento sessuale persistono, è soprattutto perchè le Istituzioni hanno posto in essere azioni inefficaci e/o insufficienti per decostruire quegli stereotipi sul ruolo della donna che stanno alla base di ogni violenza e discriminazione, di ogni esclusione sociale delle donne.
Oggi più che mai noi donne italiane possiamo  affermare che se le discriminazioni basate sul genere e sull'orientamento sessuale sembrano acuirsi, è anche perchè esse vengono riproposte direttamente (con pensieri, parole opere e omissioni, verrebbe  sacrilegamente da afffermare) anche da coloro che, rappresentando le Istituzioni, dovrebbero invece adoperarsi per contrastarle.
L'Italia ha ratificato la CEDAW il 10.06.1985 e aderito al Protocollo Opzionale il 29.10.2002.
Gli Stati che hanno ratificato la CEDAW e le altre carte regionali a tutela dei diritti delle donne, si sono assunti un obbligo ben preciso: adoperarsi affinché le donne abbiano cittadinanza, ovvero affinché possano in concreto godere dei loro diritti fondamentali. Il che implica per lo Stato l’obbligo di attivarsi per rimuovere le situazioni discriminatorie non solo attraverso modifiche normative ma anche e soprattutto promuovendo un cambiamento culturale, riconoscendo che la libertà di scelta della donna, la sua integrità psico-fisica, sono valori assoluti, che vanno riconosciuti senza lasciar spazio a compromessi di tipo morale o religioso.
Per la sua specificità di genere, la CEDAW costituisce anche un importante strumento di lobby per richiamare le Istituzioni, nazionali e locali, ad una corretta gestione delle risorse riservate alle politiche di pari opportunità, e per verificare che gli obbiettivi delle politiche e delle riforme normative in materia di pari opportunità rispondano alle linee guida indicate periodicamente dal Comitato per l’applicazione della CEDAW.
Nel 2005, il Comitato per l'attuazione della CEDAW formulava queste raccomandazioni all'Italia: http://files.giuristidemocratici.it/giuristi/Zfiles/ggdd_20061122082612.pdf
Il Governo non le tradusse, nè le diffuse. Io per prima, insieme ai Giuristi Democratici, iniziai a denunciare questa grave inadempienza, grazie alla quale era possibile che le politiche in materia di pari opportunità nazionali continuassero a seguire traiettorie ed obiettivi assai lontani dalle priorità indicate dalla CEDAW.
Oggi, nel 2010, dopo che tale inadempienza è stata denunciata sia mediante una interrogazione parlamentare, sia all'ONU, la lista delle raccomandazioni è stata finalmente  pubblicata qui:
Nel dicembre 2010  il Governo italiano ha presentato il Rapporto periodico sulle azioni compiute per attuare la Convenzione. Ancora una volta, nè il rapporto è stato presentato pubblicamente, nè tantomeno è stato tradotto.
Qui trovate la versione ufficiale in inglese: http://www.scribd.com/doc/47717741/6rapportoItaliasullaCEDAW
Qui trovate una traduzione volontaria di Padovadonne: http://www.padovadonne.it/category/politica/cedaw/
Un nutrito gruppo di giovani attiviste riunite nella piattaforma  "Lavori in corsa" ( http://www.womenin.net/web/cedaw/ ) sta consultando la società civile per compilare un Rapporto ombra che metta in luce le violaizoni più significative dei diritti sanciti dalla Cedaw, e quelle aree dove l'intervento istituzionale è stato assente o contrastante con la Convenzione.
In via preliminare al Rapporto ombra, la piattaforma ha presentato una lista di temi critici sui quali focalizzare l'attenzione del Comitato.
Sulla scorta di queste segnalazioni, il Comitato ha posto al Governo alcuni chiarimenti riguardo ad aspetti più specifici. Le domande poste dal Comitato al Governo le trovate qui: http://www.scribd.com/doc/47718035/CEDAW-Committee-List-of-issues-and-questions-with-regard-to-the-consideration-of-sixth-periodic-report-of-Italy
A luglio, nella sessione 49ma, il Comitato CEDAW, presa visione del Rapporto Ombra che verrà consegnato dalla piattaforma italiana, e sentito il Governo, formulerà le sue Raccomandazioni finali all'Italia, che costituiranno (dovrebbero costituire!) le linee guida per le politiche di pari opportunità dei prossimi 4 anni.